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150 anni dall’Unità d’Italia, tanto è stato fatto, ma tanto resta da fare

Centocinquanta anni dell’Unità d’Italia significano anche il riconoscimento della partecipazione popolare e delle diverse culture politiche di questo Paese. Anche di quella cattolico democratica come la mia, ma anche di quelle riformiste e di quelle che poi sono state alla base della nostra Costituzione. Però significa anche ricordare una storia spesso non scritta che vede solo poche figure femminili e che andrebbe riscritta, io penso, da tutti i comuni italiani, che raccontino la storia, le biografie di tutte quelle donne che hanno fatto di questo Paese un Paese che vede oggi una grande diffusione dell’istruzione femminile. Penso ad esempio al ruolo che hanno avuto le maestre, quelle di campagna, dei piccoli centri, nel portare da un analfabetismo enorme ad una presenza di donne nelle università che è oggi superiore a quella degli uomini.  Questa è una rivoluzione riuscita. Però c’è ancora tanto da fare. Mi riferisco a quei valori forti che abbiamo voluto nella nostra Costituzione e che oggi rischiano di essere negati e travolti da politiche del Governo che questi valori non riconosce. C’è tanto ancora da fare per le donne, per le famiglie e per i giovani. E tanto su questo ci sarebbe ancora da dire, ma mi piace concludere queste poche righe con le quali intendo fare gli auguri a tutti gli italiani, riportando le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano pronunciate poco fa nel saluto agli italiani nella Notte Tricolore dalla Piazza del Quirinale: “L’importante è che anche se ognuno ha i suoi problemi, i suoi interessi e le sue idee, e discutiamo e battagliamo, ognuno deve ricordare sempre che è parte di qualcosa di più grande che è la nostra nazione, la nostra patria, la nostra Italia. E se saremo uniti sapremo vincere tutte le difficoltà che ci attendono”.

“Abbiamo avuto momenti brutti – ha ricordato il Capo dello Stato –  abbiamo commesso errori, abbiamo vissuto pagine drammatiche, ma abbiamo fatto tante cose grandi e importanti. Grazie all’unità siamo diventati un paese moderno. Se fossimo rimasti come nel 1860, divisi in otto Stati, senza libertà e sotto il dominio straniero, saremmo stati spazzati via dalla storia, non saremmo mai diventati un grande paese europeo. Schiere di nostri patrioti che hanno combattuto, hanno dato la vita e hanno scritto pagine eroiche che noi dobbiamo avere l’orgoglio di ricordare e rivendicare, perché solo così possiamo anche guardare con fiducia al futuro, alle prove che ci attendono. Ne abbiamo passate tante, passeremo anche quelle che abbiamo di fronte in un mondo forse più difficile”.

 

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