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Il caso di Cintamani, giovane madre sfrattata
da un alloggio popolare occupato abusivamente

mamma-e-figlMi auguro che il sindaco di Roma Gianni Alemanno trovi immediatamente una soluzione per la giovane mamma Cintamani Puddu che con coraggio ha voluto tenere e crescere la propria bambina e che al momento si trova in una condizione di difficoltà per essere stata sfrattata da un alloggio occupato abusivamente in una delle costruzioni popolari dell’Ater, l’Istituto case popolari di Roma.

Ricordo che la Regione Lazio ha già attivato nel corso di questa legislatura un Piano casa straordinario e assolutamente nuovo rispetto alle precedenti amministrazioni, piano che tra l’altro prevede nell’assegnazione delle case per il punteggio anche la fattispecie di mamme sole. Poichè però l’attuale normativa del Comune di Roma non ha ancora recepito questo, ma può consentire soltanto una deroga alle persone sfrattate e non a quelle che occupano le case popolari senza titolo, deve essere il Comune ad attivare una iniziativa seria, organica e non solo emergenziale, che contempli, come abbiamo spesso chiesto, particolari sostegni a situazioni di questo tipo.

Ricordo che per far fronte alla situazione della signora Puddu il Comune può fare ricorso sia all’assegnazione di un alloggio temporaneo, sia al contributo alloggiativo coi fondi conferiti dalla Regione. Ma non bastano le soluzioni d’emergenza. E’ necessario rafforzare la rete di sostegno alla situazione di disagio delle mamme nella nostra città a partire per esempio da riserve alloggiative destinate a situazioni come questa, attivando convenzioni con alcune reti di servizi anche no profit presenti nel nostro territorio e migliorando l’entità degli interventi. Penso per esempio all’associazione Salvamamme che si occupa proprio delle mamme in difficoltà, a cui garantisce spesso sopravvivenza e accompagnamento anche attraverso altri interventi; penso anche ad aumentare il riconoscimento in termini finanziari delle rette delle case-famiglia o le Case della mamma, che ospitano le madri coi loro bambini, ma penso soprattutto all’attivazione di una rete di protezione sociale anche con un’assistenza economica alle mamme sole che potrebbero avere un’esistenza autonoma se solo fossero messe in condizione di farlo.

Questo caso, che spero possa trovare presto una soluzione, purtroppo non è un caso isolato e dimostra ancora una volta quello che ho avuto modo di dire anche a proposito delle priorità del nostro programma elettorale per la Regione Lazio, e cioè la priorità di un’attenzione intorno al sostegno e alla tutela della maternità e dei nuclei familiari nella nostra regione. Questo potrebbe diventare una vera priorità strategica perchè può dare sicurezza sociale, autonomia alle persone, sostegno al diritto alla maternità e non mettere le giovani donne difronte alla unica scelta di interrompere la gravidanza.

Silvia Costa

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