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Europa Creativa, competitività e crescita possibili solo investendo sulla cultura

Ecco il testo dell’intervento di Silvia Costa, relatrice per il Parlamento Europeo sul programma “Europa Creativa” che è stato al centro di una conferenza promossa dal gruppo S&D. Alla conferenza, che si è tenuta il 17 ottobre 2012 a Bruxelles, ha fatto registrare una notevole presenza di stakeholder, che hanno in larga parte condiviso l’impianto della relazione, e di una delegazione di amministratori locali del Lazio.

 

Sono particolarmente lieta di questa occasione di confronto in casa S&D perchè sono convinta che Europa Creativa non veicoli soltanto norme utili al supporto di un settore di cruciale importanza, ma sottintenda anche una visione della società e della convivenza europea. Il settore culturale e creativo, il cui perimetro – nella definizione di Europa creativa – include anche tutto l’audiovisivo, è oggetto di uno strano strabismo. Per un verso, sembra che l’Unione europea lo riconosca a pieno titolo tra i motori dello sviluppo europeo, perchè rappresenta, come la cuspide di un arco, il punto di equilibrio tra ragioni economiche e ragioni socio/educative. Per un altro, l’attenzione che si rivolge al settore rimane marginale e fatica a trovare spazio tra le emergenze del contesto economico e finanziario a cui si indirizzano i Fondi strutturali e gli altri programmi maggiori riguardanti l’innovazione e la competitività.

Rivendico a noi, alla storia e alla sensibilità S&D una visione dell’Europa che evita questo strabismo perché mette al primo posto della crescita la qualità della convivenza, che nella cultura si esprime.

Il rilancio della competitività europea non può avvenire senza investire nella cultura e nella creatività, settori strategici per la programmazione comunitaria del prossimo settennio. Dalla Commissione è arrivato un segnale positivo, che si è manifestato attraverso il programma Europa Creativa, sul quale come sapete ho presentato lo scorso lunedì la mia relazione in Commissione Cultura, e che prevede lo stanziamento di 1,8 miliardi per il periodo 2014-2020: un aumento di budget del 37% rispetto al settennio precedente.

Risorse ancora limitate, che possono però rappresentare un dato significativo in presenza di alcune condizioni che ho posto nella mia relazione: innanzitutto, che all’interno di Europa Creativa i marchi Cultura e Media, che esso integra, mantengano autonomia, budget, obiettivi e priorità specifici. Inoltre, che sia meglio definito il nuovo capitolo transettoriale che comprende politiche transnazionali e un nuovo strumento finanziario di garanzia dei prestiti alle PMI e ai progetti in campo creativo e culturale. In terzo luogo, che i fondi stanziati si integrino con altre linee di finanziamento come le politiche di coesione, l’agenda digitale, le risorse previste da Horizon 2020 per ricerca e innovazione e il programma sull’educazione e il lifelong learning.

Ho richiesto che venga definita all’interno del Regolamento la ripartizione percentuale delle risorse in almeno il 55% per Media, almeno il 30% per Cultura e al massimo il 15% per l’ambito transettoriale, con l’obiettivo di porre cultura, creatività e patrimonio culturale e europeo al centro di un circolo virtuoso fondato sul riconoscimento del loro valore materiale e immateriale, e non solo economico. Esso va sostenuto attraverso adeguate azioni di valorizzazione ed educazione culturale, filmica, audiovisiva, digitale e con l’incoraggiamento della libertà di espressione delle persone, della circolazione delle opere e della mobilità formativa e professionale degli artisti, a vantaggio della qualità della convivenza nelle comunità e del superamento della frammentazione, per l’affermazione dell’Europa come soggetto competitivo di mercato.

Questo è il senso delle proposte che ho presentato al Parlamento Europeo, che riguardano da un lato la struttura, la ripartizione del budget, la governance, il ruolo delle agenzie nazionali, il ruolo del Parlamento e dall áltro i destinatari, le priorità, le misure e le azioni. Avete il testo degli emendamenti, e con molti di voi abbiamo avuto modo di confrontarci. Cito perciò solo alcuni punti: il sostegno alle traduzioni, al doppiaggio e alla sottotitolazione, il riconoscimento del ruolo e della professionalità degli artisti, e in particolare delle donne e dei giovani.

L’Europa stessa deve proporsi come promotore della circolazione delle opere incoraggiando la valorizzazione delle diversità e il rafforzamento dell’identità comunitaria. In questa direzione vanno i cambiamenti che ho proposto per l’integrazione pubblico-privato e lo sviluppo di nuovi modelli di business che incidano efficacemente sui meccanismi di produzione e di distribuzione delle opere.

Sul fronte dell’innovazione, ho proposto misure più esplicite a favore della conversione delle sale al digitale e del superamento dei rischi connessi allo switch off preannunciato dalle major, e sostenuto l’implementazione di sistemi distributivi, come quello satellitare, che massimizzino le economie e rendano praticabile la multiprogrammazione.

Sostengo inoltre la creazione di piattaforme online di offerta legale di opere audiovisive europee che garantisca maggiore accessibilità per il pubblico e adeguata remunerazione per le opere stesse. Fondamentale, in questo, sarà il rapporto con le nuove direttive sul diritto di autore e sulle opere orfane.

Da ultimo, credo che l’Europa non possa permettersi di mancare la sfida sulla globalizzazione: ho proposto che la presenza sui mercati stranieri sia rafforzata, che le coproduzioni e le iniziative connesse con MEDIA, in particolare quelle finora afferenti a MEDIA MUNDUS, siano accessibili con diverso regime ai Paesi dell’area di vicinato e, su base bilaterale, a paesi terezi,individuati nei programmi annuali, rivolgendo particolare attenzione all’area BRIC.

Non può esserci competitività né crescita se non inaugurando una nuova stagione delle politiche pubbliche nazionali ed europee in ambito culturale. Lavorando in questa direzione, cultura e creatività potrebbero essere il fronte comune su cui gli Stati Membri si impegnano nell’immediato futuro per la costruzione di una nuova Europa fondata su un progetto culturale e politico, oltre che economico e finanziario.

 

 

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