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I nostri punti per la Bonino

Oggi l’assemblea del Pd del Lazio si confronterà sulla proposta di candidatura di Emma Bonino alla presidenza della regione e necessariamente anche sugli indirizzi e i contenuti programmatici che il partito intende porre alla candidata e alla coalizione di centrosinistra.
Una convocazione che qualcuno voleva di sola ratifica ma che fermamente abbiamo voluto fosse un passaggio istituzionale e partecipato perché la base del Pd del Lazio, fin qui mortificata, possa esprimere la sua capacità di proposta e di rappresentanza.

Le preoccupazioni sulla strategia fin qui seguita e sulle modalità dell’adesione della segreteria nazionale e regionale del Pd alla candidatura di Emma Bonino a presidente della regione, che martedì ho espresso insieme ad altri nella direzione del Pd regionale, non possono né essere banalizzate né, all’opposto, diventare la ragione di un’uscita dal partito prima che si sia concluso il processo decisionale in corso e rinunciando a dare il proprio prezioso contributo anche nelle sedi interne.

Stiamo attraversando un passaggio molto delicato, dopo un’insoddisfacente e contraddittoria gestione della strategia per le elezioni regionali nel Lazio (e non solo) da parte della segreteria nazionale e regionale del Pd che ha messo in coda la nostra regione nelle trattative, ha inutilmente e troppo a lungo esposto la candidatura di Zingaretti, ha lasciato un vuoto politico che è stato intelligentemente utilizzato da altri e che ha sostanzialmente tolto al Pd il ruolo centrale che avrebbe dovuto e potuto esprimere. È stato praticamente annullato il ruolo della dirigenza regionale e vanificato il ricorso alle primarie, è stato tolto il diritto di parola e di consultazione ai quadri locali del partito e ai mondi che intendiamo rappresentare. Questo ha creato una frattura grave nei rapporti interni e nella credibilità esterna del partito, che sta provocando perplessità e interrogativi legittimi.

Una critica che ieri abbiamo mosso insieme a Morassut, a Moscardelli e ad altri esponenti dell’Area democratica e che non può essere ridotto a una semplice questione di metodo. Per questo abbiamo chiesto l’urgente convocazione dell’assemblea regionale del partito, e per questo alcuni di noi si sono astenuti in direzione.

Come cattolici democratici abbiamo dato vita, con chi viene da altre storie politiche, a quella novità culturale e politica rappresentata dal Pd, come partito laico e non laicista, riformista ma non anti sistema, capace di tenere insieme innovazione e equità sociale ed economica, con al centro il valore della dignità della persona, della famiglia e della solidarietà.
Una “novità” che ci affida un ruolo strategico e centrale non solo nelle coalizioni che andiamo a costruire e nelle indicazioni di personalità politiche che esprimiamo, ma anche nella capacità di interpretazione e di rappresentanza plurale di soggetti e istanze sociali.

Stupiscono alcuni commenti sommari, anche da parte di amici con i quali abbiamo condiviso fin qui un percorso politico, tesi a liquidare la problematicità della situazione o a farne solo una questione di metodo.
Non è in discussione la statura di Emma Bonino – con la quale peraltro ho condiviso alcune battaglie sui diritti umani – ma deve essere ancora discusso tra noi, nella coalizione e con lei quali priorità, quale profilo e quali vincoli programmatici intendiamo mettere alla base del nostro sostegno alla sua candidatura e alla comune campagna elettorale.

La precondizione deve essere il riconoscimento e il rispetto di tutte le culture politiche presenti nel nostro partito, chiarendo alcune questioni preliminari. Non intendiamo tornare allo steccato ottocentesco laici-cattolici ma interpretare i comuni valori della difesa della dignità della persona e dei suoi inviolabili diritti contemplati nella nostra Costituzione come feconda sintesi dell’umanesimo cristiano, liberale e socialista.

A questo proposito pongo tre questioni, come primo contributo, per molti di noi dirimenti anche rispetto ai programmi regionali, sulle quali intendiamo avere risposte soddisfacenti da chi dice avere valori comuni con il mondo cattolico più attento alla dimensione sociale:

1. La nostra Costituzione è laica ma non agnostica e delinea anche per la famiglia una precisa configurazione non confessionale ma giuridicamente e socialmente rilevante e specifica, tale da legittimare politiche dedicate.
2. La solidarietà sociale ed economica, secondo il dettato costituzionale, è un “dovere”, e non può essere tutta catalogata come assistenzialismo. Il crinale è nella sua capacità di promuovere insieme autonomia, condizioni di uguaglianza, relazioni sociali più significative ma anche di riconoscere il ruolo delle organizzazioni e delle associazioni che le tutelano. Per noi questo è un tema centrale.
3. Il rapporto tra istituzioni civili e religiose si basa sul rispetto reciproco, l’autonomia delle due sfere ma anche sulla capacità di collaborare per il bene comune.

La realtà di Roma e della regione è ricca di esperienze, pratiche e organismi realizzati dalla storia della Chiesa nelle sue componenti religiose e laiche. Riconoscere e valorizzare questi soggetti e questi servizi alla comunità è per noi un aspetto della cultura di governo che non fa coincidere il pubblico solo con la gestione pubblica ma con le garanzie di accessibilità, qualità ed efficienza che pubblico e privato devono assicurare anche in base al principio costituzionale del pluralismo nelle e delle istituzioni.
Su queste preliminari questioni e sulla capacità di condividere un progetto alternativo a quello della destra, sulla base del grande e innovativo lavoro realizzato dalla giunta di centrosinistra in questi cinque anni nel Lazio, ritengo debba essere esigente e rigoroso il confronto tra noi e con Emma Bonino.

Silvia Costa

 

Articolo pubblicato il 15 gennaio 2009 sul quotidiano “Europa”

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