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Il mio intervento alla celebrazione dei 150 anni della Società Geografica Italiana

società geografica

 

 

 

 

 

Caro presidente Sergio Mattarella,

Gentile presidente Filippo Bencardino,

Cari amici della Società Geografica italiana ed in particolare carissimo Franco Salvatori, Presidente onorario.

Cari ospiti europei e internazionali.

I 150 anni della Società Italiana di Geografia, il più antico sodalizio scientifico italiano in questo campo, sono la storia di una delle più affascinanti avventure della Conoscenza, dello studio e della ricerca, sul campo e teorica, delle relazioni tra l’umanità e il mondo, dalle prime grandi esplorazioni all’attuale approccio interdisciplinare e in un rivoluzionato contesto spazio/temporale  indotto dalle nuove tecnologie. Ne fanno fede la prestigiosa rivista che vive dal 1968, la ricchezza della biblioteca con i suoi 300.000 volumi e 500.000 periodici, la biblioteca- cartoteca con manoscritti e cartografia internazionale.

E’ stato detto che forse è finita la geografia come esplorazione di nuove terre, ma non lo è l’analisi di come l’umanità si relaziona allo spazio e come la società trasforma il territorio. La geografia ci aiuta a comprendere il mondo delle relazioni spaziali e storiche, ci chiarisce il senso della interdipendenza ambientale e culturale, sviluppa una più profonda capacità di leggere il territorio, i fenomeni epocali come le migrazioni, le relazioni tra queste e gli sconvolgimenti ambientali o politici, da’  un contributo alla cultura delle relazioni umane e della pace.

Eppure assistiamo ad una lunga fase, nel nostro paese, ma anche in Europa, di sottovalutazione dell’apporto insostituibile e crescente della disciplina della geografia che ha visto la riduzione dello studio, della ricerca e delle cattedre di geografia nelle scuole e negli Atenei, ma anche nei ruoli della PA e della politologia.

Una contraddizione: nell’era della interconnessione planetaria, che ci sfida a conoscere a capire le stratificazioni e gli intrecci tra civiltà ,culture e territori, per orientare le analisi e gli orientamenti geopolitici, ma anche per rendere più consapevoli le persone sullo spessore storico delle attuali ripartizioni geografiche e politiche, sembra che prevalga un nuovo oscurantismo, per cui le tecnologie sostituiscono la curiosità di conoscere e la fatica di capire la complessa contemporaneità .

Con una battuta potremmo dire che Google Earth non sostituisce ma amplia l’esigenza di Conoscenza, elaborazione e spiegazione dei contesti e delle dinamiche geografiche anche le tic sono un importante strumento di integrazione e sviluppo del pensiero e attività geografica.

Questo importante anniversario, che corona 150 anni di ampliamento dell’impegno della società geografica italiana e degli studiosi di geografia internazionali, su terreni innovativi e strategici, deve servire a rilanciare una attenzione in Italia ed in Europa su questa fondamentale disciplina, e sulle nuove opportunità di progettazione europea, anche alla luce degli obiettivi della nuova Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030, fondata sulle cinque P: persone, pianeta, prosperità, pace e partnership. Un dovere morale richiamato anche da Papa Francesco nella sua Laudato si.

La Società geografica italiana con la rete delle Società europee rappresenta infatti una delle filiere di eccellenza della cultura scientifica: promuovendo la cultura geografica e ambientale, ricerche e studi operativi, mette al centro della sua azione l’orizzonte geopolitico e umano, contribuendo a tracciare mappe fisiche ma anche concettuali che riducono lo spaesamento di un mondo iperglobalizzato. Per questo la  geopolitica ha bisogno di geografi e l’UE deve sostenere e interloquire di più con  la rete delle Società geografiche.

La Disciplina geografica consente un approccio trasversale e integrato tra competenze diverse, raccordate nella filiera antropologica e culturale, mettendo al riparo da interventi settoriali e squilibrati.

In particolare, oggi sono qui anche nel mio recente ruolo di Socio onorario, per testimoniare il grande e originale contributo che la Sgi ha dato e dà nell’ambito della educazione al patrimonio culturale e ambientale, alla sua decodificazione e valorizzazione, al riconoscimento e alla promozione della relazione tra paesaggio, patrimonio materiale e immateriale, alla costruzione della identità e del  dialogo interculturale e interreligioso.

Infatti la Società geografica italiana ha saputo affiancare sapientemente il nostro Paese, le istituzioni regionali e le autonomie locali nonché le associazioni impegnate in progetti di sviluppo territoriale con respiro europeo. Penso alla consulenza scientifica per gli interventi di recupero di antichi tracciati, nel comune impegno sugli itinerari culturali italiani ed europei, che abbiamo fortemente voluto rilanciare in Europa, anche in risposta a chi innalza muri; o alla vostra ricerca nell’ambito della riqualificazione urbana e delle periferie, ma anche dei borghi nell’anno a loro dedicato; o al contributo nel ripensamento di modelli di insediamento e di integrazione interculturale degli immigrati ; o alla vostra lettura di nuove prospettive per il  turismo sostenibile e responsabile, che riscopra il rispetto dei luoghi, la stratificazione storica dei percorsi.

In questo ambito è ormai un appuntamento consolidato con un pubblico più vasto il Festival della letteratura di viaggio, che si organizza qui a Villa Celimontana dal 2008, un confronto internazionale tra scrittori, ricercatori, viaggiatori e  protagonisti di nuove frontiere della conoscenza e della curiosità dei luoghi. Sono felice che l’edizione 2017 avrà una sezione dedicata a quella particolare letteratura da viaggio realizzata da migranti e rifugiati.

Sappiamo che la sfida della convivenza pacifica e’ strettamente collegata alla sfida culturale e alla conoscenza dell’intreccio delle culture e civiltà a partire da quelle del mediterraneo. Qui si gioca il futuro della pace e dello sviluppo e l’Italia con l’Europa deve svolgere il proprio ruolo, a partire da un grande contributo di formazione e di cooperazione anche culturale. Per questo conto su una forte interlocuzione con la rete delle società di geografia, in almeno tre importanti strategie che hanno visto la commissione cultura del PE protagonista nella proposta e nell’elaborazione.

 -            Il primo appuntamento sarà l’anno Eu del PC per il 2018, che sarà presentato a dicembre a Milano proprio a riconoscimento del ruolo che ha giocato l’Italia e che sarà una straordinaria occasione di valorizzazione della dimensione europea e nazionale del patrimonio culturale tangibile e intangibile e digitale.

-            La nuova strategia europea per le relazioni culturali internazionali, di cui sono relatore con Brok della Commissione affari esteri, che presenteremo in un seminario a Firenze dell’IUE dopodomani e che voteremo in luglio a Strasburgo.

-            La presentazione con il Consiglio d’Europa in settembre a Lucca dei trent’anni degli itinerari culturali europei come grande progetto che contribuisce a rifondare una identità europea condivisa nella valorizzazione e nel rispetto delle differenze linguistiche, culturali e territoriali come grande ricchezza dell’Europa.

Si tratta di appuntamenti che devono vedere il protagonismo delle Società europee di geografia come Partners scientifici, come experimental di progettazione partecipata e come ispiratori di innovazione e lesione sociale.

 

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