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A Strasburgo giornata memorabile per la cultura e l’educazione nei Paesi dell’UE

Giovedì 12 maggio sarà una giornata molto importante per ciò che riguarda in genere la cultura in Parlamento europeo. Al termine di un duro ma fruttuoso lavoro condotto da me e dai colleghi del gruppo S&D in sede di Commissione CULT, approdano infatti in aula quattro relazioni in una discussione congiunta su Cultura ed educazione nell’UE che vi riassumo qui di seguito nelle linee generali.

La prima relazione è la risposta del PE alla Comunicazione della Commissione “Giovani in Movimento”, che si concentra soprattutto sugli aspetti educativi dell’iniziativa, che mira a ridurre il livello di abbandono scolastico, aumentare il numero di persone con istruzione superiore, migliorare l’attrattiva dell’istruzione e formazione professionale, e rafforzare il riconoscimento dell’istruzione non-formale e informale. La relazione chiede continui investimenti in materia d’istruzione e formazione a tutti i livelli per l’attuazione dei programmi di mobilità europea. Si chiede un rafforzamento del dialogo strutturato tra le istituzioni dell’UE e le parti interessate, e si invita la Commissione a raccogliere più dati sugli attuali ostacoli pratici alla mobilità. Inoltre, la relazione esorta gli Stati membri ad aggiornare i loro programmi di istruzione e formazione professionale per soddisfare le esigenze del mercato, alla luce delle nuove competenze e conoscenze che saranno necessarie entro il 2020. Gli emendamenti approvati da S&D rafforzano anche la necessità di mantenere, se non di aumentare, i finanziamenti per l’istruzione sia a livello degli Stati membri che dell’UE. La relazione è stata adottata in seno alla commissione CULT con 27 voti favorevoli e 2 astensioni..

La seconda relazione, adottata all’unanimità in CULT, riguarda l’apprendimento durante la prima infanzia nell’UE. Relatrice è la collega Mary Honeyball (S&D). Questa relazione d’iniziativa intende sottolineare ulteriormente l’importanza dei primi anni di apprendimento nell’UE. Adottando un approccio centrato sul bambino, la relazione promuove l’accesso universale alla Cura e all’Educazione della Prima Infanzia (CEPI), invita gli Stati membri a migliorare il coordinamento del lavoro sulle politiche e sui programmi della prima infanzia e chiede lo sviluppo di un quadro europeo che comprenda obiettivi e valori condivisi. Gli Stati Membri sono invitati a introdurre un sistema di qualifiche riconosciute per coloro che operano nel settore dei CEPI, al fine di creare standard professionali. Infine, la relazione consiglia alla Commissione di istituire un’unità per facilitare lo scambio di buone pratiche e promuovere programmi europei di scambi di educatori quali Comenius.

Alla dimensione culturale esterna dell’UE è relativa la relazione, anche questa approvata all’unanimità in CULT, che mette in risalto il ruolo che la cultura esercita nelle azioni esterne dell’Unione europea e pone le condizioni di uno sviluppo ulteriore. L’art 167  4 del TFUE, afferma che la cultura ha carattere trasversale e rilevanza su tutte le politiche dell’Unione. Nella azioni verso l’esterno, l’Europa può fare maggiormente tesoro dei suoi fondamenti, basati sui diritti umani e liberta democratiche di promozione della comprensione e di cooperazione: cultura e beni culturali, possono facilitare lo sviluppo, l’inclusione, la democrazia e la prevenzione dei conflitti. La diplomazia culturale e la cooperazione culturale già oggi promuovono e divulgano nel mondo i valori fondanti dell’UE e difendono i suoi interessi.

Nell’evoluzione del Servizio Europeo di Azione Esterna (SEAE) che prevede l’inclusione di un addetto culturale ed il raccordo con gli Istituti Nazionali di cultura, il ruolo della cultura sarà ulteriormente sviluppato ed integrato nelle azioni dell’Unione verso i paesi i terzi.
Il rapporto originale appariva generico e debole: sono stati presentati 189 emendamenti, di cui un terzo dal gruppo S&D. I 19 compromessi raggiunti coprono la maggior parte dei punti chiavi sollecitati da S&D. Tra essi: la valorizzazione della SEAE, la richiesta alla Commissione di tener conto della duplice natura dei beni e servizi culturali nelle negoziazioni degli accordi commerciali, secondo la convenzione UNESCO sulla protezione e promozione della diversità culturale, l’elaborazione di strategie coerenti per la mobilita degli operatori culturali e degli artisti con un visto analogo a quello in uso per i ricercatori scientifici.

Ed infine, last but not least, c’è il rapporto, del quale sono stata relatrice ombra per il gruppo S&D,  che ha lo scopo di sbloccare il potenziale delle aziende culturali e creative. Tema per il quale, sul finire dello scorso anno, a Roma, ho promosso un incontro fra gli stakeholder italiani, grazie ai quali ho potuto meglio comprendere e valutare quegli aspetti che sono stati poi oggetto dei numerosi emendamenti che a nome di S&D ho potuto presentare e portare all’approvazione.

Questa relazione è una risposta al Libro Verde della Commissione che riconosce l’importanza economica e sociale del settore e la sua peculiarità europea, il suo ruolo per difendere la diversità culturale, il suo potenziale economico ed occupazionale per aiutare l’Europa a superare con successo la difficile fase economica. Con la sfida della globalizzazione e l’era digitale, nuove opportunità si presentano per le Industrie culturali e creative, e per molti altri settori economici che beneficiano della creatività e delle competenze di queste imprese. Il rapporto d’iniziativa chiede che il settore sia aiutato a svolgere un ruolo propulsivo, forte della sua natura duale, tra valore intangibile e valore materiale, operando in condizioni imprenditoriali consone allo specifico di piccole imprese abitualmente poco capitalizzate e molto radicate localmente. La creazione di linee di sostegno delle ICC all’interno dell’iniziativa faro “Agenda digitale” , l’attivazione di un mercato interno europeo dei contenuti culturali e creativi, la valorizzazione dei “mestieri artistici”, la promozione dell’educazione artistica e culturale nella scuola, la miglior diffusione e circolazione delle opere nell’era digitale- con il riconoscimento agli artisti dei diritti di proprietà intellettuale-, sono articolati nel testo di 118 articoli. La cooperazione regionale e locale vi è fortemente sottolineata, così come il valore delle ICC per le relazioni dell’UE con i Paesi terzi.

Il testo presentato dalla relatrice è stato fortemente modificato dai contributi S&D, che con 70 emendamenti hanno ottenuto radicali miglioramenti, a partire dal seguito al Libro verde si chiede di dare attuazione e rilevanza con un Libro Bianco. Si è ottenuto inoltre la citazione delle responsabilità degli Stati membri nella salvaguardia e valorizzazione del proprio patrimonio culturale, il riconoscimento agli artisti dello statuto professionale previsto dall’UNESCO,l’inclusione dei settori della moda e del turismo culturale, l’accento sulla formazione professionale delle ICC e sul savoir faire dell’artigianato artistico, la digitalizzazione delle sale cinematografiche, il partenariato pubblico-privato ed il sostegno a misure fiscali promozionali, la declinazione a vantaggio delle ICC dei programmi esistenti sia in ambito specifico (Media, Cultura, Capitali europee della Cultura, Premio LUX, Itinerari culturali) che generale, all’interno di Europa 2020  (8° Programma quadro della ricerca, AGENDA digitale, fondi FSE e FERST, Cooperazione mediterranea). La relazione è stata approvata in CULT con 26 voti favorevoli, 0 contrari e 2 astensioni.

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    2 commenti for “A Strasburgo giornata memorabile per la cultura e l’educazione nei Paesi dell’UE”

    1. luisa saba scrive:

      cara silvia, lo sforzo per sostenere l’impegno europeo nella diffusione della cultura e della educazione è veramente encomiabile ed importante, anche se penso che , soprattutto da parlamentari della tua sensibilità e spessore, vada avviata una ricerca ed una riflessione sul perchè dei fallimenti , fino ad oggi, delle politiche europee su questi temi. Prendiamo la long life learning,su cui tanto ci siamo spesi : indirizzi sovranazionali tesi a farne l’asse portante della società europea della conoscenza fanno i conti con i mercati del lavoro regionali e locali più deboli ,dove la long life fa da copertura a regimi di lavoro sempre più precari e instabili,con persone espulse o emarginate perchè non riescono ad aggiornarsi e stare a passo con i tempi!! A chi sarebbero dunque destinati questi programmi di long life l learning?altrettanto vale per il tema della mobilità e l’acquisizione delle qualifiche , temi che tu conosci molto bene , tanto da sapere che questi processi si mettono in moto solo dove esiste una politica dell’orientamento scolastico e professionale. La quale, a sua volta, rappresenta una stada maestra per contrastare l’abbandono scolastico . Mentre per la difesa dei beni culturali, apprezzando veramente ciò che stai facendo per i cammini storici, penso che molto debba essere fatto sulla difesa delle identità linguistiche e delle pari condizioni tra i patrimoni linguistici dei paesi Ue. Può un ragionamento di puro risparmio economico giustificare l’espunzione dell’italiano , del portoghese, del greco etc dalle lingue ufficiali della unione? con un sardo Forza Paris ti rinnovo la mia amicizia e stima luisa saba

    2. Marianna Scibetta scrive:

      Cultura ed educazione incarnano le facce di una stessa anima. L’educazione muove dalla cultura, la cultura torna all’educazione, si tramanda e si vivifica attraverso di essa. E in un Paese come il nostro dove la Cultura è predominante in tutti i settori, perché tutti i settori attingono alle sue risorse come ad una dea di prosperità bisogna davvero investire e reinvestire su di essa per alimentarla e conservarla. Visto che tutto si ricollega al PIL ( e pare da recenti studi) a sua volta riconducibile alla “felicità”sociale, è evidente ormai che si assista ad una inversione di tendenza rispetto all’istruzione e alla educazione nel nostro Paese. Gli investimenti in fatto di scuola, università e ricerca si riducono. I “conti della serva” conoscono restrizioni proprio su un settore che non può e non deve svilirsi perché servo non è, anzi è fonte di quella formazione umana e professionale che allontana il mondo dalla schiavitù e dall’ asservimento.
      La scuola italiana, e mi riferisco soprattutto alla scuola primaria, era fino a non molti anni fa, una delle migliori in Europa e nel mondo, fucina di grandi fermenti culturali, pedagogici e di scienze didattiche. Era la scuola delle pari opportunità, dell’alfabetizzazione primaria, basilare e capace di fornire quelle strumentalità fondamentali dell’imparare ad apprendere che si completavano negli anni, in un percorso di crescita trasversale ed integrato a molte altre agenzie formative. Esperienze di programma e di apertura come il Comenius e molti altri,ci hanno dimostrato nel tempo il valore delle conquiste avvenute nel tempo per la scuola statale italiana capace di confronto e scambio con realtà plurime e diverse.Anche in fatto di diversità si assiste ad una pericolosa inversione di tendenza. Cambia e si riduce drasticamente l’intervento degli interventi specializzati per il sostegno agli alunni diversamente abili, cambia e si riduce l’intervento dei GLH ( Gruppi di Lavoro per l’Handicap). Grave situazione che incide sull’autentica possibilità di attuazione della integrazione scolastica che sottende ad una più significativa integrazione sociale delle Persone diversamente abili. E’ importante questa fondamentale conquista europea, approvata a Strasburgo sull’attività CEPI e sulla proposta di rendere obbligatorio almeno un anno di frequenza nella scuola dell’infanzia, perché la fascia d’età dai tre ai cinque anni è una “zona franca” che merita l’attenzione delle famiglie, della scuola e dello Stato: momento della crescita che va osservato e guidato pedagogicamente per creare gli orientamenti necessari all’istruzione e alla formazione più completa che si concretizzerà con gli anni. Ringrazio l’On. Silvia Costa per questo Suo impegno nel dare risonanza ai problemi dell’Istruzione italiana in sede europea, perché anche la Scuola italiana abbia un posto d’onore nelle discussioni internazionali come merita.

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