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Famiglia Cristiana, Palazzo lontano e sui giovani solo vuote promesse

Vorrei sottoporre alla vostra attenzione un editoriale pubblicato sull’ultimo numero del settimanale cattolico “Famiglia Cristiana”. SCNapolitano incontra delegazione studenti

Finalmente, qualcuno li ha incontrati. Disponibile ad ascoltarli e a coglierne le ragioni. Cosa sempre più rara di questi tempi. Sì, perché ormai tutto è deciso dall’alto. Nessuna consultazione con chi ha esperienza e competenza. Per soluzioni condivise e praticabili. O con chi, semplicemente, è parte in causa. Perché è in gioco la propria vita. Oggi conta di più affermare i princìpi, magari con la forza, piuttosto che trovare vere soluzioni ai problemi. Qualunque sia il tema. È la politica degli annunci e dei rimandi.

E c’è di peggio. Importanti provvedimenti, come testamento biologico e fine vita, si fanno solo per scompaginare le file avverse. Per mettere in difficoltà, evidenziare contraddizioni e divisioni. Stesso discorso per il “quoziente familiare”. O meglio, il “Fattore famiglia”. Non più necessità vitale e inderogabile per le famiglie, soprattutto con figli. Ma merce di scambio per riagganciare forze politiche. Per qualche voto in più. Per galleggiare, comunque.

C’è voluto un anziano e saggio presidente, come Napolitano, per far capire che i giovani sono il nostro futuro, il futuro del Paese. Su cui investire. Con fiducia e nel dialogo. Non isolando e blindando il Palazzo, ma lasciandoli “esprimere”. Pacificamente, come essi stessi vogliono. Difendono un loro diritto. Una speranza per l’avvenire. Quella che gli abbiamo “rubato”, rendendoli precari a vita. Nel Paese la disoccupazione è all’8,7 per cento. Ma per i giovani cresce in modo esponenziale. Nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni il 29,2 per cento è disoccupato: quasi uno su tre. Peggio al Sud. I migliori, poi, fuggono all’estero. E ora si spera di farli tornare con facilitazioni di piccolo cabotaggio. “Lacrime di coccodrillo”, dopo averli “massacrati”.

L’Italia non è Paese per giovani. Non li ama. Non valorizza freschezza, vitalità ed entusiasmo. Da noi, invecchiano prima del tempo. Di delusione e amarezza, dopo anni di studi e sacrifici. Per la prima volta, i figli non miglioreranno le proprie condizioni di vita rispetto ai genitori. Come è stato per tutti noi. I giovani sono alla perenne ricerca del posto. Facile solo per chi appartiene alla “famiglia”, con assunzioni in blocco e chiamata diretta. Pur in assenza di qualità. Vedi Roma e Venezia, in perfetto stile bipartisan.

Se il Palazzo è lontano dai cittadini, lo è ancor di più dai giovani. In modo allarmante. Cresce un malessere diffuso. E nessuno che se ne preoccupi. Anzi, li si illude con facili scorciatoie. O con ottimismo a basso costo, per nascondere dure realtà. Come la disoccupazione. È giusto pensare in positivo, purché ognuno si assuma le proprie responsabilità. Nella solidarietà tra le generazioni. Tra padri e figli. «Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa », ha ammonito Napolitano, «la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti ». La stessa democrazia è in scacco.

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