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Cinema e identità europea, Wim Wenders in Commissione Cult

fotoUna scuola dove i bambini imparino a leggere i film: questo il sogno di Wim Wenders, autore di film come “il Cielo sopra Berlino” e “Lisbon Story” e sostenitore dell’idea che un’educazione cinematografica fin da piccoli possa aiutare a non cadere vittime della cultura fast-food. Lo abbiamo incontrato durante una visita al Parlamento dove ha discusso con i deputati su film e cultura europea, nell’ambito del premio Lux 2010. Quello che leggerete è, in sintesi, quanto ha detto Wenders, che ricopre anche la carica di presidente della European Film Academy, rivolgendosi ai deputati.

Esiste un “cinema europeo”?

Fortunatamente il cinema europeo non è una cosa sola, ma è formato da molte voci che spesso hanno qualcosa in comune, ed è quel “qualcosa” che noi chiamiamo orgogliosamente “cinema europeo”.Molte persone nel corso degli anni si sono chieste se esistesse davvero e se non fosse soltanto la somma dei diversi cinema nazionali. Ma è più di una semplice somma. Ha le sue regole, la sua storia e un linguaggio molto particolare da cui anche Hollywood ha imparato nel corso degli anni.

Come andrebbero promossi i film paese per paese?

C’è una grande ricchezza di film, ma girano ogni anno sempre meno nelle sale straniere. E non certo perché non piacciono: quando le persone hanno la possibilità di vederli restano sbalordite e sorprese. Il pubblico ci sarebbe, ma ha sempre meno l’opportunità di vedere questi film.Il premio Lux del Parlamento è una delle tante iniziative positive. Se guardi ai vari paesi ti accorgi che ci sono molti programmi, attività, idee diverse.

La lingua è un ostacolo?

Una lingua diversa è sempre un problema. In realtà detesto definire questo un problema perché considero un privilegio la possibilità di fare film in diverse lingue. È nello stesso tempo una ricchezza e un handicap per il cinema europeo, ma è un ostacolo da superare.
Lei parla molto del bisogno di insegnare film e cinema nelle scuole…

Non stiamo sfruttando la possibilità di insegnare ai bambini l’esistenza di un linguaggio completamente differente che si può imparare e che potrebbe aiutare a non finire vittime della cultura fast-food.Quando i bambini iniziano a mangiare un certo cibo e si accorgono che è buono, vorrebbero averlo sempre. Dobbiamo insegnare loro che esiste un’altra forma di cibo. Dobbiamo farlo per il loro bene. Non li costringiamo, più tardi potranno andare a vedere tutti i film che vogliono. Ma sarebbe un peccato se perdessero completamente il gusto e la possibilità di imparare che ci sono film sui loro vicini, che esiste un tipo di cinema molto diverso e, in un certo senso, ancora più divertente.Il linguaggio audiovisivo è forse quello a cui i bambini sono più esposti, ma è l’unico per il quale non ricevono alcuna preparazione. Non sto parlando soltanto di cinema, ma anche di giochi, televisione, internet. È un linguaggio che può essere insegnato.

La Scandinavia è già avanti in questo, la Danimarca sta facendo molti progressi.  Questi esempi mostrano come le nostre proposte possano avere successo. La percentuale di pubblico per i film europei in Scandinavia è molto più alta che altrove perché stanno educando i bambini, che ora conoscono l’esistenza di un qualcosa di diverso.

Qual è la differenza tra i film americani e europei?

I film europei tradizionalmente sono molto specifici, hanno sempre un’ambientazione precisa, un certo linguaggio. I film americani sono più generici, si rivolgono a un pubblico a cui non importa il luogo in cui si svolge la scena. Penso sia un bene che i bambini sappiano che i film possono anche essere specifici, che possano parlare di cose reali e non soltanto di luoghi immaginari.

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