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Intervento di Lanfranco Li Cauli

Lanfranco Li Cauli

Nel Libro Verde sono trattati i concetti di sperimentazione e innovazione. Il Piccolo Teatro di Milano ha lavorato molto per portare avanti un’ idea nuova di teatro che, oltre a una solida formazione, trasmetta anche competenze trasversali che sappiano mescolare varie discipline . Porto ad esempio il Progetto Piccolo Teatro con la Scuola Nazionale di Cinema e il Corso di audio/ video con l’Istituto Europeo del Design. Inoltre, il Piccolo Teatro forma gli operatori  ad utilizzare le opportunità della UE, lavorando sui bandi e sull’impiego dei fondi.Il Piccolo ha partecipato anche al Progetto Mediterraneo che prevede un rimborso di 2000 euro per il volo e l’alloggio di artisti e teatranti provenienti da paesi extra-europei, così come all’Erasmus teatrale in collaborazione con l’ Unione dei Teatri d’Europa. Il Piccolo Teatro inoltre sostiene e incoraggia la creazione di piccoli festival coinvolgendo le scuole di teatro e stringendo partnership con altre scuole di teatro( “Sei personaggi…di Pirandello con l’Accademia di Shanghai).

Le  parole chiave per il Libro Verde sono formazione e informazione ( rete reale e virtuale ) tenendo presente che oggi si lavora in contesti multiculturali dove è necessario l’ ascolto dell’altro e la condivisione di metodi e prassi lavorative.

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Il patrimonio culturale costituisce il principale asset d’Europa. Il problema è che questo patrimonio è molto variegato e risente delle diversificate politiche nazionali e locali,mentre manca ancora un vero progetto omnicomprensivo, teso alla valorizzazione. La globalizzazione andrebbe ripensata, perché ha prodotto squilibri nel sistema dell’industria della cultura e della creatività. E’saltata la separazione tra le varie filiere della produzione e della distribuzione e quella dei generi: occorre piuttosto concepire l’industria culturale come un continuum. Il modello europeo presenta aspetti validi, ad esempio le reti internet pubbliche in Europa, a differenza degli USA,sono pubbliche e di buona qualità. Alcuni investimenti infrastrutturali devono restare di competenza pubblica, il loro ritorno si misura nella qualità del senso di appartenenza e di cittadinanza. Merita riflessione il fatto che ogni anno 10 miliardi di euro sono investiti dai servizi pubblici radiotelevisivi nella produzione di contenuti. Purtroppo ciò avviene in modo troppo frammentato, mentre andrebbe pensato un modello che valorizzi il prodotto e la cultura europea nel suo insieme. Sulle nuove tecnologie va sottolineata l’importanza del volano di internet per diffondere i prodotti televisivi. La BBC in un anno ha determinato il 10% di aumento della banda larga in UK, mettendo online i suoi programmi di maggiore successo grazie a un portale innovativo che permette di rivedere i programmi in qualsiasi momento. È necessario regolare il mercato degli introiti pubblicitari: Google fa dumping fiscale avvantaggiandosi del regime fiscale irlandese, che è famoso per essere tra i più leggeri dell’Unione. Occorre invece una più equa distribuzione delle risorse. Un altro spunto di riflessione ci è dato dal governo francese che recentemente ha negoziato coi motori di ricerca e coi social network una carta dei diritti dei cittadini riguardante privacy e protezione dei dati sensibili. Grazie al provvedimento sarà possibile uscire dai social network senza rimanerne “ostaggio” per sempre. Tutti i provider lo hanno firmato ,tranne Google e Facebook , che fondano su questo la propria fortuna. Il 30 novembre scadrà la consultazione in vista della revisione del programma MEDIA,  attivo  dalla fine degli anni ’80 e che mira a una  vasta tutela del cinema europeo e delle produzioni comunitarie.

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