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Intervento di Cristina Loglio

Cristina Loglio


Le risposte degli Stakeholders europei

Prima analisi dei questionari pervenuti alla Commissione Europea in risposta alla consultazione aperta sul Libro Verde “Le Industrie Culturali e creative”.

Sono 348 le risposte alla consultazione, inviate da 22 dei Paesi membri entro la scadenza, fissata al 31 luglio 2010. La presentazione che segue non ha la presunzione di essere completa ma può dare un buon quadro generale poiché sono stati letti ed esaminati tutti i contributi delle varie organizzazioni (pubbliche e private) e degli individui , purchè compilate in italiano, inglese, francese, spagnolo o portoghese.I contributi provengono da   -    autorità pubbliche (69),organizzazioni , sindacati, lobby attive a livello europeo (68),associazioni nazionali (165),individui (46).

Dall’analisi emerge che più del 50% delle risposte è generato dai cinque grandi paesi ( Germania, Francia, UK, Italia, Spagna). Il Regno Unito detiene il primato nel numero di contributi( 54, di cui 41 provenienti da associazioni ed uno, molto significativo, proviene dall’Autorità Nazionale per la Creatività e l’Innovazione, che ha saputo fare un buon lavoro di sintesi tra il settore pubblico e il privato includendo anche Camere di Commercio e Università), la Germania vanta 11 risposte da autorità pubbliche che, sulla base del decentramento, hanno poteri concorrenti in tema culturale, l’Italia offre   contributi, di cui solo uno (Provincia di Roma ) da autorità pubbliche e ben 8 da singoli individui.

La domanda di fondo del questionario è se l’Europa ha ancora margini di  competitività , almeno nel settore che le è riconosciuto come peculiare, oppure se è ormai superata dagli Stati Uniti e dalle “tigri” asiatiche. Come il modello europeo ( inclusivo, intelligente, sostenibile) di industria culturale e creativa può rinnovarsi e avere nuovo slancio all’interno dei grandi cambiamenti che la globalizzazione ha portato nell’economia e nella vita delle persone?

Le domande specifiche, oggetto della consultazione, appartengono a tre grandi aree: Di quali servizi hanno bisogno gli imprenditori culturali e creativi d’Europa per sostenere le loro imprese? Credito agevolato, aliquota IVA unificata, sostegno nell’introduzione delle nuove tecnologie?Radicamento locale, valorizzazione di competenze tradizionali, attitudine alla responsabilità  sono condizioni di successo a livello globale. Come connotare la produzione europea nell’area creativa e culturale( marchio)? Come assicurare formazione, mobilità e scambi per posizionarsi al meglio nel mercato globale?Ricadute del lavoro creativo e culturale sulle imprese europee di altre aree, che misurano la propria competitività internazionale sulla capacità di diversificare e innovare. Come migliorare l’interscambio tra aree industriali diverse?

Il Libro Verde, con i suoi limiti, è uno strumento di eccezionale importanza poiché ha saputo mettere insieme otto settori ( patrimonio artistico e monumentale, biblioteche, archivi, libri e stampa, arti visive, architettura, arti dello spettacolo, media/multimedia e audiovisivi) e sei funzioni (conservazione, creazione, produzione,diffusione, commercio, istruzione) per nulla consapevoli gli uni degli altri, ognuno con le proprie peculiarità e professionalità, orgogliosamente distinte.

Le risposte del primo gruppo di Stakeholders, cioè le Pubbliche Amministrazioni, mettono in evidenza un forte consenso verso l’appartenenza dei creativi e culturali al comparto industriale. Si stanno creando Agenzie pubbliche a livello nazionale o regionale per coordinare e raccordare queste imprese, le cui ridotte dimensioni chiedono interventi specifici nel campo del credito agevolato, di fondi di garanzia, di difesa del copyright e di marchio europeo.

Tra i 69 contributi , pervenuti da 19 paesi, si distinguono i paesi nordici, anche se di piccole dimensioni, per la straordinaria vitalità delle loro istituzioni e per la capacità di fare rete.

Tra i sindacati, lobby, associazioni di categoria attive a livello europeo, emerge una chiara consapevolezza della dignità d’impresa e delle ricadute sociali del lavoro creativo e culturale, non inteso meramente come fornitore di contenuti , ma come fattore di coesione sociale. A patto che le condizioni economiche e di status, dell’artista e dell’impresa creativa, non vengano abbandonate dalle istituzioni. La valorizzazione della diversità, la salvaguardia del multilinguismo, il ridimensionamento dell’enfasi portata agli aspetti di innovazione tecnologica, la domanda di controllo del copyright come pietra angolare dei rientri economici del settore sono le indicazioni prevalenti.

Dalle associazione e organizzazioni nazionali emerge uno spaccato della vita delle imprese culturali e creative che, per quanto concerne l’aspetto economico , chiedono uno standard europeo per l’IVA, la valorizzazione degli incubatori, una politica per il tax credit, vouchers per facilitare la mobilità e la formazione. L’ICC non può farcela da sola a misurarsi col mercato, ma ha bisogno di adeguati incentivi e di un occhio di riguardo da parte delle istituzioni. Le sue particolari caratteristiche ne fanno un settore strategico dell’economia, di cui il settore ha consapevolezza. C’è una domanda forte di accesso agevolato ai fondi strutturali che l’Europa attiva per tutto il mondo produttivo.

I contributi pervenuti da persone singole delineano storie di mobilità, di precariato, di volontà ad investire con regole inadeguate, di eccellenza artistica consapevole della propria unicità. Si chiede che l’Unione Europea si renda levatrice di esperienze e di prospettive, diventando punto di partenza e non vertice della burocrazia.

Le Industrie culturali e creative hanno accolto positivamente la stesura del Libro Verde, si sono sentite pungolate a fare meglio e a ripensare in chiave moderna la loro funzione nella società. Hanno riconosciuto però la loro fragilità di asset ed il conseguente bisogno di supporto e di politiche adeguate, specie nella fase attuale di forte crisi economica . Il senso di colleganza delle ICC a livello europeo,seppur con notevoli differenze regionali, è già forte e ben strutturato.

I settori dell’Audiovisivo, dell’Architettura e Design, dello Spettacolo sono i più proattivi, quelli del  Patrimonio,degli Archivi e delle Biblioteche sono i meno dinamici poiché risentono maggiormente del peso del settore pubblico da cui dipendono.

Le ICC sono motivate ad attingere ai fondi strutturali europei per rivitalizzare il proprio ruolo nell’era di internet, e chiedono difesa  del copyright, cuore della dimensione imprenditoriale del settore.

L’approccio esclusivamente economico  e tecnologico del Libro Verde ai temi della cultura e della creatività ha suscitato critiche, evidenziando un segmento non-profit delle ICC e le ricadute di coesione sociale, con valore . I soggetti ci ricordano che creare non è facile e ci vuole tempo e riflessione per avere qualità in questo settore.

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