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“Investire nella cultura per valorizzare le differenze culturali che fanno ricca l’Europa”

Il Programma Europa Creativa, proposto dalla Commissione Europea per il settennio 2014-2020, è la  nuova strategia  a sostegno della cultura, dei  media e delle industrie culturali e creative, attraversate da grandi sfide.

Con un bilancio previsto di 1,8 miliardi di euro, in crescita del 37% sul settennio precedente, il Programma offre un segnale importante nei confronti di uno dei pochi settori attualmente in crescita – sia in termini di occupazione che di conseguente aumento d’incidenza sul PIL, come si legge del Libro Verde sulle industrie culturali e creative – ma gli aspetti affrontati richiedono una maggiore attenzione.

Le sfide poste dalla globalizzazione e dalla digitalizzazione riguardano soprattutto tre  fronti: l’accelerazione  impressa dal digitale ai processi di trasformazione nella produzione, distribuzione, fruizione dei prodotti culturali e dell’audiovisivo, in un contesto di crescente convergenza tecnologica che  modifica modelli di business, la catena del valore, la tutela del copyright; il ripensamento delle forme e degli strumenti di sostegno alla innovazione delle  politiche culturali e di sviluppo locale e delle industrie creative, in una dimensione glocal; la centralità della promozione di progetti di cooperazione transnazionale e dell’ impulso alla circolazione di opere e artisti europei; il ruolo strategico della formazione  di nuove professionalità e competenze, necessarie per padroneggiare questo cambiamento di sistema insieme alla digital e media education.

Il nuovo Programma dovrà dunque accompagnare e interpretare questo cambiamento, stimolando la professionalità delle giovani generazioni e sostenendo progetti di co-produzione europea che abbiano un valore transnazionale.

Investire nel campo della cultura, e nell’ambiente creativo in generale – ha affermato Silvia Costa, relatore in Parlamento europeo sul Programma Europa Creativa, aprendo i lavori, ­ equivale ad investire nell’identità e nelle valorizzazioni delle differenze culturali che fanno ricca l’Europa, ma anche in un comparto che equivale a circa il 4% del PIL europeo e a oltre 6 milioni di addetti, in crescita nonostante la crisi, anche se vediamo con preoccupazione in questi mesi diminuire gli investimenti (tuttora prevalenti) delle televisioni pubbliche e private nel cinema e nell’audiovisivo. In questo quadro, è però essenziale riconoscere il valore del patrimonio comune – materiale e immateriale – culturale europeo, delle nuove professionalità anche trasversali ai diversi settori e, soprattutto, della sfida di una maggiore esportazione del prodotto europeo all’estero e di cooperazione con i Paesi terzi. Questo è il senso di uno scenario, che è molto diverso da quello del settennio precedente”.

Con questo seminario – continua Silvia Costa – abbiamo voluto  mettere in evidenza i nodi trasversali e le criticità  presenti nel Programma presentato dalla Commissione: definendo meglio il nuovo strumento finanziario di prestito per le industrie culturali e creative, affidato a un fondo di garanzia europeo gestito dal FEI, che assisterà prestiti di istituzioni finanziarie nazionali introducendo la dimensione locale e globale della cultura,come volano di rilancio delle realtà urbane e dei territori in rete; integrando il testo con criteri qualitativi di valutazione dei progetti e di risultati attesi; analizzando l’impatto del digitale sui diversi comparti”.

“Con gli interlocutori invitati abbiamo voluto capire ed analizzare i punti di forza e di debolezza di un programma che sia davvero innovativo ed efficace per i settori creativi, culturali e dell’audiovisivo, realtà nelle quali è in gioco anche il destino dell’identità europea.

In questo nuovo quadro, Silvia Costa ha affermato che all’appuntamento del 2014 “l’Italia si deve preparare almeno sotto tre profili: adeguare una governance integrata, presso il MIBAC, dei comparti Patrimonio culturale, Industrie Creative e Cinema e audiovisivo, anche rafforzando l’azione di informazione, consulenza e promozione strategica più efficace delle Agenzie nazionali di gestione del nuovo programma. Sensibilizzare le istituzioni finanziarie nazionali a rispondere al bando che promuoverà la Commissione per realizzare un portfolio articolato per l’accesso degli stakeholders italiani ai prestiti garantiti dal FEI. Realizzare una vero e proprio Piano nazionale per la digitalizzazione delle sale cinematografiche, nell’ambito del nuovo coordinamento in Italia (finalmente!) delle azioni relative all’Agenda digitale europea (con l’imminente nascita di Digitalia) e in collaborazione con il Piano nazionale di Coesione per la riprogrammazione dei Fondi strutturali guidato dal Ministro Barca. Se questo traguardo non lo si consegue entro il 2012, il rischio è che le sale di profondità (nei centri urbani e nei piccoli centri, con uno o due schermi, d’essai) siano costrette a chiudere perché le major non distribuiranno più le pellicole. E questo è proprio quando la sala, con digitale e satellite, potrebbe conoscere una nuova vita e garantire un’offerta culturale diversificata“.

 

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