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Il nuovo Parlamento europeo e le nuove sfide

Con il solenne insediamento a Strasburgo del nuovo Parlamento europeo del 14 luglio scorso e con l’elezione del Presidente Jerzy Buzek, il primo Presidente polacco del Parlamento europeo – simbolo di un’Europa finalmente unita – si è aperta ufficialmente la settima legislatura europea. Nella stessa giornata abbiamo ascoltato il Presidente uscente della Commissione europea José Manuel Barroso e il programma della Presidenza svedese. Saranno cinque anni segnati da nuove sfide politiche, istituzionali e sociali.
Innanzitutto la definitiva approvazione del Trattato di Lisbona, ovvero della Costituzione europea – sia pure non forte come quella da molti di noi auspicata – dopo il referendum che si terrà il 2 ottobre in Irlanda e la decisione che dovranno prendere i Parlamenti polacco e ceco. Se si riuscirà a superare positivamente questo delicato passaggio, il Parlamento europeo acquisirà più poteri d’iniziativa legislativa e di codecisione, aumenteranno le materie di diritto comunitario, crescerà la collaborazione con i Parlamenti nazionali, l’accessibilità e la semplificazione delle Istituzioni e degli strumenti comunitari per i cittadini europei e soprattutto si amplierà la gamma delle decisioni che potranno essere assunte a maggioranza dagli Stati membri e che quindi non potranno essere bloccate dal diritto di veto di un singolo Stato. Sarà anche significativa la novità di un ruolo più forte dell’Unione in politica estera con nuova figura di Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che sarà anche vicepresidente della Commissione.

Il nuovo Parlamento vede anche un’importante novità che riguarda noi Europarlamentari eletti nelle liste del PD, la nascita di un nuovo gruppo politico in Parlamento: l’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo (S&D), guidata da Martin Schulz, che avrà presto un nuovo statuto e che accoglie gli eletti nelle liste del PD e in quelle dei partiti socialisti, socialdemocratici e progressisti degli altri Paesi europei. Questo gruppo è oggi il secondo per numero di deputati, 185, dopo il Partito Popolare Europeo (PPE), con 265, e rappresenta elettori di tutti i 27 Paesi dell’Unione. In un Parlamento che vede la presenza di un significativo numero di deputati “euroscettici” (54) contrari al progetto di unità e di integrazione europea, è importante che la voce del nostro gruppo sia forte e coerentemente europeista.
Naturalmente i processi politici hanno bisogno di essere accompagnati e sostenuti da un’azione politica e culturale che dovrà vedere un forte coinvolgimento del nostro partito nel far si che la nascita di un nuovo gruppo politico non sia né la somma di delegazioni nazionali né un’operazione estetica, in cui si cambia solo l’etichetta, ma un reale avvio di una nuova sintesi di diverse culture politiche che riconosca piena cittadinanza alla cultura socialdemocratica, cattolico democratica e riformista europea.

Il 31 agosto si è poi concretamente avviata l’attività della nuova legislatura con le riunioni delle 20 Commissioni parlamentari e delle 2 Sottocommissioni, le nomine dei Presidenti e dei Coordinatori dei gruppi e le audizioni dei Ministri svedesi della Presidenza di turno dell’Ue e in alcuni casi di Commissari europei.
In queste sedute sono anche stati approvati i pareri delle Commissioni sulla parte di bilancio di rispettiva competenza presentato dalla Commissione europea per il 2010 e si è cominciato a delineare il programma d’attività.

Come avevo annunciato nel corso della mia campagna elettorale ho scelto di impegnarmi in tre commissioni: nella Commissione Cultura e Istruzione (CULT), nella Commissione Diritti della Donna e Uguaglianza di Genere (FEMM) come membro effettivo e, come membro sostituto, nella Commissione Occupazione e Affari Sociali (EMPL).
E’ di particolare importanza, infatti, nell’ambito degli obiettivi della Strategia di Lisbona per la crescita e la coesione sociale, sostenere e rafforzare il contributo del Parlamento europeo alle politiche dell’Unione per migliorare la qualità dell’educazione e della formazione professionale, per sostenere l’occupazione, soprattutto di fronte a una così grave crisi economica e finanziaria, per ripensare i sistemi di Welfare, anche attraverso una maggiore solidarietà fra generazioni e generi, per realizzare un vero pluralismo informativo e un più forte sostegno alle politiche culturali e artistiche dell’audiovisivo e per far procedere le pari opportunità e il gender mainstreaming.

In particolare nella Commissione Cultura e Istruzione ho rappresentato l’esigenza di rafforzare e di aumentare i finanziamenti per le politiche europee per i giovani, a fare di più della comunicazione uno strumento al servizio della conoscenza e della promozione dei diritti e dei doveri di cittadinanza e di rappresentare con efficacia di fronte all’euroscetticismo e all’aumento dell’astensionismo alle elezioni europee quale sarebbe il costo della “non Europa” per i cittadini dei 27 Paesi dell’Unione.

Nella Commissione Diritti della Donna e Uguaglianza di Genere, nella quale sono l’unica donna a rappresentare il PD, ho chiesto al Ministro svedese dell’integrazione e dell’uguaglianza di genere Nyamko Sabuni e alla Presidente della Commissione Eva-Britt Svensson di inserire tra le priorità tre punti:
1) La promozione del microcredito fra le donne (tema in discussione nella Commissione Occupazione e Affari Sociali)
2) Per il 2010, dichiarato Anno Europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, dedicare una ricerca e individuare un programma specifico sul tema donne e povertà.
3) In occasione della conferenza sulle strategie per combattere la violenza contro le donne, organizzata dalla Presidenza svedese, che si terrà a Stoccolma il 9 novembre, promuovere anche un confronto fra le normative sulla tratta degli esseri umani, che proprio due donne – la ex Commissaria svedese all’Immigrazione, Giustizia e Affari Interni, Anita Gradin e la ex parlamentare europea Paola Colombo Svevo – seppero imporre all’attenzione della Commissione europea e dell’Europarlamento a partire dal 1996.
Alcune delle priorità del programma di lavoro dei prossimi mesi di questa Commissione saranno il parere sulla direttiva sulla sicurezza e salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, tutte le attività legate alla Giornata Internazionale della Donna e la collaborazione con la futura presidenza spagnola dell’Ue.

Nella Commissione Occupazione e Affari Sociali ci sono importanti questioni su cui si deciderà, come la mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per contrastare la crisi, l’orario di lavoro per gli autotrasportatori autonomi e il sostegno per gli anni 2010-2013 alla piattaforma sociale del programma cittadinanza.
In particolare sono interessata a seguire due nuove proposte legislative che la Commissione avanzerà sulla base della Comunicazione “Un impegno comune per l’occupazione” del 3 giugno 2009. La prima riguarda un nuovo sistema di erogazione di prestiti di microcredito e la seconda la possibilità per l’Ue di anticipare gli stanziamenti per il Fondo sociale europeo, consentendo agli Stati membri di non effettuare cofinanziamento per il periodo 2009-2010 in ragione della crisi.

Il nuovo Parlamento si confronterà, infine, nelle prossime settimane con una scadenza politica molto delicata: l’elezione del nuovo Presidente della Commissione europea dopo la conferma da parte del Consiglio europeo dell’attuale Presidente José Manuel Barroso. Come è noto l’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici e il gruppo dei Liberl Democratici (ALDE) hanno espresso la loro contrarietà a tale rinnovo di fronte alla forte riduzione del ruolo della Commissione europea in questi ultimi anni e al suo essere diventata sempre meno capace di azione autonoma rispetto ai Ministri europei. I gruppi politici assumeranno le loro posizioni in merito nel corso delle riunioni previste per la prossima settimana a Bruxelles.

Come si vede il mio “apprendistato” come parlamentare europeo avviene in una fase particolarmente delicata, densa e interessante dell’Unione. A vent’anni dal crollo del muro di Berlino, nell’Europa a 27, che rappresenta oltre mezzo miliardo di cittadini, la sfida è ancora una volta – come spesso in questi 52 anni di storia comunitaria – di fare della crisi e delle nuove questioni che si pongono, a partire da quella dell’immigrazione, un’occasione di crescita, di spinta al rafforzamento dell’Unione e di ampliamento della partecipazione dei cittadini.
Il Parlamento è l’unica istituzione comunitaria che rappresenta direttamente tutti i cittadini europei. E dobbiamo, e possiamo, trarre da questa consapevolezza la forza di una nuova stagione politica.

Silvia Costa

 

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Presto vi comunicherò anche i miei nuovi recapiti dell’ufficio di Roma

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