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Dopo il Forum digitale europeo di Lucca: l’Italia è sulla cattiva o sulla buona strada?

 

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Ecco l’articolo pubblicato sul blog “Media 2.0″ di Marco Mele su ilsole24ore.com

Certo, ci si può consolare o illudere dopo la decima edizione del Forum di Lucca (auguri!).

L’Italia viaggia veloce, o così sembra. Antonio Preto, commissario Agcom, nell’aprire i lavori con una relazione interessante ma che ha sforato i tempi, sottolinea come l’Italia sia il paese europeo con il più alto tasso di crescita degli Internet user, +24% annuo e, allo stesso tempo, il decimo mercato mondiale per il consumo di video on line. In Italia il 75% delle famiglie ha un televisore in HD, ricorderà in seguito Eutelsat.

Nessuno poi, in Europa, sta scorporando la rete come sta facendo Telecom Italia, continua Preto. Fin qui tutto bene e tutti d’accordo, anche se qualcuno dovrebbe quantomeno avanzare qualche dubbio sia sul nuovo socio cinese di TI sia sul destino della parte servizi di Telecom, speriamo non destinata a finire in bocca a qualche oligopolio nazionale. Preto continua con la teoria della tv come “unico media regolato” a fronte di un Web libero e folle. “I giganti del Web non possono più stare fuori dalle analisi di mercato”.  La tv è regolata sulla carta: qualcuno pensa che le interruzioni di un film fatte da Mediaset siano quelle previste dalle direttive europee? La tv italiana è stata il regno o delle regole ad aziendam (le tre reti analogiche per gruppo, la prima, il Sic una delle ultime) o di quelle mai rispettate (il 20% dei programmi come tetto antitrust mai calcolato dall’Agcom) .

Certo, i colossi del Web vanno inclusi nelle analisi, ma per la relativa quota sul mercato di lingua italiana, che non è facile da certificare, anche per la loro ritrosia a fornire dati su ricavi, costi, margini relativi a ciascun paese (anche per non pagarci le tasse).

Imprendiscibile è tutelare la protezione del diritto d’autore, come farà il prossimo Regolamento dell’Agcom. Preto, però, non accenna anche alla protezione della produzione europea, minacciata dalla volontà Usa di includere audiovisivo e cultura nel prossimo trattato commerciale.

Lo fa, invece, Silvia Costa, nel panel tutto femminile, decisamente il più stimolante dell’intero Forum. “Il 25% delle sale cinematografiche continentali rischia di chiudere nel 2014 a causa di uno switch off (dalla pellicola al digitale) voluto dalle major companies di Hollywood”. “Occorre tutelare il patrimonio audiovisivo europeo, per questo chiediamo l’esclusione dal negoziato con gli Stati Uniti dei servizi audiovisivi e culturali. La cultura non è una merce: ha una natura duale, un valore economico ma anche un valore per lo sviluppo e vi è un totale squilibrio tra i giganti nordamericana e le imprese europee della cultura”.  La posta in gioco, insomma, non sono tanto e solo i regimi di finanziamento pubblico, statali e regionali, al cinema e agli audiovisivi ma il far sottostare o meno gli OTT, Google in testa, alle regole dei singoli paesi.

Nascono e crescono, certo, nuove imprese. Yam112003, guidata da Laura Corbetta, nasce come casa di produzione e oggi gestisce su You Tube, “che non è il nemico”, 60 canali, spesso associati a una marca o a un brand aziendale, un po’ come agli albori delle soap televisive. “Del resto Coca-Cola ha trasformato il suo portale aziendale in un magazine” ricorda Corbetta. Così come crescono nuovi canali sul digitale terrestre come quelli di Discovery, Real Time, con la sua community di un milione e centolmila amici e  DMax o come La Effe, il canale della Feltrinelli Editore. Nuovi canali che devono però fare i conti con l’elevato costo del noleggio della capacità trasmissiva dagli operatori di rete: “per un megabit occorre più di un milione di euro” spiega Andrea Castellari di Discovery Networks. Forse, ha chiesto l’autore di questo blog, separando proprietariamente operatori di rete e fornitori di contenuti, per gli editori “puri” ci sarebbe un accesso più “facile” alla risorsa trasmissiva….

Roberta Enni, vicedirettore di RaiUno, pone il problema della Rai come servizio universale, concetto da calare ormai nella Rete, assicurando neutralità e accessibilità a tutti. C’è bisogno di regole e di educazione all’uso delle piattaforme”. L’analfabetismo digitale della maggioranza degli italiani è un argomento uscito con forza a Lucca, così come  l’offerta del satellite come alternativa economica al digitale terrestre per gli editori, con l’impegno di arrivare presto all’Ultra Hd, sottolinea Claudia Vaccaronedi Eutelsat. Il problema è la ricezione limitata ai possessori di parabole e non localizzabile per singole regioni o territori. Secondo Eutelsat, comunque, sono otto milioni le famiglie italiane che ricevono la tv via satellite, di cui il 56% a pagamento con Sky e il 44% gratuitamente, in gran parte con l’offerta di Tivùsat.

Importante, tra l’altro, quanto sottolineato da Alberto Morello, direttore del centro ricerche Rai di Torino: “In Italia abbiamo i migliori professori universitati (e i migliori ingegnieri, ndr) ma le Università non proteggono i propri brevetti e quindi manca un loro sfruttamento industriale”.

Marco Mele

Per saperne di più leggi anche:

Il decimo Forum digitale europeo di Lucca raccontato dal magazine Digital-Sat

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