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Autogoverno delle istituzioni scolastiche, il PD approva

Mi sembra interessante riproporvi la dichiarazione di voto dell’on. Maria Coscia, capogruppo del PD in commissione cultura della Camera, su cosiddetto ddl Aprea. SC

“AUTOGOVERNO DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE” – 10 OTTOBRE 2012

Presidente, colleghe e colleghi,
ci accingiamo ad approvare un testo di legge che ha avuto una lunga gestazione. Il testo fa riferimento a ben 11 proposte di legge, di cui 2 presentate da deputate e deputati del partito democratico. La prima seduta nella quale è iniziato l’iter del provvedimento risale a ben 4 anni fa. Si trattava di proposte che affrontavano vari temi relativi all’assetto delle istituzioni scolastiche, non solo gli organi di autogoverno ma anche altri temi importanti e complessi come quello dello stato giuridico e del reclutamento del personale.
Le proposte di legge partivano da visioni diverse: la nostra visione era ed è  sicuramente alternativa a quella contenuta nella proposta del gruppo del PDL che aveva come prima firmataria l’on.le Aprea. Nel corso di questi anni ci siamo confrontati e scontrati in innumerevoli sedute, sia nel Comitato ristretto che in seduta plenaria. Abbiamo chiesto ed ottenuto di promuovere l’ascolto del mondo della scuola attraverso numerose audizioni con le realtà sindacali e associative rappresentative dei lavoratori, dei genitori, degli studenti, esperti, rappresentanti di esperienze significative di singole istituzioni scolastiche ecc. Dal mondo della scuola sono venute molte critiche al testo originario, soprattutto sui punti relativi alle fondazioni e al reclutamento del personale.
Sono venute anche proposte che hanno rafforzato la nostra convinzione che per difendere e sviluppare la scuola pubblica, la scuola statale, occorra cambiare profondamente il nostro sistema dell’istruzione: battere una visione e una gestione centralistica e burocratica, puntare  su un nuovo assetto che sia capace di salvaguardare e rafforzare il sistema nazionale di istruzione, con l’attuazione concreta dell’autonomia scolastica per renderlo più moderno, semplificato, sburocratizzato, in linea con le indicazioni e gli obiettivi europei e capace di garantire pari diritti e opportunità di istruzione e formazione, in tutto il nostro territorio, a tutti i bambini e le bambine, a tutti i ragazzi e le ragazze e non a uno di meno, italiani e non, presenti nel nostro paese.
Noi pensiamo ad una autonomia scolastica non autoreferenziale e autarchica, non gerarchizzata o aziendalistica. Un’autonomia che, invece, nella chiarezza dei compiti e delle funzioni dei vari organi, sia sempre più capace di sviluppare tutte le proprie potenzialità democratiche, di apertura e di partecipazione in relazione con il territorio. Un’autonomia che pratichi e realizzi una scuola capace di valorizzare e far dialogare, nel rispetto della libertà di insegnamento e delle prerogative di ciascuna componente, insegnanti, personale non docente, studenti, genitori, dirigente scolastico, che non perda mai di vista il fatto che il centro della scuola debbano essere gli alunni, tutti gli alunni e non uno di meno, e il loro diritto fondamentale all’istruzione e al successo scolastico.
Nel corso dell’esame del provvedimento, ad un certo punto, si è anche determinata una rottura nella vecchia maggioranza, tra la Lega e il Pdl, che ha provocato l’interruzione della discussione del provvedimento. Quando, nei mesi successivi, si è venuta a determinare una nuova situazione istituzionale, con la caduta del Governo Berlusconi e la nascita del Governo tecnico, abbiamo ritenuto di poter continuare a  perseguire, con coerenza e determinazione, la nostra idea di scuola e non ci siamo  sottratti all’invito della ex Presidente della Commissione Aprea di riavviare l’iter del provvedimento.
Prima di riprendere la discussione abbiamo posto la condizione di circoscrivere il provvedimento al tema degli organi di autogoverno delle istituzioni scolastiche perché, a nostro avviso, era il punto più urgente da affrontare, tenuto conto che la legislazione vigente ha diversi aspetti contraddittori, che complicano e determinano confusione e incertezze nella vita democratica e nella gestione quotidiana delle scuole, strette tra la vecchia normativa sugli organi collegiali degli anni settanta (DPR 31.5.74 n. 416 ripreso  integralmente  20 anni dopo nel Decreto legislativo 297/94) e le norme successive sull’autonomia scolastica (articolo 21 legge 59/97, DPR n. 275/99, titolo V della costituzione). Per noi, poi, era ed è molto importante definire nuove norme e strumenti anche per rilanciare la partecipazione che con il passare degli anni si è sempre più affievolita.
Ho voluto fare questa breve cronistoria, perché avverto l’esigenza di fare chiarezza e dare conto della trasparenza e della coerenza con cui il Partito Democratico ha voluto dare un contributo fattivo, direi decisivo, per cambiare profondamente l’impostazione del testo base iniziale con un nuovo testo, facendosi anche portavoce di tante proposte che sono venute sia dalle audizioni che dal confronto con il mondo della scuola che, come partito democratico, abbiamo parallelamente promosso con tantissimi incontri, assemblee, forum, seminari, convegni.
Noi, dunque, abbiamo voluto svolgere fino in fondo il nostro dovere istituzionale. L’IDV, del tutto legittimamente, ha scelto una linea di opposizione frontale e pregiudiziale al provvedimento non partecipando neanche ai lavori del comitato ristretto. Devo anche dire che molti degli emendamenti presentati dal collega Zazzera erano solo abrogativi dei vari articoli, altri emendamenti si contraddicevano tra loro. Ciò nonostante abbiamo cercato di interloquire ed anche di accogliere alcune proposte.
Tuttavia, mi dispiace molto, ma sono costretta, anche per le sue continue e recenti dichiarazioni pubbliche, a stigmatizzare ancora una volta il comportamento demagogico e strumentale del collega Zazzera che facendo leva sul diffuso e giustificato malessere del mondo della scuola, sta tentando di lucrare un vantaggio elettorale, seminando confusione e disinformazione.
Le scuole stanno operando in una condizione molto difficile. Le sciagurate scelte politiche dei tagli indiscriminati all’istruzione del precedente governo Berlusconi, hanno reso sempre più difficile la vita delle scuole e messo in discussione anche le condizioni minime per il loro funzionamento quotidiano. Si è così alimentata la sfiducia e, in molti casi fatta venir meno, la speranza di poter costruire un futuro migliore per la scuola pubblica e per i nostri giovani. Scelte sciagurate che noi non solo non abbiamo condiviso  ma abbiamo contrastato con forza. Le scuole, dunque, attraversano una fase molto critica e di grave difficoltà ed è nostro dovere agire per costruire una nuova speranza e una nuova prospettiva.
Siamo consapevoli della grave crisi economica e finanziaria che il paese sta vivendo e proprio per evitare il disastro e fronteggiare la crisi che sosteniamo questo governo. Ma noi siamo convinti che l’istruzione sia una leva fondamentale per uscire dalla crisi e costruire un nuovo futuro per il nostro Paese e i nostri giovani. Per questo continuiamo a batterci non solo per fermare i tagli ma per invertire la tendenza e proporre più risorse e investimenti sulla scuola. Pensiamo quindi che occorra avere un comportamento responsabile e propositivo per andare in questa direzione e, dunque, pensiamo che anche questo sia un provvedimento utile per perseguire questo fine.
Sul merito del provvedimento voglio ancora una volta ribadire in modo forte e chiaro che è stata sconfitta la linea aziendalista: in particolare non c’è più la norma che consentiva la trasformazione delle scuole in fondazioni e non c’è più la chiamata diretta degli insegnanti anche perché non c’è più il capitolo sul reclutamento del personale.  Ribadisco, dunque, se ve ne fosse ancora bisogno,  che non c’è nel testo della legge alcuna norma che possa indurre alla privatizzazione della scuola statale. Chi continua dentro e fuori al Parlamento a sostenere questa tesi dice il falso e fa disinformazione!
Invito quindi tutti a leggere quello che è scritto nel testo della legge e a valutarlo anche criticamente ma attenendosi a quello che è scritto.
Cosa prevede dunque il testo? Voglio sottolineare alcuni punti che a me sembrano particolarmente rilevanti, anche alle luce degli emendamenti che abbiamo approvato nelle precedenti sedute.
La conferma dell’autonomia delle istituzioni scolastiche quali parti fondamentali del sistema unitario, nazionale dell’istruzione. C’è, è vero, l’introduzione di una importante novità: l’autonomia statutaria  che le istituzioni scolastiche esercitano, ed è scritto con chiarezza, nel rispetto delle leggi e delle competenze dello Stato, a partire ovviamente dalla Costituzione, fino alle norme specifiche contenute in questo provvedimento che definisce vincoli e regole stringenti sugli organi, sulla loro composizione, sulle loro funzioni, sulle garanzie di rappresentanza e partecipazione di tutte le componenti della scuola.
La individuazione degli organi di autogoverno: Consiglio dell’autonomia, con funzioni di indirizzo, il consiglio dei docenti con funzioni didattico-educative, il dirigente scolastico con funzioni di gestione di cui risponde agli organi collegiali. Sottolineo  questo punto per evidenziare  l’attenzione che abbiamo posto ad alcuni aspetti che possono sembrare dei dettagli ma che sono importanti per non dare adito, evitare possibili rischi di interpretazioni nella direzione di una visione aziendalistica e gerarchizzata della scuola. Abbiamo inoltre reintrodotto con un emendamento il Consiglio di classe costituito da insegnanti, genitori e studenti.
Voglio poi soffermarmi un po’ più a lungo sul consiglio dell’autonomia, presieduto da un genitore e composto da rappresentanti eletti da tutte le componenti della comunità scolastica: da insegnanti e genitori in misura paritetica, nelle scuole superiori anche dagli studenti in misura paritetica con i genitori, il personale ATA e il Dirigente Scolastico. Il Direttore amministrativo non solo svolge la funzione di Segretario ma ha il compito fondamentale di dare il supporto tecnico amministrativo.
Tra i compiti più importanti ricordo l’adozione dello Statuto che deve essere approvato da almeno i  2/3 dei componenti del Consiglio. Questo vincolo vuole caratterizzare ancora di più il valore di una scuola comunitaria capace di ricercare, nella chiarezza delle funzioni e delle prerogative di ciascuno, come la libertà di insegnamento, continuamente il dialogo tra tutte le componenti nell’interesse e nei rispetto del diritto fondamentale dei bambini e dei ragazzi all’istruzione e al successo scolastico. Non solo, voglio ricordare che con uno degli emendamenti più importanti approvati, si stabilisce che debba essere il nuovo consiglio dell’autonomia ad approvare lo statuto e non i vecchi organi collegiali. Questa norma a nostro avviso, da senso e forza all’idea che si possa realizzare una vera e propria nuova fase costituente della scuola democratica, capace di promuovere nella fase di elaborazione dello statuto una partecipazione diffusa, attiva e creativa. Non si tratta dunque di un passaggio burocratico o autoreferenziale o aziendalistico o, peggio, di apertura a una sorta di privatizzazione ma, al contrario, di un importante strumento non solo per la difesa ma per il rafforzamento e lo sviluppo della scuola pubblica.
In diversi articoli è richiamata la partecipazione dei genitori e degli studenti non solo attraverso la presenza negli organi di autogoverno ma anche con la promozione e la tutela di altre forme di partecipazione. In particolare l’art. 7 stabilisce che le istituzioni scolastiche debbano prevedere e garantire l’esercizio dei diritti di riunione, di associazione e di rappresentanza degli studenti e delle famiglie. Questa norma a nostro avviso non limita la partecipazione rispetto alle vecchie norme ma, semmai, consente di ampliarla sia nelle forme che nelle modalità attraverso l’elaborazione e la definizione degli statuti. Tuttavia, noi pensiamo che questo sia uno dei punti che richiedono un ascolto e confronto attento  con i genitori e gli studenti nel successivo passaggio parlamentare nell’altro ramo del Parlamento. Auspico, quindi, che il Senato realizzi le audizioni per promuovere un attento ascolto del mondo della scuola.
Voglio inoltre ricordare l’articolo sui nuclei di autovalutazione, sottolineo di autovalutazione, cioè una visione della valutazione non punitiva e burocratica ma un importante strumento di accompagnamento e di supporto per il perseguimento e il raggiungimento degli obiettivi formativi e per elevare la qualità della scuola. Mi è rimasto poco tempo per cui elenco solo altri temi come il patto educativo, la conferenza di rendicontazione, il consiglio nazionale delle autonomie scolastiche e le conferenze regionali. Infine, viene istituita una commissione tecnica con il compito di monitorare per due anni il processo attuativo della legge e riferire con una relazione al Parlamento. E’ uno strumento importante non solo per verificare lo stato di attuazione ma anche e soprattutto per fornire elementi per eventuali aggiustamenti e modifiche da apportare nel prossimo futuro.
Per concludere, voglio ringraziare tutte le parlamentari e i parlamentari del mio gruppo e, in particolare, le colleghe che hanno partecipato, nelle varie fasi, ai lavori del comitato ristretto Rosa Bruna De Pasquale, Letizia De Torre, Caterina Pes, Alessandra Siragusa, che prima ancora di essere deputate sono donne di scuola che vogliono bene e credono nella scuola pubblica e per questo motivo si sono impegnate più di altri e con molta convinzione e hanno voluto dare un contributo competente e appassionato. Ringrazio la collega Santolini e il relatore Barbieri con cui abbiamo condiviso in particolare gli emendamenti. Ringrazio il Governo nella persona del Sottosegretario Rossi Doria che ha seguito e contribuito ai nostri lavori. Ringrazio infine, ma non per ultima, la presidente Ghizzoni che ha accompagnato e condotto, in questi ultimi mesi, con grande equilibrio l’esame del provvedimento dando a tutti i gruppi tempo e spazio per sostenere le proprie proposte.
Per tutte queste ragioni annuncio, quindi, il voto favorevole del gruppo del Partito democratico a questo provvedimento.
On. Maria Coscia
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