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Il Parlamento protegge i contribuenti in caso di aiuti alle banche in difficoltà

Tre normative UE per garantire che le banche si assumano i rischi di un fallimento piuttosto che fare affidamento sul denaro dei contribuenti sono state approvate dal Parlamento martedì. Due testi riguardano la ristrutturazione e la liquidazione delle banche in difficoltà, e un terzo impone che siano le banche, e non i contribuenti, a garantire il rimborso dei depositi correnti fino a 100.000 euro nel caso di fallimento di una banca.

2014-04-17_121058Queste misure completano il sistema di vigilanza bancaria unica, già in vigore, e fanno compiere all’UE un grosso passo in avanti sulla via dell’Unione bancaria.

Il Parlamento ha ottenuto concessioni sostanziali durante i negoziati con i ministri delle finanze durante i colloqui guidati da Elisa Ferreira (S&D, PT), in particolare sull’istituzione di un unico fondo di risoluzione di 55 miliardi di euro finanziato dalle banche. Il testo finale riduce notevolmente la possibilità che giochi di potere possano bloccare le misure da adottare per le banche e garantisce che il fondo sia istituito rapidamente e utilizzato in modo equo.

Nella direttiva su ristrutturazione e risoluzione delle banche, i cui negoziati sono stati guidati da Gunnar Hökmark (PPE, SE), i deputati sono riusciti a collegare qualsiasi utilizzo di denaro pubblico a procedure molto rigorose.

Le norme sulla garanzia dei depositi, aggiornate durante i negoziati guidati da Peter Simon (S&D, DE), permettono ai depositanti di ottenere il rimborso dei loro soldi molto più velocemente nel caso di fallimento di una banca e introducono l’obbligo per le banche di istituire dei sistemi di garanzia con denaro reale, piuttosto che con semplici impegni.

 

Le banche devono finanziare perdite e fondi di garanzia

Durante la crisi economica, le perdite di molte banche sono state trasferite sul contribuente, lasciando il valore delle banche stesse praticamente intatto. Il nuovo sistema di “Bail-in“, introdotto dalle due normative sulla risoluzione delle crisi bancarie, stabilisce invece che siano i proprietari della banca (gli azionisti) e i creditori (soprattutto i possessori di obbligazioni) a essere in prima linea per assorbire le perdite di una banca, prima che sia fatto ricorso a fonti esterne di finanziamento.

Le due normative sulla risoluzione bancaria imporranno inoltre alle banche di finanziare fondi di riserva per coprire ulteriori perdite dopo che è stato utilizzato il bail-in. I paesi dell’Unione bancaria (tutta l’Eurozona e, eventualmente, chi sceglie di farne parte) condivideranno un fondo unico di risoluzione di 55 miliardi di euro, finanziato dalle banche, che sarà creato gradualmente nel corso di 8 anni. Ai paesi esterni all’Unione bancaria sarà richiesto di istituire, entro 10 anni, un proprio fondo, sempre finanziato dalle banche, pari all’1% dei depositi coperti.

 

Meno ingerenza politica

I deputati hanno a lungo sostenuto che quando una banca naviga in cattive acque, le decisioni che ne conseguono devono essere basate su considerazioni tecniche, mentre alcuni Stati membri avrebbero preferito dare ai propri ministeri delle finanze un ruolo chiave nel decidere come gestire, caso per caso, l’utilizzo del fondo unico di risoluzione bancaria. Il compromesso finale limita in modo significativo la possibilità di esercitare pressioni politiche, al fine di consentire una risposta più equa, rapida e a costi minori alle eventuali difficoltà delle banche.

 

Correntisti meglio protetti

L’aggiornamento delle norme UE sul sistema di garanzia dei depositi obbligherà i paesi a istituire degli schemi di rimborso per i depositi garantiti (fino a 100.000 euro), finanziati dalle banche, nel caso la banca in difficoltà non sia in grado di farlo. In tal modo, i contribuenti non dovrebbero sostenere i costi di garanzia di tali depositi.

I deputati hanno infine garantito un rimborso più rapido. L’importo totale del deposito garantito sarà disponibile entro 7 giorni lavorativi e una somma di sussistenza (decisa paese per paese) entro 5 giorni. I deputati hanno anche inserito clausole che introducono la possibilità che, nel caso un correntista abbia temporaneamente sul proprio conto più di 100.000 euro (ad esempio a causa della vendita di una casa) tutto o una parte dell’importo in eccesso sia protetto per almeno 3 mesi.

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