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Schengen, una grande avventura per creare l’Europa dei cittadini

eu flags“La sfida cruciale oggi è rendere operativa la seconda generazione del sistema d’informazione Schengen” spiega Carlo Coelho, autore di varie relazioni parlamentari su Schengen nell’ultimo decennio. Nel venticinquesimo anniversario dell’accordo, il deputato portoghese ci ha parlato della storia, i principi, i vantaggi e le sfide dello strumento che ci ha permesso la libertà di muoverci in Europa senza più frontiere.

Schengen significa libertà di circolazione in Europa. Qual è il momento più significativo di questa grande avventura?

“L’anno più importante è stato sicuramente il 1985, quando abbiamo cominciato l’avventura Schengen, perché rappresenta il punto di svolta dall’idea di integrazione economica a quella di un’Europa dei cittadini. Prima parlavamo di mercati interni, merci, valori, servizi, dopo abbiamo cominciato a parlare di persone. Ora dobbiamo costruire quest’Europa delle persone. Il 1985 marca il punto in cui abbiamo cominciato ad abbattere i confini e ad assicurare la libertà di movimento nell’UE”, dice il parlamentare del PPE.

Ci parli dei vantaggi per i cittadini.

Il primo riguarda le persone, che hanno il diritto di circolare liberamente all’interno dell’area Schengen, formata dai paesi UE più Islanda, Norvegia, Svizzera e presto anche Liechtenstein. “Mi ricordo delle persone in coda per spostarsi tra Portogallo e Spagna, fermate al confine perché la Polizia potesse controllare la quantità di benzina nelle macchine. Sembra incredibile, ma era vero… E nemmeno tantissimi anni fa!”.”Ci sono anche molti vantaggi collegati alla lotta contro la malavita. Sappiamo che le organizzazioni criminali internazionali stanno crescendo. Reati come il traffico di esseri umani e di droga, il riciclaggio di denaro sporco e il commercio di sostanze tossiche stanno aumentando, e nessuno Stato può combattere da solo questa tendenza. Per questo nell’area Schengen abbiamo una serie di strumenti per la cooperazione e lo scambio di informazioni”.

Cosa resta da fare, perché state pensando a un Sistema Schengen II?

“Ci sono due grandi sfide: la prima è rispondere ai paesi che vogliono entrare a far parte dell’area Schengen. Siccome non abbiamo confini interni, dobbiamo assicurarci che quelli esterni siano molto ben sorvegliati: questo vuol dire, per esempio, che qualcuno che entra in Spagna dall’Africa settentrionale sta anche a tutti gli effetti entrando in Portogallo, Francia, Italia e via dicendo. Bisogna aver fiducia l’uno dell’altro, e ci vuole la certezza che i paesi candidati rispettino tutte le condizioni. Dobbiamo fidarci dei loro controlli di frontiera così come ci fidiamo dei nostri. Secondo me il sistema di valutazione, che è ancora appannaggio dei governi nazionali, potrebbe essere migliorato trasformandolo in un sistema europeo.”La seconda sfida è aumentare la sicurezza ai confini esterni. Questo si ricollega direttamente al SIS II, la seconda generazione del sistema d’informazione Schengen. L’attuale SIS è un ottimo strumento: per esempio quando qualcuno vuole entrare in Portogallo, il controllo di frontiera può accedere alle informazioni disponibili in tutti gli altri paesi Schengen. Questo è importantissimo, perché vuol dire che nessuno può entrare in Portogallo se ha un processo o un mandato di arresto a carico, o se è stato segnalato come sospetto dalle forze di polizia. Queste informazioni condivise sono vitali. Il SIS quindi lavora molto bene, ma si può fare di più.Vogliamo aggiornare il sistema, essenzialmente con due nuovi strumenti: in primis i dati biometrici, per collegare i documenti con il portatore ed evitare le identificazioni errate. In secondo luogo, l’interconnessione degli allarmi. Finora il SIS ha lavorato in maniera molto verticale: la polizia può per esempio controllare se un’automobile è rubata tramite la lista di targhe presente nel sistema, ma non può ricollegare quella macchina ad altri tipi di crimine.Con SIS II saremo in grado di controllare se quell’auto ha qualcosa a che fare, per esempio, con un’organizzazione terroristica o criminale. Questo potrebbe aiutare l’operato della polizia: senza per forza arrestare, ma magari tenendo d’occhio il veicolo per scoprire i movimenti e le frequentazioni di queste persone.Per questi motivi penso che oggi la sfida cruciale dell’area Schengen sia rendere operativa la seconda generazione del SIS. Sarebbe dovuto succedere già nel 2007, e per questo motivo il Parlamento ha criticato aspramente la gestione del programma: siamo nel 2010 e nessuno può dire con certezza quando il sistema entrerà in funzione.

E’ dura parlare di Schengen senza che spunti fuori il suo nome. Qual è stato il suo ruolo nello sviluppo del sistema?

“Alcuni colleghi mi chiamano addirittura “Mister Frontiere”! Ci lavoro sopra da quando ho iniziato al Parlamento nella commissione Libertà civili, perché Schengen secondo me è il nucleo della vera libertà, sicurezza e giustizia. Tutto si collega a questo, Schengen è l’integrazione riuscita a livello europeo e il cuore del nuovo spazio che stiamo creando. Col passare del tempo, ho abbozzato diverse relazioni e guidato il lavoro del Parlamento sul SIS. Nonostante alcune divergenze politiche, quando tutti hanno realizzato che stavo cercando di svolgere un lavoro equo si è creato un largo consenso, e ora la maggior parte dei miei colleghi sono pronti a seguire i miei consigli”.


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