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“Immigrati irregolari costretti a nuove sofferenze”

silvia ponte galeria

“Persone costrette a subire una violenza psicologica inaccettabile, di fatto recluse, per il solo fatto di essere clandestine”.  E’ quanto ha dichiarato la parlamentare europea Silvia Costa al termine della visita effettuata ieri al Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma.
 
L’eurodeputata del Pd, che ha aderito all’iniziativa promossa dai radicali insieme ad oltre 200 parlamentari italiani, in una visita ispettiva di massa nel centri per immigrati di tutta Italia in occasione del Ponte dell’Immacolata, ha visitato il centro romano in compagnia di Suor Eugenia Bonetti, la missionaria che dopo 23 anni vissuti in Africa, dal 2003 coordina un gruppo di suore di diverse nazionalità che si occupano di sostenere le donne immigrate in attesa di espulsione.
 
Silvia Costa ha raccontato delle difficoltà vissute dalle 256 persone che attualmente si trovano nel Cie gestito dalla Prefettura di Roma, il più grande Cie d’Italia che sorge tra l’aeroporto di Fiumicino e la Fiera di Roma. Si tratta per la maggior parte di donne, in prevalenza nigeriane, ma anche cinesi e provenienti dai paesi dell’Est.
 
“Trattenere anche per sei mesi individui la cui unica colpa è quella di non essere in possesso di un permesso di soggiorno – ha spiegato Costa – è davvero qualcosa di non degno di un paese democratico. Per effetto del cosiddetto ‘pacchetto sicurezza’ dell’agosto scorso, le condizioni di vita all’interno delle gabbie del Cie sono anche peggiori di quelle di un carcere. Il problema principale è costituito dal fatto di trascorrere le giornate senza poter far qualcosa. Ragioni di sicurezza impediscono l’uso di oggetti e materiali che potrebbero essere utilizzati per lo svolgimento di attività che renderebbero meno pesante il trascorrere del tempo”.
 
Anche sul fronte sanitario la situazione non è delle migliori. “L’assistenza sanitaria non sembra sufficiente a far fronte alle necessità, nonostante gli sforzi della Croce Rossa Italiana. Più del 20 per cento dei trattenuti ha problemi di tossicodipendenza ed inoltre – ha continuato l’europarlamentare – dalla mia visita è emerso un problema di non poco conto che riguarda le donne in gravidanza. Non esiste infatti una procedura definita per la tutela di queste donne. Una volta effettuato il test, infatti, se l’esito è positivo, queste donne vengono immediatamente accompagnate all’esterno del Cie, ma il loro destino è affidato unicamente a quanto riescono a fare i volontari. Non sempre si riesce a trovare un luogo in cui accogliere ed assistere le donne in gravidanza fuoriuscite dal Cie. Mi sembra un fatto gravissimo. Mi auguro – ha concluso Silvia Costa – che immediatamente venga definita una procedura che consenta una sorta di dimissione protetta e garantisca la necessaria tutela a donne che ben prima di giungere in Italia sono passate attraverso un lungo percorso di sofferenza”.
 
8 dicembre 2009
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