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Convenzione di Faro, Costa (Pd): delusi da stop Senato, ratifica il prima possibile

“Sono delusa e stupita dal rinvio in Senato della discussione sulla Convenzione di Faro. Mi auguro che Palazzo Madama la ratifichi il prima possibile”. Così l’eurodeputata dem, Silvia Costa, commenta con AgCult il rinvio della discussione in Aula prevista inizialmente questa settimana ma poi slittata sine die.

“Sarebbe un segnale molto importante che alla conclusione dell’Anno europeo del patrimonio culturale – molto ispirato dai princìpi e dalle prospettive aperte dalla Convenzione di Faro, ma anche alla luce di Matera capitale europea della cultura – il Senato italiano portasse a casa questo importante risultato”.

Ampliare il numero dei paesi che si riconoscono in questo approccio, aggiunge la Costa, “rafforzerebbe infatti la legacy dell’Anno europeo del patrimonio culturale, che noi abbiamo già assicurato attraverso sia l’Agenda europea della cultura sia attraverso il Piano d’azione che ha presentato a Vienna il commissario Tibor Navracsics”.

“Spero – ha aggiunto l’eurodeputata dem – che non ci siano ragioni di altra natura per questo ritardo, la Convenzione è assolutamente innovativa e importante soprattutto per un paese come l’Italia che ha uno straordinario patrimonio diffuso”.

In particolare, spiega, la Convenzione di Faro “afferma con chiarezza che ci sono delle responsabilità individuali e soggettive anche per rispettare l’altrui patrimonio culturale. I paesi si impegnano inoltre a valorizzare e a sostenere la ricerca e la tutela del patrimonio e a garantire legislativamente l’esercizio di questo diritto all’accesso al patrimonio, e a riconoscerne il valore. Altro punto importante è il contributo che il patrimonio culturale dà sia alla società che allo sviluppo umano”.

La convenzione di Faro

Gli obiettivi della Convenzione

L’eurodeputata ricorda quindi gli obiettivi della Convenzione di Faro:

  • riconoscere che il diritto all’eredità culturale è inerente al diritto a partecipare alla vita culturale, così come definito nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
  • riconoscere una responsabilità individuale e collettiva nei confronti dell’eredità culturale.
  • sottolineare che la conservazione dell’eredità culturale, ed il suo uso sostenibile, hanno come obiettivo lo sviluppo umano e la qualità della vita.
  • prendere le misure necessarie per applicare le disposizioni di questa Convenzione riguardo: al ruolo dell’eredità culturale nella costruzione di una società pacifica e democratica, nei processi di sviluppo sostenibile e nella promozione della diversità culturale; a una maggiore sinergia di competenze fra tutti gli attori pubblici, istituzionali e privati coinvolti.

Chi ha firmato e ratificato

La Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, adottata a Faro, in Portogallo, il 27 ottobre 2005, è entrata in vigore nell’ottobre 2011. Il documento è stato ad oggi firmato da 24 paesi membri del Consiglio d’Europa (ultima la Spagna il 12 dicembre 2018) e ratificato da 18 Paesi: Armenia, Austria, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Georgia, Lettonia, Lussemburgo, Montenegro, Norvegia, Portogallo, Moldova, Serbia, Slovacchia, Slovenia, ex Repubblica Jugoslavia di Macedonia, Ucraina e Ungheria. Ultima è stata la Finlandia (maggio 2018).

Manca quindi la ratifica di Albania, Belgio, Italia (che ha firmato nel 2013), Spagna, Bulgaria e San Marino. Tra i paesi che non hanno né firmato né ratificato ci sono, fra gli altri, la Francia, la Germania, il Regno Unito e la Federazione Russa.

(AgCult)

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