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La Primavera araba due anni dopo: è ancora donna? A Roma le voci delle protagoniste

primavera romaSilvia Costa (PD/S&D) e lo IED (Institute of European Democrats) promuovono una giornata dedicata alle testimonianze delle protagoniste della Primavera Araba, in vista del voto della Relazione Costa sulla situazione delle donne in Nord Africa, che apre la prossima sessione plenaria di Strasburgo. L’europarlamentare: “Non esiste una vera democrazia che non tenga conto di metà della popolazione”.

 

Roma, 7 marzo 2013 – Le abbiamo viste gremire le piazze, mettersi alla guida delle rivolte, rendersi interpreti del cambiamento. A due anni dall’esplosione della Primavera Araba, che spazio hanno conquistato davvero le donne nelle società nordafricane? Collocate ai margini da vecchi e nuovi fondamentalismi o protagoniste della transizione democratica? Progresso o ritorno al passato?

Nella vigilia della Giornata Internazionale della Donna, è questa la riflessione condivisa oggi alle 16.30, nella Sala della Crociera (via del Collegio Romano 27), a Roma. Iniziativa voluta da Silvia Costa, europarlamentare PD e membro della Commissione FEMM, che incontra Sarah Sirgany – Egitto, giornalista (CNN, Al-Akhbar English, Al-Monitor, Daily News Egypt) Sihem Bensedrine - Tunisia, giornalista, attivista Diritti Umani, Sally Toma - Egitto, membro della comunità Copta, psichiatra, esperta in riabilitazione vittime di violenza e tortura, attivista: tre testimoni dirette della trasformazioni in atto nei loro paesi e in tutta l’area. Intervengono la parlamentare PD Flavia Nardelli, la giornalista Paola Caridi e la ricercatrice Renata Pepicelli.

L’incontro precede di una settimana la discussione e il voto della Relazione Costa sulla situazione delle donne in Nord Africa (Egitto, Tunisia, Marocco, Libia)  – già approvata il 19 febbraio a larghissima maggioranza in Commissione FEMM – che aprirà la prossima sessione plenaria del Parlamento Europeo, a testimonianza della volontà del Parlamento Europeo di sostenere e promuovere il ruolo  delle donne nella fase politica aperta dalla Primavera Araba. Fase ancora oggi problematica, come evidenzia la stessa Relazione: in Egitto, Marocco, Tunisia e Libia il processo è ancora in corso e presenta evoluzioni ed involuzioni, progressi e battute d’arresto.

«L’UE ha un ruolo da svolgere attraverso la sua politica di vicinato rivista. Sostenendo la costruzione di regimi democratici e lo sviluppo soci-oeconomico – dichiara Silvia Costal’Unione può essere decisiva per aiutare i suoi vicini meridionali a raggiungere ciò che i sollevamenti popolari chiedevano: più democrazia, più libertà e più giustizia. L’uguaglianza di genere e i diritti delle donne devono pertanto essere una priorità assoluta e i progressi in questo devono essere esaminati al momento della valutazione degli impegni dei partner, nell’ambito dell’approccio “more for more”».

Il Rapporto chiede infatti all’Unione Europea un forte rilancio del Partenariato euromediterraneo. Si tratta del primo pronunciamento specifico con il quale il Parlamento Europeo evidenzia, attraverso gli elementi in comune e le specificità di ciascun Paese, il ruolo attivo delle donne nelle proteste rivoluzionarie, il loro impegno a sostegno della transizione politica e democratica e la necessità della partecipazione delle parlamentari elette alla stesura delle nuove costituzioni affinché siano pienamente riconosciuti i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere.

«Alle autorità dei paesi interessati – precisa Silvia Costa chiediamo di inserire nelle costituzioni in modo inequivoco il riconoscimento dei diritti politici, economici e sociali delle donne, il divieto di qualsiasi forma di discriminazione, nonché di garantire l’uguaglianza di genere nei codici penali e nel sistema di sicurezza sociale, introducendo o riformando le leggi esistenti sul matrimonio, la custodia dei figli, il divorzio, la nazionalità, l’eredità, la capacità giuridica e la remunerazione lavorativa al fine di consolidare meccanismi nazionali di tutela dello status e dei diritti delle donne».

Prosegue Costa: «Le donne e le organizzazioni delle donne devono essere coinvolte nel processo negoziale con le autorità al momento della definizione delle priorità e dei programmi nel quadro dello strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI). La stessa relazione – afferma l’eurodeputata – è il risultato di un lavoro basato su un’audizione pubblica, una delegazione in Tunisia e intense e continue consultazioni con donne elette nei quattro paesi, esperti e ONG operanti nei territori».

«Quando svolge le sue azioni – conclude Silvia Costa –  l’UE non deve dimenticare che non esiste una vera democrazia che non tenga conto di metà della popolazione».

 

 

 

 

 

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