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Gianni Pittella (S&D): La verità su reddito di cittadinanza e fondi europei

 

 

 

 

 

La Ue ha assegnato 44,7 miliardi di euro di fondi all’Italia per il settennio 2014-2020. Se a questi si aggiunge il cofinanziamento nazionale, pari a 31,5 miliardi, si ha un totale di circa 76,2 miliardi di euro.

Questo budget è rappresentato dai cosiddetti Fondi Strutturali e di Investimento Europei (Fondi SIE) che ricomprendono il FESR, per imprese, competitività e infrastrutture, il FSE, per persone e servizi, il FEASR, per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, il FEAMP, per gli affari marittimi e la pesca.

Il Fondo Sociale Europeo con cui il Ministro Di Maio intenderebbe finanziare il “reddito di dignità“, rappresenta quindi per il Italia il 23,3% della dotazione complessiva, per un totale di poco oltre 17,7 miliardi (di cui 10,4 di FSE). Al 31 dicembre 2017, la dotazione del Fondo Sociale Europeo in Italia è già totalmente programmata per 21 Programmi operativi regionali (Por), uno per ciascuna Regione e Provincia autonoma, e 8 Programmi operativi nazionali (Pon).

La ripartizione del budget totale del FSE, secondo i 12 temi individuati dalla Commissione Europea per tutti i Fondi strutturali, vede programmati 3,8 miliardi per interventi di inclusione sociale (Obiettivo tematico 9), 5,5 miliardi per interventi di formazione ed educazione (OT 10), 6,7 miliardi per interventi per l’occupazione di qualità e sostenibile (OT 8), 1 miliardo per interventi per migliorare l’efficienza della PA (OT 11), 0,6 miliardi per azioni di assistenza tecnica per l’implementazione dei programmi.

La proposta avanzata dal M5S sarebbe, dunque, quella di utilizzare tutta la dotazione dell’OT 9 del FSE (inclusione sociale) per il reddito di cittadinanza(circa 3,5 miliardi). Questa ipotesi ha evidentemente dei buchi, soprattutto per ciò che riguarda le coperture economiche.

Tale scelta infatti comporterebbe la necessaria non considerazione di quanto già impegnato in maniera vincolante (progetti e interventi già selezionati) sull’OT 9, riguardante l’inclusione sociale (oltre 1,5 miliardi di euro), lo spostamento di tutto quanto già programmato con una eventuale ripianificazione da negoziare con la Ue, requisendo di fatto alle regioni e agli altri ministeri e città metropolitane tutto quanto già previsto per le stesse finalità, lo spostamento di tutto il budget su una sola azione dell’OT 9, per un totale stimabile in poco meno di 2 miliardi, che dovrebbe coprire invece gli interventi programmati fino al 2020 con possibilità di spesa fino al 2023 (come previsto dai regolamenti UE), l’impossibilità di prevedere altri interventi sui temi dell’inclusione per i soggetti svantaggiati (servizi di cura, asili nido, politiche per gli anziani), per la legalità (supporto per il recupero sociale dei beni confiscati), per l’ integrazione sociale delle minoranze (inserimento scolastico e abitativo di rom, sinti e camminanti).

Insomma si vorrebbe mettere in moto un complesso e lungo processo di riprogrammazione di tutti i programmi del Fondo Sociale Europeo, azzerare di fatto gli interventi per l’inclusione sociale in capo alle regioni e alle città metropolitane, per arrivare a racimolare meno di 2 miliardi di euro, bastevoli a coprire circa un decimo del reddito di cittadinanza per un solo anno.

Chiedo al ministro Di Maio: non è meglio insistere sul reddito di reinserimentogià realizzato dal governo Gentiloni, rafforzandolo, invece di imbarcarsi in una operazione lunghissima, difficilmente realizzabile e lesiva delle prerogative delle Regioni e di altri soggetti sociali che sarebbero privati di misure già programmate?

(@Huffpost)

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