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Intervento introduttivo di Silvia Costa

Silvia Costa, parlamentare europea

Ringrazio la Rappresentanza italiana della Commissione e del Parlamento Europeo, che  ci ospitano qui con le loro competenze e la loro struttura, sostenendo i compiti istituzionali che mi competono, in quanto relatore-ombra  di questo Dossier  per il Gruppo S&D nella Commissione Cultura del PE, dove l’esame previsto il prossimo 26 ottobre è ora slittato al 2 dicembre.

Ho fatto una scelta di ascolto di persone e soggetti pubblici e privati, romani e non, contributi preziosi che non si possono disperdere e che mi auguro integreranno il Tavolo nazionale che-lo spero- il Governo italiano vorrà presto attivare. Ho capito che l’interesse degli stakeholders italiani era forte, nonostante- o forse grazie- il taglio insolito che la Commissione ha scelto.

Rivolgersi alle industrie culturali e creative, raccogliendole tutte insieme ( patrimonio culturale, archivi, biblioteche, editoria libraria, arti visive, architettura, arti dello spettacolo, media/audiovisivi)ed indirizzandosi a questi settori senza entrare nello specifico dell’ attività, ma attraverso un approccio olistico funzionali e  ( accesso al credito, mobilità, rapporto con i territori, formazione,….) è un’innovazione ed insieme una strada obbligata.Francamente, non sono ancora sicura che questa visione sia esauriente . Questo incontro  vuole essere un’ occasione di confronto, suscitato da uno stimolo preciso e probabilmente utile ad avvicinare l’Italia della cultura ad uno standard europeo: creare una rete, conoscere per tempo i dossier, attrezzarci ad orientare le politiche europee e non solo a reagire all’ emergenza.

Il Libro Verde, come noto,è il primo atto di un processo cruciale, cioè la definizione delle linee culturali dell’Unione per il periodo 2013-2020. Ancor oggi l’Europa non ha deleghe legislative sulla cultura , ma solo potere di indirizzo e di coordinamento. Dal Trattato di Lisbona emerge però , innovativamente, che l’UE ha il dovere di rendere concreti – attraverso interventi orizzontali-, i diritti fondamentali dei cittadini europei , quali la mobilità, la libertà di espressione d’impresa e concorrenza, il rispetto e la valorizzazione delle diversità culturali. Alla Cultura è attribuito il compito orizzontale più importante, quello di garantire la dimensione culturale di tutte le politiche ( art 167 ). L’atto d’indirizzo più recente è la Risoluzione  del PE ( 2008) sulle Industrie culturali in Europa.Con l’adozione dell’Agenda europea della Cultura 2007-2013, l’UE ha inaugurato un nuovo capitolo di cooperazione in materia di politica culturale a livello europeo. Per la prima volta tutti i partner( Istituzioni europee, Stati membri, Società civile , Imprenditori della cultura e della creatività)sono stati invitati a concentrare i loro sforzi sugli scopi comuni esplicitamente definiti e sottoscritti dal Consiglio dei Ministri:promozione della diversità culturale e del dialogo interculturale;promozione della cultura come catalizzatore della creatività e come elemento essenziale delle relazioni internazionali dell’UE.

A siglare tale svolta sono state introdotte nuove metodologie di lavoro nel settore culturale.

-Nel mese di luglio scorso, la Commissione ha presentato la prima relazione sull’attuazione dell’Agenda europea della Cultura. Il Libro Verde è il ponte tra l’Agenda europea della Cultura e la Strategia Europa 2020, che supera la Strategia di Lisbona individuando tre concetti chiave per il nuovo sviluppo: intelligente, inclusivo, sostenibile.

Tra le sette Iniziative Faro  individuate in Europa 2020, quattro sono direttamente citate nel Libro Verde e ci aiutano a comprenderne il ruolo nel disegno generale: sono “Unione per l’innovazione”, “Agenda digitale” ,”Agenda per le nuove competenze e i posti di lavoro:Una politica industriale per l’era della globalizzazione“ e “Diritto d’autore”, con la faticosa ricerca di una mediazione tra il diritto dell’artista e del produttore alla remunerazione dell’opera dell’ingegno e  il  diritto universale  d’accesso  ai contenuti e di colleganza tra gli utilizzatori della rete. Voglio aggiungere anche il tema del Turismo culturale e il label  “Patrimonio europeo”.

Il Libro Verde delinea una nuova prospettiva, che individua  la conoscenza,  le competenze tecnologiche, la coesione sociale, la valorizzazione delle differenze come modello di sviluppo economico-sociale . Si punta dunque all’educazione permanente, alla  cultura , alla creatività come uniche vie percorribili per una crescita sostenibile e  a lungo termine.Vi si afferma che in questi settori economici e produttivi ,che valorizzano l’apporto individuale – creatore e imprenditore- , si opera efficacemente solo operando  in rete ed in partenariato;  si tratta di settori altamente innovativi, sia sul piano tecnologico che su quello dei contenuti , che postulano un aggiornamento non solo dei sistemi formativi, ma anche di quelli creditizi, autorizzativi, del diritto d’autore, della mobilità.

Il Libro bianco italiano sulla creatività- prodotto durante il Governo Prodi dal ministro Santagata e redatto dal ricercatore Bertacchini- evidenzia bene come l’Italia abbia un’importante posizione di cerniera e raccordo tra un modello di creatività per l’innovazione tipico di Nord Europa e Nord America ed un modello di creatività sensibile alla qualità sociale. Questo suggerisce anche un approccio più articolato alla definizione degli ambiti individuati dal Libro verde, da ampliare almeno alle culture materiali, espressione del territorio e della comunità, saperi accumulati nel tempo e tramandati da generazioni  ( artigianato artistico, turismo culturale, moda, gusto).E’ questa una delle differenze competitive che l’Europa può ancora evidenziare, una delle ragioni d’attrazione che l’Europa, e l’Italia in particolare, esplicano verso i creativi di tutto il  mondo.

Lo scenario di crisi economica non aiuta , tanto che il Piano,  emanato a  Lisbona nel 2000, intitolato “L’economia della conoscenza” si considera non raggiunto sul piano della coesione sociale e della competitività  e solo parzialmente positivo nel campo dell’innovazione. In particolare, in Italia, i tagli alla Cultura stanno mettendo in ginocchio e a rischio di sopravvivenza ed operatività sia il settore dei Beni  sia tutte le Attività culturali. Il Fondo Unico dello Spettacolo si è attestato nel 2010 a 418 Milioni ,con una riduzione in valore reale del 50% sul 1985, anno di istituzione del Fondo, e con la prospettiva di un ulteriore taglio del 34% nel 2011. Per le Regioni e gli Enti locali, la riduzione del 20%rispetto agli investimenti del 2009 si accompagna a rigidità di spesa che rendono esiziali gli esiti di questa Finanziaria, lesiva anche delle prerogative dei vari soggetti istituzionali. Inoltre i tagli alla scuola, all’università ed alla ricerca investono tanto l’occupazione quanto  i settori economici collegati, come l’editoria  e il diritto allo studio,  nonché  le prospettive, auspicate dal Libro verde, di implementazione di programmi scolastici dove creatività , competenze artistiche, area tecnologica ed imprenditoriale possono accompagnarsi utilmente.

Il quadro è nerissimo, ma oggi vorrei chiedervi lo sforzo di pensare in dimensione europea e di lungo periodo. Il Libro verde parla di “industrie“culturali e creative. E’ una definizione ambigua, non so quanto valida e quanto furba e illusoria.Certamente , una parte del mondo a cui il Libro verde si indirizza è industria: i media, l’editoria, l’audiovisivo, il design…: così questi settori si percepiscono, ne hanno  lo status e gli strumenti. Ma, in generale, il mondo creativo ha sempre sofferto di incomprensione, è stato tenuto tra i “diversi”. Dunque le banche non fanno credito, gli assessori hanno sempre un altro impegno, la programmazione non si può fare. Salire al rango di industrie, in questo senso, è un grande passo avanti: tecnologia, reti, regole per il diritto d’autore, mobilità degli artisti, percorsi formativi, fondi di sostegno, credito, cassa integrazione, ecc. Da questo punto di vista il Libro verde offre un contributo positivo.

L’integrazione dell’arte nella vita sociale ed economica delle nostre società è un dato di fatto: si moltiplicano gli studi sull’impatto dell’arte ( biblioteche, teatri, musei) per il  recupero di ragazzi marginali,per i bambini in ospedale, per l’integrazione degli immigrati, per la valorizzazione di aree industriali dismesse grazie a interventi architettonici o ad iniziative come Le Capitali europee della Cultura e le Città creative,  sul collegamento tra artisti visuali e creatori di software, sul turismo sostenibile legato a luoghi storici e ricchi di genius loci, ecc.

Il Libro verde parla di un presente che ci piace e ci assomiglia e alcune sue afasie sono probabilmente dettate da prudente rispetto del principio di sussidiarietà nel campo delle politiche culturali.

Riconosciuti i meriti, esprimo anche alcune critiche. Ritengo che nel Libro verde ci sia troppo silenzio sull’aspetto del patrimonio culturale, della conservazione, dei doveri della pubblica amministrazione, della ricerca artistica che chiede una vita di studio  e che dà frutti , forse, dopo lunghi anni, economicamente improduttivi. C’è silenzio sui valore dei luoghi, sulla storia, sulla spiritualità, sull’umanesimo , sulla cultura materiale, sul saper fare.  Una declinazione economicistica del tema è probabilmente riduttiva , anche se sdogana il mondo della creatività e della cultura dalla marginalità.

Apro i lavori chiedendovi perciò non solo di rispondere alle domande che il Libro verde introduce, tutte di carattere pratico e concreto, ma anche di metterne sotto la lente l’impostazione generale, contenuta soprattutto nei due capitoli introduttivi, per aiutarmi a comprendere , a valutare e conseguentemente a redigere gli emendamenti o le posizioni che, a nome del gruppo S&D, mi preparo a presentare.

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