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“In Europa una donna su 4 subisce una forma di violenza”

stalking1“È una prigione psicologica”, che “colpisce in tutti gli ambienti sociali, nessuno escluso”. È una “prigione” fatta di telefonate, mail e sms ripetitivi, di pedinamenti, di appostamenti sotto casa, di diffamazione, di visite improvvise e non richieste sul posto di lavoro e a casa, ma anche di atti di vandalismo e minacce di violenza. È lo stalking, così come definito dagli studi condotti nel quadro del Programma Daphne della Commissione Europea e presentati oggi dalle eurodeputate della Commissione per i diritti della donna al Parlamento europeo e dalla vicepresidente dell’euroassemblea Roberta Angelilli.

Per lottare contro quello che la presidente della Commissione parlamentare, la svedese Eva- Britt Svensson, ha definito “un reato particolarmente grave perchè le vittime sono esposte alla violenza di persone che conoscono molto bene”, sta facendo passi avanti una proposta di direttiva – nata su iniziativa congiunta tra Consiglio e Parlamento – per l’Ordine di protezione europeo che dovrebbe approdare in plenaria a dicembre. “Permetterebbe di estendere la protezione in tutti paesi” ha detto Barbara Matera, vicepresidente della commissione.

Contro lo stalking solo nove dei 27 paesi della Unione Europea hanno una legge. Tra essi, dall’aprile 2009, c’è l’Italia, che ha raggiunto Danimarca (la prima a dotarsi di una legislazione specifica, nel 1993), Regno Unito (1997), Irlanda (1997), Belgio (1998), Olanda (2000), Malta (2005), Austria (2006) e Germania (2007). In poco più di un anno, ha ricordato Angelilli, in Italia sono state poco più di 5.369 le persone denunciate per stalkink e 942 gli arrestati.

E si parla al maschile perchè lo stalker – nelle statistiche a livello europeo – è uomo nel 76% dei casi, nel 47% è un ex partner o ex marito. Mentre 81 volte su cento la vittima è donna, non importa di che età: le statistiche inquadrano una fascia dai 15 ai 64 anni. Le motivazioni dello ‘stalker’, che 9 volte su 10 è una persona di stretta conoscenza, sono primitive: nel 34% si cerca un riavvicinamento, nel 22,2% una vendetta e per il 43,8% delle volte una combinazione dei due motivi.

A definire lo stalking come “prigione” e” stata la Svensson: “Perchè la vittima finisce per autolimitare la sua vita quotidiana, persino all’interno della sua casa”. Ma a far paura è un dato esposto da Silvia Costa (Pd): “In Europa una donna su 4 subisce una forma di violenza”. Il suggerimento per uscirne lo dà la spagnola Teresa Jimenez- Becerril Barrio: “Non si rassegnino, non abbiano paura, denuncino. Perchè meritano una vita migliore”. (ATS – Agenzia Telegrafica Svizzera)

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