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Competitività, il Lazio non sprechi l’occasione europea

Il 2012 è un anno cruciale per la politica europea, italiana e regionale. Dobbiamo contrastare l’evidente crescita dell’area delle famiglie in stato di povertà e indigenza (stimata oramai ad un quarto della popolazione europea), la crescente disoccupazione, il precariato giovanile e femminile, la crescita dei Neet (Not in Education, Employment or Training). A rendere più drammatico questo trend, in Italia, concorre la crescita degli squilibri territoriali fra le regioni e nelle regioni e fra i ceti sociali che rendono ancora più critica la riduzione della spesa sociale, il difficile contenimento del deficit della sanità, malgrado i tagli dei posti letto, nelle regioni con i maggiori deficit annuali, l’aumento dei ticket; l’impoverimento del sistema scolastico e la debolezza delle politiche del diritto allo studio.
In questo quadro perseguire l’obiettivo della crescita è un imperativo e le uniche risorse aggiuntive e strategiche appaiono quelle della riprogrammazione dei fondi strutturali in corso, nonché da ciò che produrranno la manovra e le riforme governative e dalla prossima programmazione 2014/2020.
Importante un’azione corale e partecipata, anche ascendente, alla definizione degli obiettivi e del nuovo regolamento, che avviamo come Pd nel Lazio oggi a Roma per proseguire nelle altre province. Per incrementare il bilancio della Ue e rendere possibili comuni investimenti strategici, il gruppo S&D si batte da tempo nel parlamento europeo per l’introduzione degli eurobond, degli stability bond e della tassa sulle transazioni finanziarie. Entro il 2012 saranno approvati i programmi finanziari pluriennali: dalla educazione alla ricerca, dall’agricoltura alla cultura e la creatività, oltre ai fondi strutturali per la coesione territoriale.
È un percorso che deve vedere una grande sinergia del sistema paese e dell’Europa per garantire quel nuovo approccio di “governance multilivello” auspicata dalla Comunità europea, e che ora vede anche un presidio nel governo nazionale. Come ha affermato il ministro Barca in parlamento, compito del ministero «non è quello di gestire la spesa dei fondi ma di agire da integratore multilivello tra ambito decisionale Ue, centri di competenza nazionale e centri decentrati di decisione e di aggregazione dei cittadini».
Il primo segnale forte di consapevolezza che la crisi esigeva un immediato intervento anche sul versante delle politiche di coesione è stata la decisione del 31 gennaio 2012 della Commissione, stimolata dal parlamento e da alcuni governi tra cui il nostro, di consentire una riprogrammazione dei fondi strutturali non utilizzati (83 mld di euro di cui 8 mld in Italia) dai vari paesi per affrontare il tema della disoccupazione giovanile e accelerare e aumentare il sostegno alle Pmi.
La proroga ha consentito al ministro Barca una trattativa con le regioni del Mezzogiorno per 3,6 mld di euro attraverso un piano di azione coesione, che ha individuato alcuni obiettivi prioritari: istruzione, agenda digitale, occupazione, ferrovie, un programma straordinario per il lavoro giovanile in Sicilia. Ora si aggiungono altri due importanti interventi per il miglioramento dei servizi pubblici collettivi: la riduzione dei tempi della giustizia civile e i servizi di cura per la prima infanzia e assistenza agli anziani non autosufficienti.
Il rischio di definanziamento futuro continua a essere particolarmente elevato in particolare per il Programmi operativi regionali (Por) Campania e Sicilia, nonché per i Por Puglia e Lazio, dove la spesa contabilizzata è del 25% per il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e del 27% per Il Fondo sociale europeo (Fse).
A tal fine rientra l’incontro da me promosso “Politiche europee di coesione: nuove idee per l’occupazione e la crescita nel Lazio”, che si terrà questo pomeriggio a Roma (Tempio di Adriano dalle ore 15.30), una riflessione con le istituzioni nazionali, regionali e locali nonché con le parti sociali e gli amministratori, dove alla presenza del ministro Barca chiederemo alla presidente Polverini quali azioni ha messo in campo per superare questa impasse e di aderire all’azione competitività, come stanno facendo altre regioni.
La regione Lazio è chiamata a programmare in questi mesi i settori d’attività del suo intervento. La programmazione dovrà puntare a rafforzare il policentrismo esistente; l’ammodernamento delle aree produttive, la formazione dell’attrattività delle aree con beni culturali, di cui è ricco il Lazio; il potenziamento del trasporto su ferro lungo le tratte oggi congestionate, le strategie energetiche; il Fondo sociale, infine, può sostenere progetti territoriali a servizio delle esigenze di reti di impresa e, quindi, nelle aree che presentano le dinamiche più vitali di innovazione ed investimento, quali i distretti, i parchi produttivi o di servizi, i patti territoriali.
In questo quadro assumono una particolare valenza il ruolo dell’apprendistato, del registro dei profili professionali, la riduzione della dispersione scolastica e un forte sostegno ai partenariati tra università, istituti scolastici superiori e imprese, come gli istituti tecnici superiori (Its), attivati dalla precedente giunta.
Silvia Costa
Articolo pubblicato dal quotidiano “Europa” il 1 marzo 2012


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