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Investire sui giovani per la crescita e per aiutare l’economia

Pongo alla vostra attenzione un interessante articolo pubblicato sul sito www.associazione-teorema.it e firmato da Fabio Millicone. (S.C.)

Il rapporto Ocse sul lavoro pubblicato a Settembre non è incoraggiante per i giovani in Italia. Salari bassi, pochi ammortizzatori sociali e un’alta disoccupazione giovanile. Questo è il quadro dell’Italia che emerge dal Rapporto Ocse 2010 sul lavoro.

Nel nostro paese i giovani senza lavoro erano l’anno scorso il 27% del totale, un 7% in più di quattro anni fa, quando la crisi non era ancora cominciata e un livello di 11 punti superiore rispetto alla media ponderata dei membri dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo. In aumento anche il numero di precari che sono quasi il 45% del totale,una conferma del trend degli ultimi anni dove la crescita è stata piccola ma costante.
La disoccupazione non è pero solo un problema dei giovani e né solo dell’Italia. Nel complesso dei paesi Ocse ci sono 44 milioni di disoccupati,13 milioni in più del periodo pre–crisi.

E sul futuro dell’Italia l’Osce non è rassicurante. «Il recente rallentamento della ripresa economica nell’area euro– spiegano da Parigi – suggerisce che la disoccupazione italiana rimarrà al di sopra dei livelli precedenti alla crisi per un certo tempo»

La Commissione europea inoltre  individua nella categoria dei giovani un “soggetto vulnerabile” e sollecita la revisione delle politiche specifiche, raccomandando in particolare di rivedere quelle relative alla transizione scuola-lavoro. Anche l’Employment Committee (Emco) ha definito la disoccupazione giovanile una questione di importanza crescente all’interno delle problematiche occupazionali europee, valutando che le misure specifiche adottate da molti paesi membri abbiano prodotto progressi limitati e concentrati solo in alcune aree geografiche.

Il tasso di disoccupazione giovanile si ottiene come rapporto percentuale tra le persone in cerca di occupazione in età 15-24 anni e le forze di lavoro della corrispondente classe di età.

Nel 2008 tutte le regioni del Mezzogiorno presentano tassi di disoccupazione giovanile di molto superiori a quello medio nazionale, a eccezione dell’Abruzzo (19,7). Valori superiori alla media nazionale si registrano anche in Liguria e nel Lazio. Per contro, le regioni dove i tassi risultano meno elevati sono quelle del Nord-est (10,7 per cento) e del Nord-ovest (13,9 per cento).

Nel corso del decennio 1999-2008 il calo più marcato del tasso di disoccupazione giovanile (nell’ordine dei 14-16 punti percentuali) ha interessato la Campania, l’Abruzzo, la Basilicata, la Calabria e la Sicilia. Le variazioni meno consistenti sono rilevate in prevalenza nelle regioni del Nord-est, che già a inizio periodo facevano registrare tassi molto inferiori a quello medio nazionale; particolarmente contenuta la riduzione in Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e in Sardegna, dove però quasi il 37 per cento dei giovani è in cerca di occupazione.

 

Secondo l’ultimo studio di Confartigianato (elaborato a settembre 2011) su 100 ragazzi italiani sotto i 35 anni, 16 non hanno un’occupazione. Una proporzione già di per sé preoccupante, che sale addirittura a 25 su 100 al Sud, e che tocca il suo picco massimo in Sicilia, dove la disoccupazione giovanile riguarda ben 28 ragazzi e ragazze su 100. Ancora peggio le condizioni degli under 24: più di 3 su 10 non hanno un lavoro.

I sintetici dati appena espressi contribuiscono a fotografare un’Italia davvero disastrata sul fronte occupazionale. Tant’è vero che il numero di giovani senza lavoro  permette al Paese di potersi eleggere quale la prima economia europea per quanto concerne i giovani privi di occupazione.

L’istat ha in questi ultimi giorni evidenziato come non ci sono solo i disoccupati. Accanto ai 2.102.000 (ultimi  dati) senza lavoro c’è un esercito di 2 milioni764.000 di “inattivi”, persone spesso segnate dallo scoraggiamento, che hanno smesso di cercare un impiego perchè convinte di non poterlo trovare perchè “troppo giovani o troppo vecchie” o perchè “non hanno le professionalità richieste” o più semplicemente “perchè ritengono non esistano occasioni di impiego nel mercato del lavoro locale”. Costituiscono l’11,1% delle forze di  lavoro, un fenomeno tre volte più elevato della media europea (3,5%). L’Istat per la prima volta , sulla base di un accordo con l’Eurostat, censisce in dettaglio i “disoccupati ombra” come daltronde la stessa Banca d’Italia già un anno fa parlava di un “tasso di sottoutilizzo” ben più ampio del tasso di disoccupazione ufficiale che includeva cassaintegratie scoraggiati.

La stessa Bankitalia che il 16 novembre nel rapporto sull’economia del Lazio rendi noto un dato allarmante per la nostra Regione “un giovane su cinque non studia e non lavora”. Il dato è in linea con quello delle regioni del centro Italia e sfiora il 20% (nel 2007 era il 15%!!) dice il Rettore della terza Università Guido Fabiani “Negli Atenei del Lazio ogni anno si laureano 35mila ragazzi: cosa faranno? Dove andranno? Le incertezze per il loro futuro sono la nostra angoscia più grande”

 

Come evidente, la situazione è degenerata nel corso degli ultimi anni. Complice è la grande e lunga crisi economico finanziaria, che avrebbe bruciato circa 926 mila posti di lavoro, andando a toccare in maniera significativa la già scarsa popolazione giovane lavorativa, soprattutto nel Centro e nel Sud Italia.

E’ chiaro che in questa situazione per i giovani il lavoro dipendente sarà sempre più un miraggio e anche il welfare si ridurrà ulteriormente (basta pensare al tema delle pensioni). Però abbiamo un sistema industriale che è ancora vivo e attivo, insieme ad una serie di realtà legate all’innovazione alle nuove professioni, alla cultura al turismo che rendono per esempio la Regione Lazio sicuramente una realtà positiva per realizzare ed aprire una impresa. Sarebbe certamente una strada virtuosa quella di incentivare l’ingresso di nuovi imprenditori con agevolazioni davvero importanti. Novità a costo zero!. Se vuoi puoi aprire una srl / cooperativa con un euro, per 5 anni non paghi tasse ti premio se assumi qualcuno nel corso degli anni con sgravi importanti sulle contribuzioni e se apri un attività in settori strategici, quali le biotecnologie, nanotecnologie, robotica, energia rinnovabile, internet, software, nuovi materiali, chimica atc, ti premio con degli incentivi sugli investimenti, e ti facilito l’accesso al credito..

Ed invece aprire una attività non è è semplice!

Molti sono gli ostacoli. Pesantezza degli adempimenti burocratici, peso della tassazione, difficoltà nell’accedere al credito.

Secondo un recente rapporto curato dalla Banca Mondiale, l’Italia è all’ottantesimo posto per quanto riguarda la facilità di fare impresa. Si tratta veramente di un risultato di una gravità impressionante. Tutti i paesi dell’Europa occidentale, gran parte dei paesi americani e asiatici, ma anche quasi tutti i paesi dell’Europa orientale hanno un sistema di regole, tassazione, infrastrutture materiali e immateriali, che consentono una facilità dell’attività privata maggiore che da noi. Questo spiega benissimo perchè la famosa crescita così tanto invocata stenta ad arrivare! Senza una sana, remunerativa e creativa attività privata l’economia non può crescere.

Eppure la nostra Costituzione all’art. 41 comma 1 è chiara! Recita “La Costituzione dell Repubblica italiana riconosce la libertà dell’iniziativa economica privata” . La Costituzione italiana riconosce il diritto di ogni cittadino ad intraprendere un’attività economica, in parole povere riconosce il diritto di diventare imprenditore. Ciò si scontra però con il fatto che l’attività di impresa è legata a una serie di norme civili e penali, nonché fiscali e burocratiche che ne limitano la libertà in un modo tale da renderla indigesta a chiunque desideri fare impresa sopratutto giovani.

Una possibilità di crescita è quella di creare le condizioni per nuovi processi imprenditoriali, nuove imprese in settori innovativi e mercati ad alte prospettive di crescita. Processi innovativi ed imprenditoriali che richiedono però anche un cambio di mentalità a partire dal sistema dell’istruzione. Il nostro purtroppo è un Paese non attrezzato per trasmettere una vera cultura imprenditoriale. Basta verificare come uno strumento come  venture capital, ormai apprezzato e utilizzato a livello internazionale, non sia ancora utilizzato e supportato come dovuto.

Molti Paesi si stanno accorgendo dell’importanza della nuova imprenditoria come mezzo, non solo per rinnovare il tessuto economico e produttivo, ma anche per generare nuova occupazione. In Francia per esempio , vi sono due programmi pubblici nazionali volti ad aumentare la cultura e le competenze imprenditoriali tra i giovani: il programma Enterprises Cadettes, che si basa sulla cooperazione tra imprese locali e banche e il programma Graines d’Entrepreneurs, che viene realizzato attraverso una partnership tra governi regionali e il sistema delle camere di commercio e dell’industria. Programmi analoghi sono stati realizzati  negli Stati Uniti, in Canada . In altri casi si adottano agevolazioni fiscali e prestiti agevolati. L’unico caso in Italia la legge 95/95 non ha portato i frutti sperati per mancanza di controlli e trasparenza.

Tra le ultime manovre del governo italiano per incentivare le nuove imprese c’è quella che tende ad agevolare i parametri fiscali per i giovani imprenditori.

La Manovra economica (D.L. 98/2011) ha introdotto all’articolo 27 un regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile.

Il regime è stato reso più vantaggioso attraverso l’introduzione di un’aliquota sostitutiva ridotta, fissata nel 5% (in luogo del 20% come previsto al comma 105 dell’art. 1 della Legge Finanziaria 2008).

L’agevolazione si applica a decorrere dal 2012 per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i quattro successivi, esclusivamente per coloro che avviano un’attività d’impresa, d’arte o professione, ovvero per coloro che svolgono già attività d’impresa, purché avviata dopo il 31 dicembre 2007.

 

Il testo dell’art. 27
Art. 27 Regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità

1. Per favorire la costituzione di nuove imprese da parte di giovani ovvero di coloro che perdono il lavoro e, inoltre, per favorire la costituzione di nuove imprese, gli attuali regimi forfettari sono riformati e concentrati in funzione di questi obiettivi. Conseguentemente, a partire dal 1° gennaio 2012, il regime di cui all’articolo 1, commi da 96 a 117 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, si applica, per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i quattro successivi, esclusivamente alle persone fisiche:

a) che intraprendono un’attività d’impresa, arte o professione;

b) che l’hanno intrapresa successivamente al 31 dicembre 2007. L’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunali prevista dal comma 105 dell’articolo 1 della legge n. 244 del 24 dicembre 2007 è ridotta al 5 per cento.

2. Il beneficio di cui al comma 1 è riconosciuto a condizione che:

a) il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività di cui al comma 1, attività artistica, professionale ovvero d’impresa, anche in forma associata o familiare;

b) l’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;

c) qualora venga proseguita un’attività d’impresa svolta in precedenza da altro soggetto, l’ammontare dei relativi ricavi, realizzati nel periodo d’imposta precedente quello di riconoscimento del predetto beneficio, non sia superiore a 30.000 euro.

3. Coloro che, per effetto delle disposizioni di cui al comma 1, pur avendo le caratteristiche di cui ai commi 96 e 99 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, non possono beneficiare del regime semplificato per i contribuenti minimi ovvero ne fuoriescono, fermi restando l’obbligo di conservare, ai sensi dell’articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, i documenti ricevuti ed emessi e, se prescritti, gli obblighi di fatturazione e di certificazione dei corrispettivi, sono esonerati dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili, rilevanti ai fini delle imposte dirette e dell’imposta sul valore aggiunto, nonché dalle liquidazioni e dai versamenti periodici rilevanti ai fini dell’IVA previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 100. I soggetti di cui al periodo precedente sono altresì esenti dall’imposta regionale sulle attività produttive di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.

4. Il regime di cui al comma 3 cessa di avere applicazione dall’anno successivo a quello in cui viene meno una della condizioni di cui al comma 96 ovvero si verifica una delle fattispecie indicate al comma 99 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

5. I soggetti di cui al comma 3 possono optare per l’applicazione del regime contabile ordinario. L’opzione, valida per almeno un triennio, è comunicata con la prima dichiarazione annuale da presentare successivamente alla scelta operata. Trascorso il periodo minimo di permanenza nel regime ordinario, l’opzione resta valida per ciascun anno successivo, fino a quando permane la concreta applicazione della scelta operata.

6. Con uno o più provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle entrate sono dettate le disposizioni necessarie per l’attuazione dei commi precedenti.

7. Il primo e il secondo periodo del comma 117 dell’art. 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 sono soppressi. Al terzo periodo le parole “Ai fini dell’applicazione delle disposizioni del periodo precedente,” sono soppresse.

Altra misura  che interessa anche la Regione Lazio è il Fondo Mecenati con il bando  per l’imprenditoria giovanile gestito da Bic Lazio bando però in scadenza.

Il 4 luglio 2011 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale per cofinanziare i progetti dei giovani di età inferiore a 35 anni che vogliono investire su innovazione tecnologica e creatività. L’iniziativa rientra nel progetto “Diritto al futuro” del ex Ministero della Gioventù a sostegno dell’inserimento nel mondo del lavoro, promuovendo formazione ed autoimpiego.

Sono ammissibili i progetti relativi alla nascita e lo sviluppo di nuove imprese, ma anche quelli che sostengono le imprese già costituite. Particolare attenzione verrà riservata alle iniziative nell’ambito dell’eco-innovazione e dell’innovazione tecnologica; del recupero delle arti e dei mestieri tradizionali; della responsabilità sociale d’impresa; della promozione dell’identità italiana ed europea.

 

Per quanto riguarda altre misure della Regione Lazio relative all’imprenditoria giovanile vanno citate la legge 9/99 (Bic Lazio) cosiddetto prestito d’onore che però non ha attualmente fondi disponibili e la legge 29/96 “Imprenditoria giovanile” (anche questa Bic Lazio) anch’essa senza fondi con bando chiuso.

 

E’ chiaro che il tutto è insufficiente! Serve un grande piano nazionale e un provvedimento urgente da parte della Regione. In questo senso la Regione Toscana ha approvato ultimamente un piano giovani decisamente positivo investendo circa 330 milioni.

 

Un progetto per l’autonomia dei giovani, per ridare loro un futuro sulla base del merito nello studio e nell’attività lavorativa. Un pacchetto di opportunità di livello europeo, finanziato da risorse regionali, nazionali e comunitarie, integrabile anche da ulteriori fondi di enti locali e soggetti pubblici e privati. Oltre 334 milioni di euro tra il 2011 e il 2013 per misure che verranno modulate attraverso delibere specifiche.

L’obiettivo è quello di garantire dinamismo ed opportunità ad una generazione “a rischio di affermazione” in termini di sviluppo delle capacità individuali, di qualità e stabilizzazione del lavoro, di emancipazione e partecipazione sociale. Un punto nevralgico per il futuro della Toscana è “ridare un futuro” ai giovani, che non sono soggetti da assistere, bensì una risorsa su cui investire, evitando che i problemi irrisolti o i diritti acquisiti dalle generazioni precedenti comportino una barriera all’ingresso nella società per chi si affaccia alla maggiore età.

Il progetto – che promuove opportunità su Tirocini, Casa, Servizio Civile, Fare impresa, Lavoro, Studio e Formazione – comprende azioni di sistema e strumenti per la valorizzazione del merito, garantendo un diritto allo studio reale, una formazione professionalizzante, un’esperienza di servizio civile regionale, prestiti d’onore per ulteriori forme di specializzazione, così come favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e delle professioni attraverso l’accesso agevolato al credito e al microcredito, il sostegno all’avviamento di attività economiche nonché una effettiva emancipazione attraverso contributi per l’affitto e l’acquisto della prima casa.

Aspettando i provvedimenti del Governo Monti…

Fabio Mollicone

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