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“Il corpo delle donne, denudato, ridicolizzato, esposto, mercificato: è l’ora di dire basta”

corpo donneCon questa iniziativa – insieme alla collega Patrizia Toia – abbiamo voluto mettere al centro dell’attenzione, in vista della giornata della donna, la questione della rappresentazione delle donne nei media e nella pubblicità,a partire dal caso italiano, così efficacemente descritto dal documentario di Lorella Zanardo, Cesare Cantù e Marco Melfi.

Un documentario che é diventato in Italia e all’estero una delle testimonianze più eloquenti del grave tradimento della identità e del ruolo delle donne che si sta consumando soprattutto nelle televisioni ( private ma anche in quelle pubbliche), nella pubblicità e anche nei new media.

Da tempo credo che il nostro impegno politico, in Italia e in Europa, non possa ignorare – come per troppo tempo è avvenuto – la dimensione simbolica della comunicazione, che ha di fatto banalizzato la dignità umana, in particolare quella delle donne. E quasi un lavoro parallelo di destrutturazione dell’identità femminile, di stordimento delle coscienze, di riduzione della ricchezza della soggettività femminile a stereotipi seduttivi e artificiosi e ad un unico modello caricaturale.

In questa tragica sequenza, tratta da programmi di ogni ora del giorno e della notte, in fasce protette per i minori e nei talk show, nell´intrattenimento e nei programmi giornalistici, il corpo delle donne è denudato, ridicolizzato, esposto, mercificato.

Corpi con volti sempre più di plastica, alieni, senza personalità, età, rughe, espressione. Senza storia. E così il corpo e il volto – dice la Zanardo – perdono la loro funzione di mediazione, di comunicazione, di riconoscimento dell’altro come diverso o simile a sé e diventano prodotto da vendere.

Siamo consapevoli che questa deriva culturale ha prodotto una vera e propria mutazione antropologica e che l’immaginario delle nuove generazioni è stato profondamente devastato.

Questo abbrutimento mediatico consumato sull’immagine delle donne è anche l’effetto di un potere cui non corrispondono adeguate responsabilità, come quello dei media, specie in un Paese come l’Italia dove il Presidente del Consiglio è proprietario del polo privato e controlla quello pubblico di una guerra senza esclusione di colpi per conquistare aree di mercato su base nazionale e internazionale di una erosione – soprattutto in Italia – anche per la contiguità tra maggioranza politica e RAI – del senso di responsabilità e dei doveri del servizio pubblico.

Ma è anche frutto di inerzie culturali, di inadeguatezza e inefficacia dei sistemi di regolazione e codici di autodisciplina e di troppi silenzi. Anche tra le donne. Per timore di censurare, si è assistito alla più grande e invasiva opera di discriminazione della identità e della realtà delle donne: sono infatti state censurate la testa, i sentimenti, le competenze, la dignità delle donne.

In Italia questa azione continua da almeno quindici anni di uso e abuso delle donne come corpi ha ampliato a dismisura una logica di scambio tra favori sessuali, potere, posti di lavoro in TV o addirittura inserimento in liste elettorali da parte di alcuni leader di partito e di Governo. Cose purtroppo note e che sono state alla base della grande manifestazione del 13 febbraio, che ha coinvolto un milione di donne e uomini (anche a Bruxelles) proprio a partire dalla denuncia della offesa alla dignità delle donne (Se non ora,quando?).

Cosa si fa e si può fare di più, pur nel rispetto della sussidiarietà e della libertà di informazione in Europa?

Nel 2008 un Risoluzione del PE sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini impegnava la CE e gli SM a fare ricerche in questo campo anche comparative.

Ecco alcune proposte. La prima. La più recente ricerca su Donne in TV nei media in Ue, realizzata nel 2005 dal Censis con un progetto europeo approvato dalla CE, andrebbe aggiornata anche con il metodo segnalato dalla Zanardo: registe o autrici di vari Stati membri che facciano documentari analoghi per confrontare le diverse realtà.

Campagne di sensibilizzazione e di educazione tra i giovani e i docenti nelle scuole. Chiediamo che la DG Cultura sostenga progetti di divulgazione nelle scuole, di media literacy e di educazione alla lettura critica dei messaggi (esperienza Zanardo).

Formazione ai professionisti dei media e pubblicità: cosa si è fatto? Invito gli Ordini professionali e i professionisti della pubblicità a prendere una iniziativa europea,a partire dalla donne giornaliste.

Gli Stati membri sono stati invitati a provvedere con idonei mezzi (quali?) affinché la pubblicità garantisca il rispetto della dignità umana e dell´integrità della persona,non esaltino violenza o sessismo, ecc. Chiediamo un monitoraggio di tali azioni e strumenti.

Si chiedeva agli Stati membri una regolamentazione dei media in questo campo. Nell’ultimo contratto di servizio della RAI si prevede l’istituzione di un Osservatorio specifico ma solo sulle testate giornalistiche e solo sul servizio pubblico. Troppo poco. Chiediamo alla CE una verifica attuazione e confronto tra le diverse norme, codici, azioni positive.

Importante il recepimento delle proposte contenute nel parere della comm FEMM sull’impatto pubblicità sui comportamenti dei consumatori che illustrerà Antigone Papadopoulou tra cui un premio per le migliori pubblicità.

C’é poi un ambito dello stereotipo e della discriminazione delle donne nei media che riguarda anche l’attuale rivolta e repressione violenta in Africa e in Asia. Quali immagini ci rimandano i media del ruolo e delle presenza delle donne ? ben poco. Segnalo a questo proposito l’interessante iniziativa del 4 e 5 marzo a Roma, lanciata dalla rete delle giornaliste del Mediterraneo insieme alla FNSI, finalizzata a garantire strumenti per una plurale visione e rappresentazione delle donne nei media. Perché in queste rivolte in Africa e in Asia le donne rischiano di non avere diritto ad essere interpretate, ascoltate, rappresentate. Una doppia discriminazione.

 

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