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Ecco come far avanzare la strategia di Lisbona

I Paesi dell’Unione europea nel 2000 a Lisbona si sono impegnati a raggiungere entro il 2010 alcuni obiettivi strategici in materia di istruzione, di formazione, di occupazione, per fare della società europea, basata sulla conoscenza, sull’equità e sull’efficienza, la più competitiva del mondo.

Questi obiettivi, pur in presenza della crisi, rimangono di grande rilevanza ma richiedono uno sforzo maggiore di riforma da parte dei Governi e alcuni interventi specifici di adattamento alle nuove condizioni dei mercati. Queste elencate di seguito sono le idee che Silvia Costa propone candidandosi al Parlamento europeo.

Un libro bianco sui sistemi di istruzione e formazione europei. I sistemi di istruzione e formazione in Europa sono molto diversi e in fase di trasformazione. L’indagine comparativa del loro funzionamento, dei risultati finora raggiunti e delle innovazioni che si stanno introducendo è essenziale per formulare raccomandazioni e orientamenti volti a migliorare e a rendere più efficaci i percorsi di apprendimento nei vari Paesi (in Italia: riforma I ciclo, II ciclo, nuova formazione superiore – Poli, Ifts e Its).

 

Un piano europeo di sostegno alle innovazioni didattiche e di laboratorio nelle scuole. La riorganizzazione della scuola, oltre che da moderni programmi e discipline, deve essere sostenuta da investimenti per l’edilizia, per le attrezzature e i laboratori, specialmente nel settore tecnico. Si tratta di realizzare interventi consistenti per sostenere il processo di adeguamento alle esigenze della modernità e del sistema economico e produttivo, anche attraverso il ricorso ai Fondi strutturali europei, proprio come in questi anni è stato fatto dalla Regione Lazio).

 

Un sistema europeo della certificazione delle qualifiche e delle competenze per consentire la libera circolazione di studenti, lavoratori e professionisti . Si tratta di accelerare la definizione del Quadro europeo di riferimento per le qualifiche (EQF), basato sui Repertori nazionali delle figure professionali, in corso di costruzione nei vari Paesi (vedi Italia, accordi Stato-Regioni su 19 figure nell’ambito dei percorsi triennali del 5 ottobre 2006 e del 5 febbraio 2009; con riferimento all’Ifts per le 49 figure, del 29 aprile 2004, del 25 novembre 2005, del 16 marzo 2006, del 28 febbraio 2008).

 

 

Incentivi e defiscalizzazione per posti di lavoro per laureati e diplomati delle PMI. Si tratta di promuovere alcune misure specifiche per ampliare la base occupazionale dei laureati nelle piccole e medie imprese ancora molto ridotta, agendo sul costo del lavoro. Ciò al fine di facilitare l’accesso nel mondo produttivo dei giovani laureati ma anche aumentare la capacità di innovazione e di creatività nelle piccole aziende, indispensabile per rimanere o essere competitivi nella globalizzazione (vedi Lazio: borse di inserimento nelle PMI per giovani laureati; sperimentazione dell’apprendistato in alta formazione).

 

Un sistema di welfare europeo universalistico per lavoratori e disoccupati, centrato sui giovani. Nel mercato del lavoro sono in aumento le disuguaglianze tra i lavoratori, specialmente a causa della congiuntura negativa e della crisi. Occorre realizzare un sistema minimo di tutele per tutti, indipendentemente dal settore, dalle dimensione delle aziende, dalla tipologia dei contratti di lavoro, (diverso dall’estensione degli attuali interventi “in deroga”), focalizzato sui sostegni al reddito e sui servizi per l’inserimento lavorativo (informazione, formazione, couselling, tutoraggio, outplacement). Un mix di politiche passive e attive a cui si possa ricorrere sulla base di alcune esperienze (Italia: vedi accordo 12 febbraio e accordo Lazio) anche attraverso il finanziamento del Fondo sociale europeo.

 

La semplificazione delle procedure per la creazione d’imprese (Risoluzione UE “Un’impresa in tre giorni”).  Per facilitare la creazione di nuove imprese, condizione per la ripresa e l’occupazione occorre intervenire con determinazione, sulla complessità delle procedure e della burocrazia, in molti Paesi come l’Italia, vero ostacolo a qualsiasi propensione ad intraprendere e sulla possibilità di accesso al credito attraverso specifici Fondi di garanzia, per sostenere l’obiettivo europeo della semplificazione e della velocizzazione dei percorsi di avvio delle attività economiche.

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