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Azioni mirate contro il gender pay gap e leggi elettorali per riequlibrare la rappresentanza

Fare un bilancio e indicare obiettivi più avanzati per la parità tra uomini e donne in questo marzo 2012 significa confrontarsi con i dati drammatici della crisi economica che vede risalire la disoccupazione femminile, specie tra le giovani e nel Sud ed Est  europeo, aumentare la povertà delle donne, soprattutto nelle famiglie numerose, nelle famiglie monoparentali e tra le più anziane, significa anche constatare l’innalzamento della violenza contro le donne, soprattutto quella perpetrata in ambito privato. Una situazione di sofferenza acuita dai tagli di molti Stati al sistema di welfare, della istruzione e della previdenza che ha colpito soprattutto le donne.

In questo scenario si collocano i due rapporti, che infatti si focalizzano su alcuni obiettivi condivisibili: un più forte orientamento della programmazione dei Fondi strutturali 2014/20 anche ad azioni mirate alle donne, l’indipendenza economica anche valorizzando l’imprenditoria femminile con fondi di garanzia e strumenti di sostegno, il superamento del gender pay gap,  rivalutando le professionalità e il lavoro femminile, il divieto di comportamenti discriminatori come le dimissioni in bianco prefirmate, come accade nel mio Paese.

Chiediamo anche norme e misure anche da parte delle forze politiche, delle leggi elettorali per consentire un riequilibrio della rappresentanza con procedure trasparenti di selezione per uomini e donne. Strumenti più efficaci, anche con una direttiva ad hoc, dopo le direttive sulla tratta e sull Òrdine di protezione europeo e il “pacchetto vittime”, per combattere la violenza contro le donne  in Europa, che colpisce anche molte immigrate.

Ma occorre agire anche a livello simbolico, contrastando stereotipi nei media e promuovendo una loro azione di valorizzazione e rispetto della dignità della donna, troppo spesso mercificata e violata. Peccato che la relatrice Sophia in ‘t Veld proponga di sopprimere questo riferimento alla dignità delle donne non cogliendo fino in fondo che il disvalore produce legittimazione della violenza.

 

Le due proposte di risoluzione:

 

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