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“Con l’Ordine di protezione europeo finalmente maggiori garanzie e sicurezza per tutti”

Ecco l’intervento dell’europarlamentare Silvia Costa (PD/S&D) nel corso del dibattito del Parlamento europeo tenutosi a Strasburgo il 12 dicembre 2011  sulla direttiva sull’Ordine di protezione europeo.

. Uno dei fondamentali diritti che l’Unione europea deve garantire ai suoi cittadini e residenti è la effettiva libertà di circolazione tra i 27 Stati membri in condizione di sicurezza e al riparo da rischi per la loro incolumità.

Questo oggi non é garantito per quelle persone, prevalentemente donne, che hanno ottenuto misure di protezione nel loro Paese, a seguito di  forme persecutorie o reiterate minacce anche di morte da parte di una persona nota (in genere un ex marito o fidanzato, come ha ricordato il commissario Reding), allorché si spostano in un altro Stato membro. Infatti la loro protezione finisce ai confini nazionali e non esiste una norma che vincoli lo Stato di arrivo o di nuova residenza ad estendere e applicare le tutele previste dallo Stato di appartenenza.

Con la Direttiva sull’Ordine di protezione europeo il Parlamento e il Consiglio hanno voluto colmare questo vuoto legislativo applicando, per la prima volta  dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e del Programma di Stoccolma,  la procedura di codecisione, su iniziativa della presidenza spagnola insieme ad altri 12 Stati Membri  tra cui l’Italia, e con il forte sostegno della presidenza polacca che ringrazio.

Si tratta del primo strumento giuridico di efficace protezione delle vittime, effettive o potenziali, di reati contro la persona in ambito comunitario, che potrà essere adottato da autorità nazionali sia civili che penali con misure uguali o equivalenti a quelle dello Stato di emissione.

Come relatore ombra del Gruppo S&D della Commissione FEMM, desidero sottolineare l’ottima collaborazione che si é creata con le relatrici, e il prezioso contributo di Ezio Perillo dell’Ufficio legislativo (oggi alla Corte del Lussemburgo).

Voglio esprimere  soddisfazione per i punti qualificanti della nostra proposta che sono stati inseriti:

1) l’ampliamento della protezione alla integrità fisica o psichica, alla dignità e libertà personale, l’integrità sessuale ; 2) il diritto alla informazione sulla possibilità di ottenere un OPE fin dalla emissione dell’Op nazionale, il diritto  alla traduzione dell’OPE nella propria lingua  e a presentare eventuale  ricorso in caso di rifiuto; 3) le campagne di informazione e programmi educativi nonchè l’obbligo per gli Stati membri di elaborare statistiche nazionali comparabili; 4) forme di divieti e restrizioni per l’autore delle minacce, che deve essere comunque ascoltato e informato sulle conseguenze della violazione dell’OPE.

Negli ultimi due anni con la direttiva sulla tratta e quella sugli abusi sessuali e pedopornografia minorile si é messo al centro la tutela delle vittime e la prevenzione, che troverà una importante integrazione con il pacchetto vittime, che comprende anche il regolamento sull’OPE in ambito civile.

Silvia Costa

 

 

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