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Immigrazione, il punto da Bruxelles e il nuovo rapporto dell’EMN

immigrati2E’ molto importante il contributo dello European Migration Network con l’ultimo rapporto, presentato ieri a Roma nella sala convegni della Radio Vaticana, su tre aspetti molto significativi della questione immigrazione per vedere come effettivamente le politiche migratorie  e d’integrazione siano attuate nel nostro Paese sulla base anche di quella che oggi è la normativa europea, il nuovo quadro di competenze europee che si sta determinando in questo campo e le diverse direttive e raccomandazioni. Dalle relazioni è emersa con evidenza la difficoltà italiana su almeno tre questioni; la prima è l’assenza di un quadro nazionale, anche per le diverse competenze che oggi hanno Regioni ed enti locali, di un piano di politiche per l’integrazione. Siamo sempre sull’onda della risposta di tipo emergenziale, l’attenzione anche del cosiddetto “pacchetto sicurezza” è molto più rivolta all’aspetto dell’arrivo degli immigrati e quindi delle frontiere, ma continua a non esserci una visione d’insieme che possa fornire a Regioni ed Enti locali un quadro di riferimento, soprattutto in alcuni settori. Da questo punto di vista è invece interessante la rete degli ottomila  comuni che, per esempio, sul fronte dei minori stranieri non accompagnati ha creato una rete per garantire l’accoglienza di almeno mille minori. Purtroppo, a parte il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro dove esiste un organismo nazionale di coordinamento di politiche migratorie, non ci sono più quei tavoli nazionali che c’erano ad esempio nel Governo Prodi, che garantivano una maggiore possibilità di coordinamento delle politiche migratorie.

L’aver introdotto in Italia il reato di clandestinità sta rendendo più lucrativi i traffici delle organizzazioni malavitose. Come ha detto con chiarezza padre Giovanni La Manna, a fronte di maggiori rischi, i trafficanti chiedono più soldi a quanti fuggono da conflitti e situazioni di disperazione e di miseria. Come ho detto recentemente in Parlamento Europeo intervenendo sul tema della tratta degli esseri umani, su questo c’è da squarciare il velo che avvolge quel che accade in Libia, dove si concentra il lavoro sporco dei trafficanti. Sarebbe utile sapere anche su questo cosa prevede l’accordo raggiunto dal Governo italiano e la Libia. Invece di garantire maggiormente contro l’immigrazione clandestina, visto che la pressione continua comunque ad esserci, si sta rendendo difficile e precaria la vita degli immigrati già in Italia. Immigrati che spesso diventano irregolari, definiti impropriamente clandestini, solo per via delle lungaggini nell’iter della concessione dei permessi di soggiorno, avendo aumentato gli anni per l’ottenimento. Basta poi perdere il lavoro per diventare subito irregolari, mentre prima era previsto un periodo di sei mesi in cui gli immigrati avevano la possibilità di cercare una nuova occupazione. I dati confermano che l’Italia non è più un paese solo di transito, ma anche d’accoglienza. Le nostre imprese hanno bisogno degli immigrati,così come le famiglie italiane dove il welfare è garantito spesso dagli immigrati. E a proposito di minori basta pensare ad un dato: da un lato si vuole mettere il tetto del 30% all’inserimento dei bambini nelle scuole, senza specificare bene fra bambini nati in Italia, magari adolescenti che non parlano la lingua italiana, insomma fattispecie che sono molto diverse, ma nelle scuole materne italiane il 75% dei bambini immigrati inseriti è nato in Italia. Quindi è solo un problema di cittadinanza giuridica ed ancora latita la legge sulla cittadinanza ai minori.

L’altro punto è quello dei rifugiati. Noi siamo ancora nella situazione in cui la garanzia dei rifugiati è solo sulla carta, ma spesso il rifugiato che gode di un permesso di soggiorno sul quale è scritto che ha diritto alla protezione, di fatto quella protezione non ce l’ha. In alcuni casi sono le Ong a sopperire a tutto questo, ma naturalmente non può bastare.

Ora, rispetto a tutti questi aspetti, sarà particolarmente importante quello che farà nei prossimi mesi l’Unione Europea. Dopo il trattato di Stoccolma, che abbiamo approvato nel dicembre scorso, s’è fatto un passo da gigante sulle tematiche della cittadinanza, della politica della sicurezza, della politica dell’immigrazione; questo  è diventato il terzo pilastro delle politiche europee e per effetto del trattato di Stoccolma l’Unione Europea ha competenze molto rafforzate, così come anche il Parlamento Europeo, anche come co-decisione e non solo come parere.

Ci attendono tra poco alcuni appuntamenti molto importanti, come l’approvazione in prima lettura in plenaria a Strasburgo entro giugno del cosiddetto “pacchetto asilo”, che contiene tre direttive molto importanti. ieri le due commissarie Wallstrom e Reding hanno presentato l’agenda della Commissione per l’immigrazione. Fra i punti d’impegno c’è la nuova direttiva sui lavoratori stagionali e quella sui permessi di soggiorno lunghi. Molto importante, dopo la nostra risoluzione, per la quale sono stata relatrice per il mio gruppo parlamentare nella Commissione Donne, è la direttiva appena presentata sulla tratta degli esseri umani che pone l’accento sulla centralità delle vittime e fa molto piacere che mons. Perego nel parlare della tratta abbia citato nella sua relazione Paola Colombo Svevo, purtroppo venuta a mancare solo pochi giorni fa, come una delle donne parlamentari italiane che per prima ha puntato l’attenzione su questo sul “libro bianco” del parlamento Europeo del 1996.

Altro tema di grande importanza è poi quello relativo agli ordini di protezione, argomento della quale sono relatrice ombra per il mio gruppo parlamentare. Quello che adesso sarà da definire riguarda in particolare l’asilo, perché dovrà essere resa più cogente per gli stati membri l’accoglienza, le modalità circa le risposte alle richieste di asilo e soprattutto saranno intensificati i rapporti con i Paesi di provenienza.

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