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Donne e diritti, lavoriamo affinchè il 2010 sia l’anno della svolta

silvia costa a fanoFano (Pesaro Urbino) – Si è aperta nella mattinata di venerdì 5 marzo 2010, nella sala Verdi del Teatro della Fortuna, la tre giorni dedicata alla conferenza internazionale “Donne: diritti violati, diritti da conquistare” promossa dall’associazione Oasi dell’Accoglienza, in collaborazione con l’assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Fano e il circolo didattico Sant’Orso di Fano, con il sostegno del Centro Servizi per il Volontariato, e con il patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Pesaro Urbino e del Comune di Fano.

All’apertura dei lavori erano presenti il sindaco Stefano Aguzzi, l’assessore alle Pari Opportunità e vice sindaco Maria Antonia Cucuzza, la presidente dell’associazione Oasi dell’Accoglienza, Maria Chiera, il vescovo Armando Trasarti, il presidente della Regione, Gian Mario Spacca, il presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, Matteo Ricci, il prefetto Alessio Giuffrida, il questore di Pesaro-Urbino, Italo D’Angelo.

I lavori della conferenza sono stati introdotti dalla Giornalista Anna Rita Ioni che ha illustrato i temi della tre giorni per poi passare la parola a Maria Chiera che ha sentitamente ringraziato tutte le donne che hanno aderito a quest’iniziativa con lo spirito di creare un momento di confronto e di dialogo su un tema importante quale quello dei diritti violati delle donne a ridosso delle4 celebrazioni dell’8 marzo.

A questa data ha voluto dedicare il suo saluto l’assessore Cucuzza che ha evidenziato “come si stia perdendo il reale intento dei festeggiamenti dell’8 marzo. E’ necessario andare al di la della festa consumistica per ricordare e rendere omaggio alle donne che 100 anni fa a New York persero la vita tragicamente per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare.

Allora furono 129 le donne che persero la vita per tutelare i loro diritti; oggi sono milioni le donne a cui ancora non vengono riconosciuti e che sono oggetto, come allora, di torture, sevizie e di privazione delle più semplice libertà personali.

Anche il sindaco Aguzzi ha voluto ricordare “come, ancora oggi, si assista all’emarginazione delle donne nella società invece di premiarne l’impegno, la creatività e la dedizione.

E’ importante che ci sia un ritorno alle origini del significato della festa della donna per rendere le stesse donne e gli uomini più consapevoli del grande ruolo che esse ricoprono nella società.

Il prefetto di Pesaro e Urbino Giuffrida ha ricordato “come nel nostro Paese stiano aumentando le denunce di abusi grazie ad importanti interventi di prevenzione e di informazione. Ma ancora molto c’è da fare soprattutto nell’abbattimento del muro di omertà sugli abusi perpetrati all’interno delle mura domestiche”.

Per il presidente Spacca l’accento deve essere posto “sulla necessità di mettere a confronto le singole realtà di abuso per poter proporre un sistema di recupero, per modificare gli stili di vita della società”.

Un augurio importante è stato quello del vescovo Trasarti: “La speranza -ha detto- che tra 20 anni non sia più necessario parlare di tutela dei diritti. Forse non sarà così, ma è importante che con oggi si inizi un cammino anche di provocazione da parte delle donne di provocazione nei confronti di una società corrotta che ha perso di vista i valori della relazione e della persona in quanto essere umano a cui si deve rispetto”.

Il presidente Ricci ha voluto invece sottolineare “l’importanza storica del ruolo ricoperto dalle donne nel nostro territorio.

Nell’ottica di un miglioramento del benessere della popolazione non si può prescindere dallo sviluppo di politiche tese alle pari opportunità tra uomo e donna non solo attraverso interventi mirati a questo scopo ma anche con l’ausilio di politiche per l’infanzia che consentano alle donne di essere protagoniste nel lavoro senza dimenticare la famiglia”.

Dopo i saluti delle autorità si è entrati nel vivo degli interventi. A “raccontare” le storie di donne schiave dei marciapiedi due suore: Suor Eugenia Sonetti e Suor Rita Giaretta. Ad introdurle la giornalista Mariapia Bonante che ha voluto idealmente dedicare la conferenza anche agli uomini, che “siano finalmente capaci di opporsi ad un abuso continuo del corpo e dei diritti delle donne, e alle donne presenti che, rientrando nei loro paesi, siano portatrici di speranza”.

Due racconti duri quelli presentati da suor Eugenia e suor Rita; due fotografie di una realtà dilagante ma ancora invisibile fatta di giovani donne e minorenni oggetto della tratta di essere umani. Giovani donne costrette ad affrontare viaggi estenuanti e abusi di ogni tipo da coloro che, con la promessa di un amore, di un lavoro o con l’assoggettamento psicologico le conducono in Italia e nel resto d’Europa per essere nuovamente oggetto di perversioni e frustrazioni. Queste donne non possono solo essere un numero, hanno bisogno di riconquistare la loro identità violata.

L’Art. 18 della Legge Turco-Napolitano consente di riconoscere loro un permesso di soggiorno umanitario. Ma non è abbastanza. Queste donne hanno bisogno di essere sostenute in un percorso lungo e doloroso di liberazione del corpo e dello spirito: di liberazione dalla paura di ritorsione verso le loro famiglie.

Il 2010 sarà l’anno della svolta. Questa la convinzione espressa dall’europarlamentare Silvia Costa che, nell’illustrare le novità apportate dal Parlamento Europeo con l’approvazione della risoluzione del febbraio 2010, ha sottolineato “l’importanza di combattere l’assuefazione alla mercificazione del corpo e dei diritti delle donne; di combattere la tratta degli esseri umani anche attraverso opportune campagne di informazione in una società corrotta non solo finanziariamente ma anche moralmente”.

Le novità apportate dalla risoluzione del Parlamento Europeo mirano ad ottenere un maggiore e più concreto intervento legislativo e giudiziario da parti della Commissione e del Consiglio Europeo. La conclusione di accordi non solo bilaterali ma anche globali che impediscano la tratta e la nascita di zone franche di transito. L’ampliamento di una rete di supporto non solo negli Stati Membri ma anche e soprattutto nei Paesi di origine; la realizzazione di un quadro giuridico europeo più omogeneo che non accomuni le donne oggetto di tratta a immigrati clandestini.

In chiusura, il questore D’Angelo ha posto l’accento “sul degrado a cui si assiste nella società moderna dove i cittadini dormono tranquilli e non si ribellano nonostante siano a conoscenza -anche se  in minima parte – delle condizioni indegne in cui versano le giovani donne costrette a lavorare come schiave sui marciapiedi”.

Articolo e foto tratti dal sito fanoinforma.it

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