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Commissione PE: petizioni in merito alle ragazze Erasmus

Discorso Costanza Scarascia Mugnozza2

23 gennaio 2018

Costanza Scarascia Mugnozza, sorella di Elisa,  una delle vittime della tragedia in Spagna del marzo 2016, presenta una petizione alla Commissione chiedendo giustizia e maggior protezione per gli studenti del programma.

Il testo del suo intervento:

BUON POMERIGGIO A TUTTI, mi chiamo Costanza Scarascia- Mugnozza e sono la sorella di Elisa, studentessa italiana di 25 anni, laureanda in Medicina che ha perso la vita mentre si trovava a Barcellona (Spagna) per il programma europeo ERASMUS, in un viaggio organizzato dall’associazione spagnola Erasmus Student Network, il 20 marzo 2016, due anni fa. In quel tragico incidente persero la vita 13 brillanti studentesse delle quali 7 italiane e 6 di varie nazionalità europee.

Vi ringrazio innanzitutto per l’opportunità che mi avete concessa di presentare questo triste avvenimento nel quale sono state fatalmente coinvolte tredici giovani cittadine europee che avevano aderito con entusiasmo al programma di studio europeo Erasmus, a cui partecipano ogni anno centinaia di migliaia di giovani studenti da tutta Europa.

 Vorrei però aggiungere, per vostra doverosa informazione, che questa strage aspetta ancora giustizia. Dopo due anni NON sono state completate le indagini della magistratura spagnola e NON sono stati individuati colpevoli ne’ responsabilità. I giudici spagnoli hanno, infatti, archiviato per BEN due volte il caso, ritenendo che non vi fosse alcun colpevole, nonostante le evidenti responsabilità dell’autista.

Dopo due anni dal tragico incidente, e dopo i ripetuti ricorsi delle famiglie, purtroppo non si intravede ancora alcuna giustizia.

 Sono comunque qui per sostenere, a nome dell’Associazione internazionale “Genitori Generazione Erasmus, uniti perché’ non accada mai più’”, costituita dai genitori delle ragazze venute a mancare in Catalogna, la Petizione n. 0015/2017 sull’armonizzazione dei parametri assicurativi per il risarcimento dei danni nell’Unione Europea, presentata dal Sig. Simon Baraldi.

 Vorrei sottoporre alla vostra attenzione il grande disallineamento esistente tra le varie normative europee in tale materia, si veda a tal proposito il Regolamento Roma II e la recente sentenza europea C-350 del 2015 sulla quale si sono infrante le nostre speranze, perché lesiva proprio degli specifici diritti degli italiani morti in incidenti all’estero. Su questo argomento non potrò dilungarmi in questa sede e mi limiterò pertanto a riportare quanto a noi accaduto.

Alla luce della normativa europea attualmente vigente, e in base a quanto previsto dalla citata sentenza C-350/2015, si giunge, infatti, all’assurda conclusione che le famiglie delle ragazze italiane decedute in Spagna, hanno avuto diritto a risarcimenti calcolati secondo le tabelle spagnole, inferiori di 3 o 4 volte rispetto a quelli a cui avrebbero avuto diritto se il sinistro fosse accaduto in Italia.

Viceversa, se delle ragazze spagnole fossero rimaste vittime di un incidente in Italia, le loro famiglie avrebbero avuto diritto ad un risarcimento di 3 o 4 volte superiore rispetto a quello in vigore nel loro Paese. Peraltro, a differenza della legislazione italiana, in altri Paesi europei tra cui la Spagna, le spese legali durante i procedimenti penali sono a carico dei ricorrenti, ovvero delle vittime anche qualora venisse riconosciuta la validità della loro posizione processuale. E’ dunque evidente l’ingiustizia derivante da un simile sistema, specie nei confronti dei cittadini italiani, fermo restando che tra tutte le ingiustizie da noi subite questa resta comunque la più irrilevante.

Dunque, alla luce di tutto ciò vi domando: NON DOVREBBE LA VITA DI UN CITTADINO EUROPEO AVERE LO STESSO VALORE IN TUTTA EUROPA?

 E’ per questo fondamentale principio che l’Europa dovrebbe prestare tutta la sua attenzione e cura affinché ci sia un’armonizzazione delle garanzie assicurative nei diversi Paesi dell’Unione, o quantomeno che i congiunti delle vittime di incidenti avvenuti all’estero, vengano risarciti secondo le tabelle vigenti nei Paesi delle stesse vittime, laddove si presume che abbiano trascorso gran parte della loro vita. Ciò nell’interesse dei cittadini europei che ogni giorno varcano i confini dei vari Stati per lavoro, studio o vacanze.

Mia sorella e le sue amiche avevano aderito al programma europeo ERASMUS per migliorare la loro preparazione universitaria, per conoscere altri Paesi e giovani di tutta Europa ma soprattutto perché ormai e’ quasi un dovere di noi giovani europei conoscere meglio l’Europa, i suoi abitanti, le sue culture, le sue lingue.

Vorrei che fosse chiaro che non sto perorando qui una causa nel nostro interesse materiale, in quanto niente potrà ridarci indietro le nostre ragazze, ma sono qui perché l’Associazione Genitori Generazione Erasmus ritiene di doversi impegnare affinché’ simili episodi non si verifichino più, affinché  i giovani europei che vorranno seguire le orme di mia sorella Elisa e delle sue giovani amiche italiane, francesi, tedesche, austriache, rumene, uzbeche (queste le loro diverse nazionalità), trovino migliori garanzie nella vita di tutti i giorni in altri Paesi Europei OVVERO MAGGIORE SICUREZZA DEI VIAGGI E DEI MEZZI DI TRASPORTO PUBBLICI, MIGLIORI INFRASTRUTTURE STRADALI, UNA PIU’ CHIARA E BEN CONOSCIUTA NORMATIVA DELLE ASSICURAZIONI E DEI RISARCIMENTI. A tal proposito vorrei ricordare l’interrogazione parlamentare promossa dall’On Silvia Costa e Michael Cramer relativa ai criteri di salvaguardia e tutela della sicurezza degli studenti Erasmus, sul quale non posso dilungarmi ma che spero l’On. potrà chiarirvi nel corso della riunione.

 Se il programma Erasmus è nato per creare i futuri cittadini europei, in tale ottica appare impensabile che oggi i giovani, ignari delle vigenti norme risarcitorie in caso di incidenti, viaggino in Europa sprovvisti di un’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e contro eventi tragici come quelli che hanno colpito le nostre ragazze e gli altri studenti che pur sopravvivendo avranno danni per tutta la vita.

È quindi fondamentale che, al di la’ delle norme risarcitorie, il programma Erasmus preveda l’obbligo di coprire gli studenti con adeguate polizze assicurative, non solo durante la loro attività di studio all’interno delle Università ma per tutto lo svolgimento della loro permanenza negli altri Paesi europei.

Le normative e le informazioni che vengono date ai giovani studenti sono infatti poco chiare e lacunose cosi come poco chiare e opache sono le responsabilità’ delle Università’ che ricevono gli studenti (incoming) e delle associazioni ad esse collegate che organizzano le attività’ sociali e culturali.

Un primo passo realizzabile potrebbe essere quello di garantire standard uguali nella definizione delle polizze assicurative predisposte dalle varie Università nell’ambito del programma Erasmus.

 Un serio approfondimento merita, inoltre, l’operato in seno allo stesso programma Erasmus, di organizzazioni no profit che percepiscono fondi comunitari (V. l’ESN, Erasmus Student Network con sede principale a Bruxelles e sedi in tutte le università che partecipano al programma) senza che su di esse vengano svolti controlli circa le modalità di impiego dei fondi, ricevuti per lo più dalla Commissione Europea, e la loro concreta operatività. Sono associazioni che per alcuni aspetti si comportano come agenzie turistiche senza le necessarie competenze, anche in questo caso, senza adeguate garanzie assicurative.

Nel caso delle nostre ragazze, pur essendo il tragico viaggio Barcellona – Valencia organizzato, da parte dell’Associazione ESN spagnola, chiaramente nell’ambito del programma Erasmus, è poi emerso quanto segue:

– la stessa organizzazione ESN locale ha declinato ogni responsabilità per l’accaduto;

– l’ESN internazionale di Bruxelles ha eccepito l’indipendenza delle sedi locali.

Vi ringrazio per la vostra cortese attenzione e sono sicura che vorrete prendere a cuore, in futuro, l’adozione di “tutte quelle misure legislative, normative e tecnico- amministrative affinché le ragazze e i ragazzi europei si possano muovere nell’Unione Europea come in una vera “casa comune” che offra garanzie simili e armonizzate, a tutti i suoi cittadini”.

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