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Giornata mondiale del rifugiato, Costa (PD): il Gruppo S&D sarà dalla parte di una UE che non chiude le porte a chi fugge da guerre, persecuzioni, condizioni di povertà

 

 

 

 

 

 

Together in solidarity” è il titolo dell’incontro organizzato da S&D, a Bruxelles, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato e alla conferenza prenderanno parte 100 rifugiati provenienti da tutti i Paesi del mondo, alcuni dei quali porteranno le loro testimonianze. La giornata vuole essere un invito a non dimenticare mai che dietro ognuno di loro c’è una storia che merita di essere ascoltata.

Daremo la parola ai rifugiati e io ho invitato Ali  Ehasan, arrivato in modo drammatico dall’Afghanistan, laureato in diritto comunitario e ha scritto il libro “Stanotte guardiamo le stelle”. Fatima Abdurzakova, cecena, fuggita per tenersi la figlia che vive presso la cooperativa Karibu a Sezze. Lavora come mediatrice in una struttura a Roma e si occupa anche di eventi culturali. Borhan Alzibi, siriano, insegnante fuggito per non uccidere i suoi connazionali ora vive come rifugiato in Romania. Storie di sofferenze, di umiliazioni ma anche di chi è riuscito a ricostruire il proprio futuro, portando il proprio contributo alla società che lo ha accolto. L’incontro del 20 giugno invita a non dimenticare mai che dietro ognuno di loro c’è una storia che merita di essere ascoltata. La logica di chiusura che sembra prevalere in Europa in questi ultimi mesi ha portato molti Stati membri, tra cui la stessa Italia, a favorire politiche populiste o dichiaratamente xenofobe.

In questa atmosfera irrespirabile – riprende la Costa – S&D intende condividere una diversa narrazione, un messaggio positivo sulla integrazione dei migranti forzati quali unica via perseguibile per il miglioramento delle condizioni di vita di tutti i cittadini dei Paesi membri. Il gruppo intende inoltre chiarire, in vista delle prossime elezioni europee del 2019, che i Socialisti e Democratici sono e saranno sempre dalla parte di una UE che non chiude le porte a chi fugge da guerre, persecuzioni, condizioni di povertà endemica.

In questa legislatura, come gruppo S&D abbiamo lanciato la campagna EDUCA per raddoppiare le risorse destinate a fornire servizi educativi e scolastici a bambini e minori in condizioni di emergenza dal 2% al 4%. Obiettivo: assicurare un investimento minimo inteso a garantire l’accesso a un’istruzione di qualità per i minori. Grazie alla pressione esercitata da questo Parlamento, il budget aiuti umanitari UE destinata a progetti educativi in zone di crisi è andata via via aumentando nel tempo, dall’1% del 2011 fino all’8% del 2018 (pari a circa 80 mln).

Inoltre ci siamo battuti per giungere alla riforma della convenzione di Dublino e a garantire concretamente l’accesso ai servizi educativi per i bambini profughi e rifugiati con investimenti nella cooperazione allo sviluppo soprattutto nei paesi africani anche con progetti educativi, culturali e di microcredito.

Secondo l’UNHCR il fenomeno delle migrazioni forzate causate da guerra, violenze, povertà endemiche, carestie o disastri ambientali in tutto il mondo, ha avuto come conseguenza il livello più alto mai registrato di profughi. Secondo le statistiche dell’UNHCR, nello scorso anno  le persone costrette ad abbandonare il proprio contesto abitativo hanno sfiorato la cifra di 70 milioni (68,5). Il trend, purtroppo, è costantemente in aumento.

Inutile fingere, quindi, di non essere davanti a una crisi umanitaria di dimensioni epocali. Tra gli aspetti più preoccupanti del fenomeno, come probabilmente saprete, vi è l’età in cui si emigra: oltre il 50% dei profughi in fuga da tragedie nel mondo, è costituito da bambini. Tra questi, sono sempre di più quelli che viaggiano soli, senza un adulto di riferimento, alla mercé di trafficanti senza scrupoli, costretti a subire violenze e privazioni di ogni tipo.

Ma va sottolineato – prosegue la  Costa – che a reggere il peso maggiore di questi spostamenti massicci di persone, sono quasi esclusivamente i Paesi meno sviluppati: l’86% di quei 65,6 milioni, infatti si concentrano in gran parte in Africa, Medio Oriente, Asia Minore. In Europa le persone ospitate sono meno del 6%. È assolutamente pretestuoso quindi parlare di invasione del continente o di sistema al collasso. Al contrario, il fenomeno, sicuramente complesso e non certo di facile soluzione, andrebbe innanzitutto compreso a fondo senza però rinunciare ai principi improntati al solidarismo che hanno costituito fin dall’inizio l’Unione Europea.

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