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Intervento di Patricia Adkins Chiti

Patricia Adkins Chiti


Il Libro Verde parla dell’importanza della diversità culturale, ma non parla delle donne , che pure ambiscono ad ottenere uguaglianza di diritti  con gli uomini nel campo della cultura e dello spettacolo.

L’aspetto più interessante del LibroVerde è  la definizione ed il ruolo dei “creativi”.

Il Libro Verde genera confusione linguistica  quando parla di educazione senza distinguere tra educazione formale e non formale . Nella parte formale, va rilevato che oggi le Scuole d’Arte non comprendono discipline come la musica, la danza, il restauro, la liuteria, l’acustica. Meglio sarebbe definire l’educazione formale “Centro di formazione”.

Per la musica, è essenziale un’ individuazione precoce dei talenti, per poi aiutarli a proseguire. Ciò avviene prevalentemente nei luoghi di educazione musicale non formale, ad esempio bande e cori, che non comunicano con le scuole e andrebbe valorizzata.

In EU c’è una attività amatoriale significativa fatta di cultura e tradizioni popolari, troppo separata dal sistema formativo e invece fondamentale per il “life long learning” : non una riqualificazione professionale  ma nuovo stile di vita per mettere al centro l’individuo, permettendogli di seguire la sua passione.

Non è qualcosa che si rivolge solo ai 40enni o ai 50 enni ma dovrebbe parlare anche ai ragazzi con “corsi propedeutici”di arte,cultura e musica nelle scuole.

Nel mercato del lavoro , nella maggioranza dei Paesi europei, non esiste il contratto a tempo indeterminato per gli orchestrali. In Italia le posizioni professionali sono rigide, quasi inaccessibile, troppo protette. In altri Paesi, ad esempio al Conservatorio di Amsterdam , i musicisti sono formati anche come tecnici del suono, i diplomati in musica a Parigi sono anche musico terapisti e in Inghilterra gli operatori culturali trovano spazio nelle bande e nei cori cittadini. Occorre  che i Conservatori insegnino ai musicisti  altre competenze oltre a suonare uno strumento e a comporre.

Molte scuole d’arte europee hanno al loro interno un “incubatore professionale”, per fornire ai giovani degli sbocchi professionali nei vari campi artistici in senso più vasto: teatro per bambini,musicoterapia etc..

E’ necessario pensare a nuove forme di mecenatismo che possano raggiungere nuove sedi e un pubblico diverso, ad esempio supermercati e stazioni ferroviarie in Austria, centri commerciali e aeroporti in Inghilterra e banche e prigioni in Scandinavia.

Conclusioni: riconoscere all’artista maggior dignità e un vero riconoscimento del suo status e della sua professionalità,  riconoscimento che  esiste solo in 12 paesi su 27 e non in Italia. Deve prevedere aiuto nei periodi di disoccupazione e di maternità.

Necessità per i giovani artisti di parlare una seconda lingua in modo da poter partecipare alle audizioni all’estero, altrimenti è una possibilità preclusa in partenza.

È necessario sensibilizzare a una precoce educazione musicale, perché gli italiani cominciano troppo tardi.

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