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Congedo di maternità, mercoledì 20 in Parlamento si vota la direttiva

maternitàFamiglia e lavoro. Un equilibrio difficile nella vita quotidiana, specialmente per chi si trova a barcamenarsi con un neonato a casa e le responsabilità dell’ufficio. Le mamme non hanno gli stessi diritti e le stesse opportunità in tutti i paesi dell’Unione europea e tanto meno i papà. Ma qualcosa potrebbe presto cambiare.

La settimana prossima i membri del Parlamento esamineranno la Direttiva finalizzata a migliorare le condizioni di salute e di sicurezza sul lavoro delle donne alle prese con una gravidanza. Quanto dovrebbe durare un congedo minimo? Quale dovrebbe essere la durata minima del congedo di maternità? Dovrebbe essere retribuito al 100%? E anche i papà dovrebbero avere il diritto di stare a casa almeno due settimane con i figli appena nati?

Di questo e di altro discuterà il Parlamento lunedì, per poi passare ai voti due giorni dopo. In ballo, secondo le proposte della commissione per i Diritti della donna e l’uguaglianza di genere, c’è l’estensione a 20 settimane, con stipendio pieno, del congedo minimo di maternità, che includerebbe sei settimane dopo la nascita del bambino.

Anche i papà a casa?

Allo studio anche la possibilità di imporre un minimo di congedo per i papà, pari a due settimane. Al momento non esiste nessuna regolamentazione a livello europeo che tenga in considerazione i diritti dei padri dopo la nascita del figlio. Ma la proposta non trova l’accordo di tutti i parlamentari.

Molti sostengono che l’introduzione del congedo minimo per papà vada oltre l’obiettivo della nuova legislazione che è quello di proteggere e dare una maggiore sicurezza alle lavoratrici in attesa di un bambino.

Il tempo giusto per la mamma lavoratrice

La proposta iniziale della Commissione era di estendere l’attuale congedo minimo delle mamme da 14 a 18 settimane, sei delle quali da prendere obbligatoriamente dopo la nascita del bambino. Con la raccomandazione, ma senza alcun obbligo, di garantire per tutto il periodo uno stipendio pieno.

Per la relatrice Edite Estrela, socialista portoghese, è necessario estendere il periodo minimo di congedo a 20 settimane a stipendio pieno, per dare alle donne tutto il tempo di allattare e di stringere un legame forte con il proprio figlio. Differenze culturali, un ostacolo per la cooperazione Non tutti sono d’accordo in un tema su cui pesano ancora differenze culturali, ideologiche e politiche tra le varie nazioni. E che una soluzione condivisa sia difficile si capisce anche dalle traversie affrontate negli ultimi anni per estendere il periodo di tempo del congedo minimo.

In ottobre è stato pubblicato, a richiesta dei deputati, uno studio che stima l’impatto che potrebbe avere l’introduzione del cambiamento. E’ risultato che i costi per ogni nascita varierebbero rispetto a oggi tra 0 e 5.000 euro a seconda dello Stato e della sua attuale situazione a livello di lunghezza di congedo e stipendio accordato.

Un’aspirazione troppo costosa?

“I costi sono chiari, mentre i benefici sono più difficili da calcolare”, ammette la deputata olandese dei Verdi Marije Cornelissen, mentre le inglesi Marina Yannakoudakis, del gruppo dei Conservatori e riformisti, e la liberaldemocratica Elizabeth Lynne hanno avanzato dubbi sul possibile impatto che la legge avrebbe sulle opportunità lavorative delle donne. Introducendo un congedo più generoso c’è infatti il rischio che i datori di lavoro discriminino le giovani donne, preferendo assumere degli uomini.

La proposta di legge prende in esame anche altri argomenti, sempre in difesa del lavoro delle mamme lavoratrici: il divieto di licenziamento per almeno sei mesi dopo il rientro dalla maternità, regole sul lavoro notturno, sugli straordinari e sul congedo successivo a un’adozione. Come andrà a finire? Per saperlo, basta seguire il dibattito di lunedì e il voto di mercoledì!

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