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Europa, Silvia Costa: Il sogno europeo riparta dalla cultura e dai giovani “euroimpazienti”

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“Il sogno e il progetto dell’Unione europea può ripartire solo dal suo straordinario patrimonio culturale, dalla centralità dell’educazione, dalle nuove generazioni”. Inizia così la riflessione di Silvia Costa alla manifestazione organizzata dagli europarlamentari del Pd-S&D “Il futuro si chiama Stati Uniti d’Europa”. Undici tavoli di lavoro tematici coordinati dagli eurodeputati del Partito Democratico, per definire, insieme ad esperti e cittadini, la visione sul presente e il futuro dell’Europa. L’ex presidente della Commissione Cultura del PE e attuale capogruppo di Pd-S&D, che ha coordinato il tavolo sulla cultura e l’educazione, invita a trovare “una nuova narrazione che riscopra la vitale complessità di una storia intrecciata di popoli e culture, di conquiste e di sconfitte; l’infinita rete di relazioni e itinerari percorsi da artisti, pensatori, mercanti, pellegrini; la straordinaria ricchezza della sua diversità linguistica e culturale che nei secoli ha saputo riconoscere valori comuni e costruire una civiltà spirituale, giuridica e democratica in nome della centralità della persona, dello stato di diritto, della solidarietà”.

LA SUSSIDIARIETÀ È DIVENTATA UN ALIBI

Sotto i colpi della crisi finanziaria, che poi è diventata economica, sociale e politica – ricorda Silvia Costa – “abbiamo rischiato di smarrire la via, additando l’Europa come il problema e non come la soluzione, rinunciando a condividere libertà e responsabilità anche nella fatica del dialogo e della Cooperazione”. Ma questo è avvenuto anche perché “sono prevalse logiche tutte economiche, giuridiche e tecnologiche, a salvaguardia delle regole del mercato unico. E non procedendo in parallelo con la costruzione di una effettiva cittadinanza europea e di uno spazio europeo della educazione, della cultura e della creatività: le fonti della vera innovazione e coesione sociale. La sussidiarietà, per cui le competenze restano agli Stati membri in tali materie (in nome della diversità culturale ed educativa) è diventata l’alibi per non creare le basi e le infrastrutture permanenti in grado di aprire i sistemi, farli dialogare tra loro, rendere accessibili a tutti la costruzione di curricula e percorsi europei”.

DARE RISPOSTE DI SISTEMA

Erasmus, Etwinnings, Europa dei cittadini, Europa creativa, “hanno indicato la strada, certo, e sono stati e sono grandi programmi visionari”. Ma è arrivato il tempo, spiega ancora la Costa, anche con il digitale e la rete, di “alzare lo sguardo e capire che vanno date risposte di sistema alla richiesta di mobilità, alla internazionalizzazione dei curricula, alla formazione dei docenti, alla costruzione di partenariati educativi e formativi, alla definizione di un quadro di mutuo riconoscimento di borse, servizi e prestazioni”. E la cultura, “come quarto pilastro dello sviluppo sostenibile, deve assumere un ruolo centrale nella costruzione di una Unione Europea fondata sulla unità nella diversità, perché è la più straordinaria risorsa di crescita personale, comprensione reciproca, innovazione sociale, qualità della vita”.

I GIOVANI NON SONO EUROSCETTICI MA ‘EUROIMPAZIENTI’

Per questo, aggiunge, “mi sono battuta in questi anni, nel Parlamento europeo, per l’obiettivo di un Anno europeo del Patrimonio culturale e per la realizzazione di uno spazio europeo dell’educazione. Per ‘appendere al cielo di una idea’ (come ha scritto qualcuno) la soluzione dei problemi di senso prima che politici che vive l’Europa e per ricreare una grande alleanza con le nuove generazioni e con gli spiriti liberi e innovatori per restituirle onore, significato e futuro. Perché gli Stati Uniti d’Europa sono l’orizzonte nel quale si può ricomporre la dimensione locale e la comunità sovranazionale, la lingua minoritaria con l’universalità della musica, il locale con il globale. Nella ricchezza di una identità europea molteplice e dinamica. Ma con valori certi e forti”. E in questa ricerca, conclude Silvia Costa, “i giovani la vivono e lo sanno, non sono euroscettici ma Euroimpazienti. Per questo sono i nostri naturali alleati. Da qui dobbiamo riprendere il cammino. Con fiducia”

(AgCult)

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