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Bachelet: “Democrazia è anche inclusione, pluralismo e diversità”

L’ex presidente del Cile Michelle Bachelet è ora direttrice di “Un Women”, l’organizzazione dell’ONU dedicata alle donne. La scorsa settimana, qui a Bruxelles, ha incontrato la commissione per i diritti delle donne e il presidente del Parlamento Jerzy Buzek. Con noi ha parlato della sua esperienza come alla testa del Cile, dell’influenza delle donne in politica e del loro ruolo nelle rivoluzioni dei paesi arabi.

Quali sono oggi i principali ostacoli all’uguaglianza di genere?

In primis, la mancanza di potere delle donne. Solo quando saranno finalmente protagoniste del panorama politico, economico e sociale dei loro paesi, sarà possibile rafforzare il loro ruolo di lavoratrici con pieni diritti, di piccole e medie imprenditrici con accesso al credito e alla terra, di manager.

Quando le donne ricoprono incarichi di responsabilità nelle aziende, infatti, le problematiche femminili acquistano un’altra dimensione; quando sono presenti nelle istituzioni, la qualità del discorso politico cambia…e in positivo.

Un altro ostacolo all’uguaglianza è rappresentato dalla violenza maschile. Si tratta di una piaga universale che prescinde dalle classi sociali e dalle differenze etniche e religiose; per questo è prioritario occuparsene e lo faremo con l’aiuto dell’UE.

L’ultima questione essenziale è riuscire a garantire alle donne dei paesi in guerra o in via di sviluppo l’adeguata assistenza: tenere in considerazione le loro problematiche, aiutare le vittime di violenze, stupri, mutilazioni …  L’intera società deve capire che si tratta di un problema che riguarda tutti e non solo le donne.

Qual è la sua percezione del ruolo femminile nelle rivoluzioni arabe?

Sono appena stata in Egitto. Credo che sia di estrema importanza assicurarsi che la presenza femminile in piazza Tahrir, dove donne e uomini hanno lottato insieme per la democrazia, non passi inosservata. Non dobbiamo permettere che quella presenza, quella partecipazione, svanisca nel nulla.

Anche le donne fanno parte del processo in corso nei paesi arabi verso la democrazia. E democrazia non significa solo diritto al voto, ma anche inclusione, pluralismo, diversità. In questo momento si stanno creando occasioni imperdibili per le donne, anche se c’è ancora bisogno di aiuto …
Lei è un perfetto esempio di donna che ce l’ha fatta. Ha dovuto superare molti ostacoli e discriminazioni per arrivare così in alto?

Sono stata molto fortunata a crescere in una famiglia che credeva nella parità tra uomini e donne; una famiglia che mi ha sempre supportato e incentivato a realizzare i miei sogni. Non ho mai avuto la percezione che ci fossero ruoli a me preclusi. Se si lavora sodo, investendo senza riserve intelligenza, talento e passione, i sogni possono diventare realtà.La verità è che non avevo mai pensato di diventare Presidente della Repubblica. Il mio impegno per gli altri mi ha portato a lavorare nel servizio pubblico, a diventare Ministro della sanità e poi della difesa … a quel punto il paese ha iniziato a vedermi come possibile presidente. La mia storia può servire a lanciare questo messaggio: spesso le donne vengono associate all’area dei servizi, perché non hanno molta visibilità in quella del potere ed è importante portare alla ribalta l’immagine simbolica di donne al potere.

Certo ci sono sempre degli ostacoli da affrontare, persone che non vogliono cambiare lo status quo. Quando ho assunto il mio incarico governativo, non ho abbandonato le mie caratteristiche femminili e, all’inizio, alcune persone non riuscivano a capire che sarebbe stata una leadership diversa.

Ci sono sempre difficoltà da affrontare, ma la cosa importante è dare alle donne la possibilità di dimostrare che possono essere persone di successo.

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