- Silvia Costa - http://www.silviacosta.it -

Famiglia Cristiana, Palazzo lontano e sui giovani solo vuote promesse

Vorrei sottoporre alla vostra attenzione un editoriale pubblicato sull’ultimo numero del settimanale cattolico “Famiglia Cristiana”. SC

Finalmente, qualcuno li ha incontrati. Disponibile ad ascoltarli e a coglierne le ragioni. Cosa sempre più rara di questi tempi. Sì, perché ormai tutto è deciso dall’alto. Nessuna consultazione con chi ha esperienza e competenza. Per soluzioni condivise e praticabili. O con chi, semplicemente, è parte in causa. Perché è in gioco la propria vita. Oggi conta di più affermare i princìpi, magari con la forza, piuttosto che trovare vere soluzioni ai problemi. Qualunque sia il tema. È la politica degli annunci e dei rimandi.

E c’è di peggio. Importanti provvedimenti, come testamento biologico e fine vita, si fanno solo per scompaginare le file avverse. Per mettere in difficoltà, evidenziare contraddizioni e divisioni. Stesso discorso per il “quoziente familiare”. O meglio, il “Fattore famiglia”. Non più necessità vitale e inderogabile per le famiglie, soprattutto con figli. Ma merce di scambio per riagganciare forze politiche. Per qualche voto in più. Per galleggiare, comunque.

C’è voluto un anziano e saggio presidente, come Napolitano, per far capire che i giovani sono il nostro futuro, il futuro del Paese. Su cui investire. Con fiducia e nel dialogo. Non isolando e blindando il Palazzo, ma lasciandoli “esprimere”. Pacificamente, come essi stessi vogliono. Difendono un loro diritto. Una speranza per l’avvenire. Quella che gli abbiamo “rubato”, rendendoli precari a vita. Nel Paese la disoccupazione è all’8,7 per cento. Ma per i giovani cresce in modo esponenziale. Nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni il 29,2 per cento è disoccupato: quasi uno su tre. Peggio al Sud. I migliori, poi, fuggono all’estero. E ora si spera di farli tornare con facilitazioni di piccolo cabotaggio. “Lacrime di coccodrillo”, dopo averli “massacrati”.

L’Italia non è Paese per giovani. Non li ama. Non valorizza freschezza, vitalità ed entusiasmo. Da noi, invecchiano prima del tempo. Di delusione e amarezza, dopo anni di studi e sacrifici. Per la prima volta, i figli non miglioreranno le proprie condizioni di vita rispetto ai genitori. Come è stato per tutti noi. I giovani sono alla perenne ricerca del posto. Facile solo per chi appartiene alla “famiglia”, con assunzioni in blocco e chiamata diretta. Pur in assenza di qualità. Vedi Roma e Venezia, in perfetto stile bipartisan.

Se il Palazzo è lontano dai cittadini, lo è ancor di più dai giovani. In modo allarmante. Cresce un malessere diffuso. E nessuno che se ne preoccupi. Anzi, li si illude con facili scorciatoie. O con ottimismo a basso costo, per nascondere dure realtà. Come la disoccupazione. È giusto pensare in positivo, purché ognuno si assuma le proprie responsabilità. Nella solidarietà tra le generazioni. Tra padri e figli. «Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa », ha ammonito Napolitano, «la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti ». La stessa democrazia è in scacco.

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