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Istat, PD: “Penalizzati donne, giovani e Sud del Paese”

La fotografia dell’Italia che ci restituiscono oggi i dati dell’Istat conferma quali devono essere le priorità di intervento per cambiare passo, per puntare alla ripresa economica e al rilancio dell’Italia. Sono necessari, non più procrastinabili, misure per le donne, per i giovani, per il Sud di questo Paese.

“L’Istat – ha commentato Anna Finocchiaro Presidente del Gruppo del PD al Senato.- certifica che, mentre negli ultimi 20 anni il tasso di scolarità si è innalzato proprio grazie al contributo femminile, purtroppo le donne restano discriminate sia nel mondo del lavoro che in famiglia. Sulle donne gravano i maggiori carichi famigliari e i più elevati livelli di disoccupazione e in questo l’Italia resta il fanalino di coda dell’Europa. Di più, a questo si associano i dati sulla natalità, sulla povertà e sulla situazione delle ragazze e dei ragazzi. Si conferma che l’Italia non è un Paese per giovani e per donne, specie al Sud”.

In fondo alle classifiche europee per come considera e valorizza donne e giovani: è questo il quadro che emerge dai dati Istat resi noti oggi ed è la triste conferma di quello che già da qualche anno conosciamo bene. Un Paese dove chi vuole entrare nel mondo del lavoro fatica e se è dentro, proprio perché più indifeso, ne esce al primo battito di crisi. E le donne hanno pagato cara la crisi e le misure di risanamento“. E’ il commento di Roberta Agostini, Coordinatrice della Conferenza nazionale delle donne democratiche e membro della Segreteria Nazionale del PD.

“Noi insistiamo da tempo nel dire che un Paese che non investe su giovani e donne è un paese bloccato e fermo e che solo politiche di investimento e di sostegno al lavoro possono invertire una tendenza regressiva per l’intera comunità. Il lavoro delle donne – ha spiegato Agostini – chiama in causa la necessità di una visione integrata della vita sociale, familiare, produttiva e riproduttiva. Richiede riforme profonde sia sul terreno del mercato del lavoro, sia in materia di welfare: riduzione della giungla di tipologie contrattuali precarie, potenziamento dei servizi per l’impiego, misure finalizzate a sostenere il reddito delle lavoratrici o ad incentivare l’imprenditoria femminile”.

Agostini ha evidenziato quelli che dovrebbero essere “i cardini della crescita di un Paese: la tutela universale della maternità, a prescindere dalla tipologia contrattuale, e l’estensione dei servizi per l’infanzia, diritti fondamentali che rappresentano anche leve di crescita del Paese”.

Per questo il PD chiede al governo di farsi promotore di misure efficaci. “Nel provvedimento di riforma del mercato del lavoro all’esame del Senato, sono contenute alcune ma ancora insufficienti novità. E’ ora urgente una strategia politica e provvedimenti incisivi – ha concluso Agostini – per invertire la rotta descritta dai dati Istat”.

“Anche il Sud del Paese necessita un’inversione di rotta”, ha aggiunto la deputata del PD Luisa Bossa, a commento dei dati dell’ultimo rapporto Istat.

“Leggere che il meridione è alla deriva – ha proseguito la deputata napoletana – fa male. L’analisi, ovviamente, è incontestabile. Ma quei numeri sono una ferita aperta. Siamo chiamati in causa tutti, ciascuno per la sua parte. Il cambiamento parte da un’autocritica profonda e collettiva. Ma non si può non guardare alla responsabilità dei gruppi dirigenti. Per anni, il Governo Berlusconi ha spostato l’asse degli interventi da Sud a Nord, cancellando di fatto la questione meridionale e ribaltandola, con un assurdo paradosso, nella questione settentrionale. Invece, numeri e cifre, ci ricordano che esiste una drammatica condizione di sviluppo diseguale, che richiede politiche di segno diverso”.

L’appello di Bossa va anche al Governo Monti. “Il decreto per sbloccare quote di pagamento della Pubblica amministrazione verso le imprese non può escludere una regione come la Campania, solo perché esiste un Piano di rientro dal disavanzo. Con questo principio, si decide di aggravare ancora di più la situazione. La logica vorrebbe, invece, il contrario, e cioè che ci concentrassero risorse maggiore dove maggiori sono i problemi”.

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