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I giovani in Europa e in Italia

giovani europaQuesto l’intervento dell’on. Silvia Costa al convegno sul progetto Campus Leonardo tenutosi a  Palazzo Vecchio a Firenze l’8 maggio 2010.

I giovani tra i 15 e 29 anni, sono attualmente  in Europa ( Euyouth Report),  96 milioni, di cui 17 milioni in Italia (5 milioni tra i 15/19 anni; 52 milioni tra i 20/24 anni; 7 milioni tra i 25/29 anni, con una distribuzione che rispetta la media europea).

In particolare, dalle rilevazioni, emerge che :

-          più di 1/3 della fascia 15/24 , non è né a scuola, né occupato, né in formazione

-          metà dei giovani ventenni è già sul mercato del lavoro

-          1/3 degli occupati di 15/24 è studente o apprendista

-          metà degli occupati 15/24  lavora in attività a bassa qualificazione

-          il 40%degli occupati di 15/25  è stato assunto con contratto a tempo determinato mentre il 25% ha un lavoro part-time e il 4% è imprenditore di se stesso

-          per il 20,7% dei diplomati e per il 66% dei laureati occorrono 12 mesi di attesa prima di trovare lavoro.

A seguito della crisi economica in corso, il tasso di disoccupazione medio, ad aprile 2010, è sensibilmente aumentato toccando quota 20,6% (Italia 27,7%), su un tasso di disoccupazione totale del 10% (Italia 8,8%). In valore assoluto siamo in presenza di più di 5 milioni di giovani disoccupati.

Il dato impressionante è rappresentato dalla velocità con cui i fenomeni si manifestano e con cui il peggioramento della situazione si evidenzia, tanto da far prevedere (OCSE 2009) per l’anno in corso l’acutizzarsi di una vera e propria “crisi del lavoro”, pur in presenza di una debole ripresa.

In particolare nel nostro Paese, secondo l’ultima indagine trimestrale ISTAT sulle forze di lavoro:

-          il tasso di occupazione dei giovani 15/24 è calato dal 25,2% al 21,7% mentre per i 15/34 l’occupazione ha registrato una contrazione del 18% (127.000 posti cancellati su un totale di 380.000 )

-          sono 180.000 i lavoratori 25/34 , in possesso di titolo di studio universitario ma occupati come operati (10% dei lavoratori della stessa età)

-          sono circa un milione i giovani 18/24 , presenti nel mercato del lavoro, senza titolo o qualifica

-          il 75% dei contratti a scadenza riguarda i giovani 15/34

La crisi, oltre ad accentuare il dualismo del mercato del lavoro tra un’area di lavori standard e “tipici” e un’area di lavori flessibili , precari , a “scadenza”, senza tutele né legislative né contrattuali, poco rappresentati e assai meno “visibili”, avrebbe provocato anche un cambiamento nelle tradizionali strategie aziendali: “dentro le imprese” sono rimasti gli adulti e gli anziani protetti dagli ammortizzatori sociali ;“fuori” sono stati mandati in prevalenza i giovani, “licenziati” attraverso il non rinnovo del contratto, una volta scaduto il termine (solo il 3% dei contratti a tempo determinato, di collaborazione, di apprendistato è stato infatti rinnovato, senza contare la sorte dei giovani con la partita IVA).

Se si osservano i dati sull’istruzione e formazione, lo scenario si fa ulteriormente preoccupante:

-          infatti anche se l’80% dei giovani in Europa, tra i 25 e i 29 anni, ha completato il ciclo di studi secondario superiore (in Italia per i 15 enni il tasso è del 93%. Mentre per i 18 enni è del 74,1%), vi sono sei milioni di giovani tra i 18 e i 24  che hanno terminato esclusivamente gli studi obbligatori;

-          solo l’11,5% della popolazione di riferimento è iscritto all’Università, con una netta prevalenza della componente femminile;

-          anche se in diminuzione, la percentuale di abbandoni scolastici è ancora del 14,8% (in Italia è del 19,7%, mentre il 5,4% dei giovani 14/17  è fuori da qualsiasi percorso di apprendimento, corrispondente ad un valore assoluto di 125.853 unità);

-          il 15 % degli studenti ha più di 30 anni;

-          il 10% degli allievi non studia alcuna lingua straniera;

-          solo un terzo dei giovani proveniente da un ambiente familiare svantaggiato, riesce a completare gli studi superiori.

Le iniziative comunitarie

Anche se non sono previste competenze a livello europeo per armonizzare la legislazione degli stati membri in materia di politiche giovanili, tuttavia nel tempo si è cercato- incoraggiando gli scambi, la mobilità, il volontariato e promuovendo programmi per l’istruzione, la formazione, l’occupazione, la salute, l’affermazione dei diritti, la partecipazione- di rendere trasparenti e riproducibili le esperienze,di migliorare le relazioni e i rapporti, di rafforzare la cittadinanza attiva, di sviluppare la solidarietà promuovendo la cooperazione tra i Paesi.

I passaggi più significativi di questo percorso possono essere così ricostruiti:

a)       Dichiarazione di Bologna (1999) per la costruzione di uno spazio europeo dell’istruzione superiore

b)       Consiglio di Lisbona (2000) che si propone di raggiungere,  in particolare attraverso gli investimenti in capitale umano (istruzione, formazione, ricerca) la massima competitività dell’economia europea entro il 2010

c)       Consiglio di Barcellona (2002) in cui si sottolinea che la crescita dell’Unione Europea, deve essere il riferimento qualitativo a livello mondiale

d)     Processo di Copenhagen (2002) in cui si decide di rafforzare la cooperazione europea in materia di istruzione e formazione professionale

e)      Agenda di Salonicco (2002) in cui si stabilisce l’apertura dell’Unione ai Paesi dell’area balcanica

f)       Adozione del Patto Europeo per la Gioventù (2005) per migliorare l’istruzione e la formazione, la mobilità e l’integrazione professionale e sociale, per conciliare meglio vita privata e lavorativa

g)      Adozione da parte della Commissione (2005) di una Comunicazione per definire le modalità di attuazione di tale Patto ,che fanno riferimento a misure e programmi specifici europei

h)      Comunicazione della commissione (2007) in cui si affrontano i problemi della disoccupazione e della lacunosa istruzione di un numero crescente di giovani, sottolineando l’importanza di un maggiore coordinamento delle politiche che hanno effetti sulla condizione giovanile e proponendo una serie di nuove iniziative finalizzate a sostenere le transazioni e a gettare ponti tra i settori dell’istruzione, della formazione, del lavoro

i)         Comunicato dei Bordeaux (2008) in cui si prevede un ulteriore incentivo alla cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione professionale

l)         Consiglio dei Ministri dell’Istruzione (2009) in cui viene rilanciata la strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione e viene riconfermato il quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione

m)     Comunicazione della commissione (2009: “Una strategia dell’Unione Europea per investire nei giovani e conferire loro maggiori responsabilità”) in cui si stabiliscono tre nuove direttrici di marcia e cioè:  1) creare più opportunità nei settori dell’istruzione e dell’occupazione; 2) migliorare l’inserimento e la vita sociale;3) sviluppare la solidarietà tra i giovani e società. Tali obiettivi sono declinati in una serie di misure ed azioni

n)       Risoluzione del Consiglio (2009) per “Un quadro rinnovato di cooperazione europea in materia di gioventù (2010/2018)”, in cui si precisano gli obiettivi proposti dalla Commissione e se ne aggiungono di nuovi, associando imprenditorialità ad occupazione e creatività a cultura e sottolineando la necessità di un maggiore coordinamento nella gestione dei Fondi esistenti

  • o)       Relazione del Parlamento Europeo (2010) in cui si concorda sulla strategia proposta e si marca che istruzione, formazione, occupazione sono ambiti prioritari delle misure e degli interventi  – in presenza di una crisi economica che colpisce particolarmente i giovani – che vanno adeguatamene finanziati.

Va altresì ricordato che la Commissione, nell’anno passato, ha lanciato il “libro verde” per promuovere la mobilità dei giovani ai fini dell’apprendimento, realizzato in tutte le discipline e in tutti i contesti, aprendo una consultazione tra gli Stati Membri che si è chiusa il 15 dicembre 2009, nella convinzione, alimentata dall’esperienza più che ventennale di interventi specifici, che tale mobilità è un elemento fondamentale della strategia globale, volta a fornire all’Europa le competenze, le capacità necessarie per il futuro e a promuovere un senso più profondo di identità e di appartenenza, da sostenere con impegno e diffondere con ogni sforzo, facendone la regola da eccezione quale appare nell’attuale situazione (solo lo 0,3% dei giovani 16/29 , risulta ne abbia beneficiato).

Infine un particolare richiamo va al nuovo Trattato di Lisbona che, agli artt. 149 e 150, fornisce la base giuridica alla politica europea rivolta ai giovani, alla realizzazione del loro diritto di cittadinanza e alla partecipazione alla vita democratica,alla loro inclusione sociale, alla loro formazione, al loro inserimento nel mercato del lavoro, tutte materie adesso di  codecisione  tra Commissione, Consiglio e Parlamento Europeo.

In presenza di un Agenda sui giovani abbastanza impegnativa, per il  decollo delle politiche che non si devono fermare allo stadio delle enunciazioni o delle buone intenzioni,  il nodo rimane l’esigua dotazione finanziaria destinata, non in grado di sostenere i processi auspicati, considerata la congiuntura sfavorevole. Le proposte di intervento non sono infatti mai accompagnate dall’indicazione delle risorse aggiuntive necessarie, che presuppone la revisione del budget comunitario e la concentrazione dei fondi, dispersi tra molte misure e competenze, su alcune concordate priorità, da modificare, a seconda dei risultati del monitoraggio e della valutazione, di anno un anno, in un processo aperto e partecipato da parte degli stessi giovani.

I programmi comunitari

Le misure  e i programmi comunitari sono affidati , a livello nazionale,a tre strutture delegate : l’Agenzia Nazionale per i Giovani, del Ministero della Gioventù  che si occupa dei temi della mobilità e del volontariato (YOUTH –MOVE);  l’Agenzia dell’INDIRE/ANSAS che interviene con ERASMUS, COMEINUS, GRUNDTVIG sull’istruzione e  l’Agenzia Nazionale Programma LEONARDO dell’ISFOL che ha la competenza in materia di apprendimento e di occupazione. Tali Agenzie cofinanziano e gestiscono le procedure di attuazione degli interventi, in stretta collaborazione con la Commissione ma in sempre maggiore autonomia.

E’ in particolare con riferimento ai temi dell’istruzione, della formazione e del lavoro che i programmi hanno subito, per il periodo 2007/2013,una trasformazione significativa nell’ottica di un maggior coordinamento, della semplificazione amministrativa, di una migliore rispondenza alle finalità della strategia di Lisbona, ricomponendosi nell’ambito del LLP (lifelong learning program) che ha come obiettivi generali quelli di:

-          contribuire allo sviluppo dell’Unione, quale società avanzata, basata sulla conoscenza, con nuovi e migliori posti di lavoro, uno sviluppo economico sostenibile, maggiore coesione sociale, e garantendo una valida tutela dell’ambiente;

-           promuovere, all’interno delle Comunità, gli scambi, la cooperazione e la mobilità tra i sistemi  dell’istruzione e formazione, in modo che essi diventino un punto di riferimento per l’economia a livello mondiale.

La struttura del LLP comprende l’iniziativa COMEINUS, rivolta a favorire l’istruzione scolastica, ERASMUS per l’istruzione superiore e la formazione professionale di II livello, LEONARDO per l’istruzione e la formazione professionale e continua, GRUNDTVIG per l’educazione degli adulti, a cui si sono aggiunti ERASMUS-MUNDUS, che sostiene la mobilità e la cooperazione con i Paesi terzi nel settore dell’istruzione superiore e ERASMUS PER GIOVANI IMPRENDITORI, che promuove l’imprenditorialità e la competitività, l’internazionalizzazione e la crescita delle PMI nell’UE, favorendo il trasferimento di know how  e l’acquisizione di competenze di gestione e di direzione delle aziende.

I destinatari sono studenti e allievi, insegnanti e formatori, ricercatori, organismi e istituzioni scolastiche e formative, ONG, giovani imprenditori, imprese e parti sociali, Università e Centri di ricerca.

Gli obiettivi quantificati da raggiungere nel periodo 2007/2013 sono così determinati:

-          3 milioni di studenti con COMEINUS

-          3 milioni di studenti con ERASMUS

-          80 mila unità per anno con LEONARDO

-          7.000 unità per anno con GRUNDTVIG

che significa portare al 10% l’attuale numero di giovani che beneficiano degli interventi (0,3%). Anche se il livello appare ancora contenuto, si tratta di un obiettivo in termini economici, organizzativi, strumentali, davvero ambizioso e se si considera l’ammontare degli attuali stanziamenti, nonostante l’aumento di 3 miliardi deciso recentemente dal Parlamento Europeo per ERASMUS, addirittura velleitario.

-          Sarà necessario, pertanto,non solo rivedere l’allocazione del budget di riferimento ma soprattutto definire strategie che  realmente pongano la questione giovanile al centro della Programmazione dei Fondi Strutturali ,in particolare del FSE, questione sempre evocata ma mai affrontata realmente.

Negli anni c’è stato uno spostamento di interesse dall’ambito della formazione verso quello del lavoro da parte delle politiche comunitarie. In una fase come quella attuale occorre riorientarsi verso un approccio che privilegi la formazione. Gli ultimi studi dell’OCSE mostrano come sia necessario attivare quelle risorse-accantonate prima della crisi, per una filosofia che dava la priorità al lavoro- volte a finanziare l’acquisizione di competenze da parte delle persone più esposte a rischio di disoccupazione di lunga durata. Le misure e gli investimenti che favoriranno lo sviluppo di conoscenze e di saperi, aiuteranno i giovani a maturare quelle qualità richieste dalle imprese per occupare nuovi posti di lavoro e per svolgere i nuovi lavr i ,come i green jobs.

-          Si tratta anche, nello specifico, di portare avanti un’azione coordinata da parte dei vari soggetti interessati (amministrazioni e autorità locali e regionali, operatori scolastici e formatori, sistemi dell’istruzione e della formazione ma anche delle imprese … ) per superare le difficoltà e le criticità finora riscontrate, in particolare in materia di informazione, preparazione, servizi di assistenza e tutoraggio, erogazione di borse di studio e prestiti e, soprattutto, riconoscimento e validazione dei crediti comunque e dovunque acquisiti, tenuto conto delle buone pratiche esistenti, per es. con riferimento ai tirocini e al volontariato.

-          Secondo recenti indagini (ISFOL) una questione che negli ultimi tempi ha spinto i giovani studenti a riconsiderare la mobilità e a determinare ,per esempio, il “calo di popolarità” in Italia di ERASMUS- con la preferenza a concludere gli studi nel proprio paese, rimandando la partenza- oltre alle borse di studio di livello troppo ridotto, e alla preparazione linguistica insufficiente, è stata infatti la difficoltà a farsi riconoscere e validare le conoscenze e l’apprendimento maturati, specialmente in contesti informali e non formali. Dai dati relativi al placement, a seguito di esperienze di tirocinio e di stage all’estero, si evidenzia comunque che il mercato del lavoro comincia a premiare tali esperienze più di quanto non facciano i sistemi preposti alla loro certificazione, ancora allo stato embrionale.

-          Il problema cruciale che rimane da affrontare con strumenti diversi da quelli finora adottati; in presenza di una crisi finanziaria che sta diventando “crisi del lavoro” e che colpisce e colpirà sempre più i giovani, rimane comunque la precarietà diffusa di intere generazioni, a cui sta subentrando o a cui si sta  aggiungendo ,un fenomeno ancora più grave, che sembrava superato e cioè la disoccupazione di lungo periodo (12/24 mesi e più di attesa nelle transazioni tra scuola/formazione e lavoro e tra lavori).

-          I rimedi prospettabili, in discussione in Europa, nell’ambito della revisione della strategia di Lisbona per il 2020, (come nel dibattito interno al PD), riguardano la riforma reale del mercato del lavoro, con un approccio che vuole coniugare le flessibilità, ormai irrinunciabili per le imprese, e un sistema robusto di garanzie e di welfare rinnovato, contestualizzato alla realtà e ai bisogni del lavoro e dell’economia. In tale ambito l’orientamento più recente è quello di introdurre una base minima ma adeguata, di protezione sociale e di garanzia del reddito a carattere universale, non più collegato con l’esperienza di lavoro ma con la cittadinanza. Molti paesi hanno già regolato tale meccanismo secondo modelli differenziati (non sono presenti invece in Italia e in Grecia) ma ciò che ora è ritenuto urgente,è la messa a  confronto delle esperienze per l’individuazione delle buone pratiche , da condividere.

Altre proposte riguardano: la promozione di più efficaci Servizi per il Lavoro, per accompagnare le persone da posto a posto di lavoro – l’introduzione del contratto unico a tempo indeterminato, a tutele progressive (Italia); la revisione dei sistemi previdenziali, per rispondere alla discontinuità dell’occupazione e ai bassi salari di ingresso, ma anche iniziative che diano priorità agli investimenti in ricerca e innovazione, in formazione e istruzione.

Per elaborare strategie che risultino efficaci e allineate con gli obiettivi del contrasto alla crisi e della promozione della ripresa, occorre innanzitutto una base conoscitiva di largo respiro e nello stesso tempo   più dettagliata dei fenomeni e dei processi che si stanno sviluppando, con riferimento alla condizione giovanile – da analizzare comunque tenendo conto delle componenti di genere dei dati, non sempre disponibili. Le indagini longitudinali (annuali) dell’ISFOL sulle transizioni scuola- formazione- lavoro, sono un utile strumento per la costituzione di una piattaforma generale di informazione sui percorsi formativi dei giovani 16/25 anni, sugli esiti occupazionali e sui percorsi di inserimento nel mercato del lavoro e di avanzamento professionale, consentendo di esplorare anche il fenomeno della dispersione. Tali indagini presentano un forte raccordo con l’indagine OCSE- Pisa, condotta in Italia dall’INVALSI.

Sono altresì importanti le rilevazioni del Placement (ISFOL- biennale) nonché le indagini triennali su domanda e offerta di formazione iniziale – che vengono svolte in stretto raccordo operativo e metodologico con le rilevazioni INDACO sui percorsi di mobilità professionale e di transizione lavoro-lavoro.

Con un quadro conoscitivo meglio organizzato e con la volontà di procedere-insieme ai giovani e alle loro rappresentanze a livello nazionale e comunitario,- ad individuare proposte e soluzioni concrete per migliorare  l’istruzione , la formazione, il lavoro e ampliare la cittadinanza e la partecipazione alla vita sociale, potranno essere poste le premesse per un cambiamento sostanziale della qualità delle politiche , che investe contenuti e risorse.

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