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Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, Silvia Costa: “Battaglia europea, ma l’Italia…”"

femminicidioRoma, 25 novembre 2013 - “Prevenire e reprimere la violenza contro le donne è una comune battaglia italiana ed europea su cui oggi possiamo fare un bilancio che, dal punto di vista delle norme e degli strumenti messi a punto, presenta luci ed ombre” - è quanto ha dichiarato oggi l’europarlamentare PD/S&D Silvia Costa in occasione della celebrazione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne.

Se da un lato infatti l’Italia si presenta con le carte in regola per avere ratificato, lo scorso maggio, la Convenzione di Istanbul e per l’approvazione della legge contro il femminicidio con la importante previsione di un piano nazionale, di formazione degli operatori e di sostegno economico ai centri antiviolenza e le case rifugio - ha detto Costa -  dall’altro non risultano ancora ratificate le due importanti direttive europee che ho seguito come relatore-ombra S&D in Parlamento Europeo: la direttiva sulla tratta di esseri umani e quella sull’Ordine di Protezione Europeo, cui si aggiunge quelle sulla tutela delle vittime di violenza“. 

In particolare se è vero che le previsioni sulla tratta del Testo Unico Turco-Napolitano del 1998 hanno fatto scuola in tutta Europa  - ha precisato Costa - è altresì vero la direttiva obbliga gli Stati Membri a sviluppare una comune strategia non solo nella repressione ma anche nel reinserimento delle vittime, e prevede un coordinatore nazionale antitraffico che entrerà a far parte del network dei 28 Stati Membri con il coordinatore europeo antitraffico già designato, Mirya Vassiliadou”.

Per quanto riguarda l’OPE, che garantisce condizioni equivalenti di protezione a tutte le donne minacciate in qualunque paese europeo si trovino, il mancato recepimento della direttiva mette a repentaglio la vita e la sicurezza sia di donne italiane in altri paesi europei, sia di altre cittadine dell’Ue nel nostro paese” – ha spiegato l’eurodeputata. 

Ritengo che a fronte dell’allarmante andamento delle violenze e delle morti di donne nel nostro Paese, abbiamo ancora di più il dovere di guardare ad alcune esperienze europee di segno positivo – ha concluso Costa – che riguardano la creazione o il rafforzamento di servizi di consulenza e mediazione familiare che aiutino e prevengano le patologie delle relazioni di coppia e recuperino la persona violenta”.

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