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Il sociologo Cassano e l’ostilità di Berlusconi verso la scuola pubblica

In riferimento all’ennesimo attacco del premier Berlusconi alla scuola pubblica, pongo alla vostra attenzione un interessante articolo pubblicato domenica sul Corriere della Sera.

S. C.

 

«Anch’ io ho criticato il corporativismo

Ma il premier ragiona da imprenditore»


«C’ è un aspetto caratteristico nell’ ideologia di Silvio Berlusconi: definire comunisti o di sinistra tutti coloro che avverte come antagonisti al suo modo di essere e di pensare. La presenza stessa di un vincolo pubblico all’ azione privata, a lui imprenditore, appare ostile». Franco Cassano, professore di sociologia della conoscenza all’ università di Bari non è un intellettuale “organico” alla sinistra ma un pensatore critico che dice di frequentare «posti plurimi senza mai contrarre matrimonio» con chi lo invita. Forse sarà per questo che ieri, mentre parlava a una manifestazione del Pd riceveva contemporaneamente sul “Foglio” l’ elogio dell’ elefantino Giuliano Ferrara per il suo nuovo libro, edito da Laterza, “L’ umiltà del male”. Il riferimento del titolo è al Grande Inquisitore di Dostoevskij e all’ incapacità delle “anime belle” a identificarsi con le pulsioni più basse della società. Evidente allusione alla sinistra aristocratica che non vuol fare i conti con la volgarità del mondo. Affermatosi negli anni Novanta con “Il pensiero meridiano”, originale rivisitazione della questione meridionale, Cassano è una persona abituata a guardare in faccia alla realtà. «Per anni – dice – mi sono esercitato a criticare il corporativismo dei professori universitari, a cominciare dalla pretesa di rinnovare il corpo docente con concorsi locali, o a spiegare che gli insegnanti delle scuole medie dovevano dedicare più tempo all’ aggiornamento. Ma quella di Berlusconi non è una denuncia dei mali per proporre una riforma, quanto un attacco frontale teso a delegittimare un’ istituzione fondamentale in nome di pretesi valori familiari, in realtà della pedagogia implicita a ogni azione del nostro premier: quella della propria esperienza personale. L’ obiettivo vero è decostruire l’ idea stessa di scuola pubblica, riducendola a un insieme di oneri non sostenibili in contraddizione con quanto avviene in altri Paesi dell’ Europa, dove anche con la crisi non sono stati fatti tagli a cultura e ricerca». Franco Cassano è convinto che la difesa dei valori tradizionali sia un paravento dietro il quale si nasconde una «deregulation all’ italiana» che vuole cancellare l’ etica pubblica così come l’ abbiamo conosciuta e al suo posto instaurare «un’ idolatria del successo basata sul qui e ora». Un serio progetto educativo, sostiene Cassano, «è l’ esatto contrario. Prima di tutto è memoria, studio del passato. E quindi è anche investimento sul futuro. In questo senso mi preoccupa l’ attacco alla scuola pubblica che è stata uno dei pilastri su cui si è fondato il nostro fragile e giovane Stato unitario». Cassano si riferisce non soltanto ai meriti della scuola di Stato nell’ alfabetizzazione di un Paese che nel 1861 aveva il novanta per cento di adulti che non sapevano leggere e scrivere, ma anche al contributo nel «processo di laicizzazione di una società troppo basata sul familismo». A questo punto, Cassano cita Francesco De Sanctis, «un pensatore laico che nel capitolo su Machiavelli e Guicciardini ci spiegò la differenza tra bene pubblico e i mali del “particulare”». C’ è da dire, conclude il sociologo, che «la scuola ha perso il suo prestigio perché non è più uno strumento di mobilità sociale come lo era stata sino agli anni Settanta del ‘ 900. Ma una cosa è parlare dei problemi e individuare una cura, un’ altra è affrontare con ostilità tutto un blocco sociale che non è organico ai tuoi disegni. C’ è una sproporzione tra il tipo di questioni sul tappeto e l’ attacco radicale lanciato».

Dino Messina

 

  • Chi è Franco Cassano. Nato ad Ancona nel 1943, insegna sociologia della conoscenza all’ università di Bari. Le opere Il sociologo si è affermato negli anni Novanta con «Il pensiero meridiano» (pubblicato da Laterza nel 1996), originale rivisitazione della questione meridionale. Con «Mal di Levante» (Laterza, 1997) e «Paeninsula» (Laterza, 1998) il professore universitario ha esteso il tema all’ Italia. L’ ultimo lavoro L’ ultimo libro (sempre pubblicato con Laterza) si intitola «L’ umiltà del male». Il riferimento è al Grande Inquisitore di Dostoevskij.


L’articolo è tratto dal Corriere della Sera del 17 aprile 2011

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