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Concilio Vaticano II, a 50 anni da quell’evento ancora attuale

In occasione del 50° anniversario dall’apertura del Concilio Vaticano II, mi fa piacere condividere con voi attraverso il mio sito questoscritto di Luciano Di Pietrantonio. Buona lettura. SC

 

Quando a Papa Roncalli, Giovanni XXIII, venne l’idea di indire un Concilio ecumenico, erano trascorsi solo 3 mesi dalla sua ascesa al soglio pontificio: era il 25 gennaio 1959.

Era stato eletto il 28 ottobre1958, fra la sorpresa generale, perché non era considerato un cardinale papabile, veniva considerato dall’opinione pubblica dell’epoca, e da gran parte di esponenti della Curia e del clero un “ Papa di transizione”. Aveva 77 anni e non gli venivano riconosciute particolari doti innovative, si trattava per i più, di un pontificato di ordinaria amministrazione per la Chiesa Cattolica.

Eppure Papa Roncalli, oltre che pastore, vescovo, cardinale di Venezia, era stato nella diplomazia vaticana con incarichi di responsabilità in molti paesi, tra i quali Bulgaria, Palestina e Francia, quindi un Papa con grande esperienza che sapeva soprattutto ascoltare.

Aveva conosciuto personalmente i drammi delle due guerre mondiali del novecento,  la trasformazione politica, sociale, umana e tecnica di popolazioni, di stati e continenti: le povertà e la ricchezza, le dittature e la libertà, le ingiustizie e la solidarietà, in una parola conosceva il mondo.

L’idea forte di Papa Giovanni XXIII, per il Concilio Vaticano II, si poteva riassumere in due parole: “fedeltà e rinnovamento”.

L’annuncio di indire il Concilio avvenne nella Basilica di S. Paolo fuori le Mura, a Roma, presiedendo un Concistoro nell’Abbazia benedettina il 25 gennaio 1958, perché comprendeva più di altri, che se “la Chiesa fosse solo fedeltà sarebbe un museo fatto di memoria ma anche di polvere e quindi era necessario un rinnovamento, prima di tutto liturgico. Un rinnovamento che voleva dire arrivare ai lontani, ma anche riscoprire le sorgenti più autentiche della nostra fede, un attingere alla sorgente, nel senso letterale della parola”.

Le parole che vennero pronunciate da Papa Roncalli, dopo aver richiamato il significato cristiano della fede, dell’amore, e della santità, e ascoltate in maniera indelebile furono: “Venerati fratelli, pronunzio innanzi a voi, certo tremando un poco di emozione, ma insieme con umile risolutezza di proposito il nome e la proposta della duplice celebrazione di un Sinodo diocesano per l’Urbe e di un Concilio ecumenico per la Chiesa universale”.

Tre anni di preparazione, commissioni, coinvolgimento di congregazioni, di Cardinali e di Vescovi, di Università cattoliche e di facoltà teologiche, di Superiori generali delle famiglie religiose cattoliche, e tanti altri personaggi e realtà pastorali, per chiedere indicazioni e suggerimenti sugli argomenti da trattare.

Nel 1960, si decise inoltre di chiudere, perché era staro sospeso, il Concilio Vaticano I, indetto da Pio IX che aveva visto la partecipazione di 744 prelati, era stato aperto l’8 dicembre 1869 e interrotto il 20 ottobre 1870.

Era il ventesimo Concilio ecumenico e trattava – tra gli altri – argomenti sul primato e l’infallibilità del papato,  la sospensione fu determinata dal conflitto Franco-Prussiano e dalla presa di Roma da parte dello Stato Italiano, e non fu più radunato.

Quindi la distanza temporale fra gli ultimi  due Concili è di oltre 92 anni, in tutto si sono tenuti nella storia della Chiesa – dal primo, quello di Nicea I nel 325, all’ultimo il Vaticano II nel 1962 -ventuno Concili.

L’11 ottobre 1962,  venne aperto ufficialmente da papa Giovanni XXIII, all’interno della basilica di San Pietro in Vaticano con una cerimonia solenne, alla presenza di 2450 Padri Conciliari, provenienti da tutte le parti del mondo.

L’argomento principale scelto fu: “La Chiesa nel mondo moderno” e il Papa pronunciò il celebre discorso Gaudet  Mater  Ecclesia  (Gioisce la Madre Chiesa) affermando:“Occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita  ed esposta secondo quanto richiesto dai nostri tempi. Altro è infatti il deposito della Fede, cioè le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, altro è il modo con il quale sono annunziate, sempre però nello stesso modo e nella stessa accezione”.

Il Concilio si caratterizzò pertanto per una marcata natura “pastorale”: non si proclamarono nuovi dogmi, ma si vollero interpretare i “segni dei tempi”, la Chiesa avrebbe dovuto riprendere a parlare con il mondo, anziché arroccarsi su posizioni difensive.

Un passaggio del discorso del Papa fu dedicato ai cosiddetti “profeti di sventura” cioè gli esponenti della Curia e del clero restii all’idea di celebrare un Concilio: “Nelle attuali condizioni della società umana essi non sono capaci di vedere altro che rovine e guai; vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia, che è maestra di vita, e come se ai tempi dei precedenti Concili tutto procedesse felicemente quanto alla dottrina cristiana, alla morale, alla giusta libertà della Chiesa”.

La morte di Papa Giovanni XXIII, avvenuta il 3 giugno 1963 non causò la sospensione del Concilio perché con l’elezione di Giovanni Battista Montini, Paolo VI, continuò la volontà del predecessore. Il 7 dicembre 1965, dopo quattro sessioni di lavoro il Concilio venne chiuso, ricordando “il collegamento dei valori umani e temporali con quelli propriamente spirituali, religiosi ed eterni: la Chiesa sull’uomo e sulla terra si piega, ma al regno di Dio si solleva”.

Quest’anno, in occasione dei 50 anni dall’apertura del Concilio avrà inizio “L’Anno della Fede” e terminerà il 24 novembre 2013 con la solennità di Cristo Re. Benedetto XVI ricordando questo evento, voluto  da Paolo VI nel 1967, come “conseguenza ed esigenza postconciliare”, fa propri i sentimenti del suo venerato predecessore per continuare, a livello individuale e comunitario, nello spirito del Concilio.

Infine per dovere e completezza d’informazione è bene ricordare quanto accadde la sera dell’11 ottobre 1962, a Piazza San Pietro, dove l’Azione Cattolica aveva organizzato una fiaccolata e la folla di fedeli aspettava la benedizione di Giovanni  XXIII , ma il Papa pronunciò parole, che passarono alla storia come il “discorso alla luna”, improvvisate, ma probabilmente le più famose della storia della Chiesa, nell’epoca giovannea, semplici e spontanee, esordì cosi : “Cari figlioli, sento le vostre voci, la mia è una voce sola ma riassume la voce del mondo intero.
Qui tutto il mondo è rappresentato, si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera a guardare a questo spettacolo,che neppure la Basilica di San Pietro, che ha 4 secoli di storia, non ha mai potuto contemplare. La mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi, diventato padre per la volontà di nostro Signore ma tutto insieme, paternità e fraternità e grazia di Dio, facciamo onore alle impressioni di questa sera, che siano sempre i nostri sentimenti, come ora li esprimiamo davanti al cielo e davanti alla terra: fede, speranza e carità, amore di Dio, amore di fratelli e poi tutti insieme aiutati cosi nelle opere del Signore  alle opere di bene. Tornando a casa, troverete i bambini, date una carezza ai vostri bambini e dite : Questa è la carezza del Papa.”Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona, il Papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza”.

Luciano Di Pietrantonio

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