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AreaDem per “Roma Democratica”. Contributo politico al Congresso del PD di Roma

AREADEM per  ‘ROMA DEMOCRATICA’

Contributo politico al Congresso del PD di Roma

AreaDem per  ‘Roma Democratica”. Contributo politico al Congresso del PD di Roma


L’Italia è ad un punto di svolta: la crisi politica del centrodestra impone di preparare presto e bene un’alternativa di governo capace di ridare futuro e speranza al nostro Paese, per scongiurare il rischio di un drammatico declino sociale ed economico e l’acuirsi di una crisi della democrazia italiana e delle sue istituzioni.

Questa è la nostra priorità: mettere il sistema democratico a riparo da colpi di mano, offrire agli italiani un progetto credibile e coraggioso di cambiamento e una classe dirigente rinnovata e autorevole in grado di realizzarlo.

Emerge infatti ormai in modo evidente l’incapacità del governo Berlusconi di dare risposte concrete alla crisi economica, ai problemi che ha posto, alle disuguaglianze sociali che ha acuito.

Volge al termine una lunga stagione politica, che ha visto il disvelarsi di una grande illusione politica e mediatica: quella di una destra che oltre 15 anni fa promise al Paese una rivoluzione liberale, una epocale modernizzazione che l’Italia ha atteso invano fino ad oggi.

Il cuore della proposta della destra è stato invece il populismo, la privatizzazione della sfera pubblica, con un uso spregiudicato delle leve del potere ad ogni livello di governo, con un’opera continua di destabilizzazione dell’assetto costituzionale, umiliando le prerogative del Parlamento, mettendo in discussione l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura, concentrando nelle mani di pochi un enorme potere politico e mediatico.

Il fallimento di questo lungo ciclo della destra populista italiana è nei fatti.

Una crescita economica da 10 anni al di sotto della media europea, una crescente precarietà del lavoro che è diventata precarietà di vita per le giovani generazioni, bassi livelli di retribuzione e alta pressione fiscale sul lavoro e sull’impresa, impossibilità di spostare parte del carico fiscale sulla rendita e sui patrimoni, incapacità di scelte strategiche sull’innovazione tecnologica, sulla ricerca scientifica, nella totale assenza di una rinnovata missione nazionale, da costruire intorno a nuove politiche industriali, infrastrutturali e di sviluppo sostenibile.

L’Italia ha bisogno di ritrovare fiducia in sé e in un progetto di futuro che rimetta al centro il merito, l’innovazione, la responsabilità, il senso di comunità, l’interesse generale.

Per aprire una nuova stagione di riforme e di cambiamento per il Paese, dobbiamo innanzitutto fare ogni cosa per accelerare la fine del ciclo berlusconiano, pronti a fronteggiare i colpi di coda di una destra che, pur di non perdere la presa sul potere, è determinata a trascinare l’Italia in un furibondo scontro istituzionale, che può travolgere tutto l’intero assetto costituzionale.

Di fronte a questa vera e propria emergenza democratica, avvertiamo l’importanza e l’urgenza di avere in campo un Partito Democratico unito, forte delle sue ragioni, capace di prendere l’iniziativa politica (e non soltanto di subirla), per evitare ogni deriva populista e per riscrivere insieme le regole democratiche, riconsegnando ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento e mettendo al riparo le istituzioni da possibili colpi di mano.

Per questo, abbiamo deciso di dare al Paese un segnale di unità intorno al nostro Segretario nazionale, non per cancellare la pluralità di idee che vive all’interno del PD, ma per rispondere con la massima forza e fermezza ad una offensiva della destra italiana che rischia di mettere in discussione le basi della nostra democrazia.

Il PD, forza di cambiamento e motore dell’alternativa per l’Italia

In questo scenario, avvertiamo l’urgenza di accelerare la costruzione dell’alternativa di governo, da preparare intorno alla centralità del PD e ad un coraggioso progetto di cambiamento per l’Italia, una forte proposta di riforme con cui tornare a parlare all’intera società italiana, e non solo ad una sua parte, superando la vecchia logica dei ceti sociali di riferimento.

Anche per questo, con la discussione fatta a Cortona, abbiamo voluto offrire al PD e al Segretario nazionale, un contributo positivo di idee sul partito, ma soprattutto sull’Italia.

Il PD è nato per cambiare l’Italia e vogliamo che resti fedele a questa sua ispirazione di forza del cambiamento e dell’innovazione, in grado di tenere insieme le energie più vive e dinamiche della società.

La centralità del PD e della sua proposta per il Paese per noi significa riaffermare la scelta di alleanze per il governo costruite sulla coerenza di un progetto condiviso e sulla credibilità della coalizione che si candida a realizzarlo, mantenendo saldo l’ancoraggio ad un sistema chiaramente bipolare.

Il PD è nato con le primarie, col protagonismo diretto di iscritti ed elettori che, a milioni, hanno discusso di politica e scelto a chi affidare la guida del partito.

Per noi, resta ferma questa idea di partito aperto ai cittadini, fondato su una partecipazione democratica e popolare dal basso, collegato ai territori, alle forze vive della società, in dialogo con le forze sociali, del lavoro, col mondo dell’associazionismo e della cultura.

Abbiamo inoltre scelto di essere coerenti con l’impegno assunto alle primarie: all’epoca dichiarammo che dal giorno dopo la fine del Congresso avremmo sostenuto lealmente il Segretario eletto, chiunque fosse stato, dando forza e unità al PD, senza rinunciare mai, allo stesso tempo, a far valere le nostre ragioni, le nostre idee, le nostre proposte.

Questo abbiamo fatto fino ad oggi, questo continueremo a fare nei prossimi mesi, incalzando il gruppo dirigente e il Segretario nazionale a fare di più e meglio, ad accelerare la costruzione di una proposta di governo intorno ad un ambizioso progetto di cambiamento dell’Italia, tanto più nel pieno di una crisi politica nazionale che impone di rendere visibile presto e bene un’alternativa democratica possibile.

C’è bisogno, allora, di un cambio di passo nel PD, a tutti i livelli.

Un cambio di passo nella proposta politica da presentare agli italiani, con alcune, poche, chiare idee forza, scelte essenziali su cui costruire un’alternativa di governo.

Un cambio di passo organizzativo, con cui si acceleri la costruzione e il radicamento del PD in tutto il Paese, valorizzando di più il lavoro e il contributo di idee dei nostri iscritti, superando logiche correntizie, aprendoci di più di quanto fatto finora alla partecipazione dei milioni di elettori che hanno partecipato alle primarie (e ai quali, in molte realtà territoriali, non abbiamo più parlato da allora), ricostruendo un dialogo strutturato con forze vive della società, del mondo del lavoro e dell’impresa, con il mondo dell’associazionismo laico e cattolico.

Roma, città aperta, solidale, moderna: ricostruire un progetto per la Capitale

A Roma è mancata una seria riflessione sulle ragioni di una sconfitta politica che ha posto fine ad un lungo ciclo riformista di governo durato per 15 anni, un dibattito pubblico che doveva aprirsi nel 2008 con un coinvolgimento largo degli iscritti e degli elettori del PD, con un dialogo costruttivo con le forze sociali ed economiche romane più vitali.

Non aver voluto aprire con coraggio e spirito critico all’indomani della sconfitta quella discussione fu un errore e non ha aiutato, in questi due anni e mezzo, a fare i conti fino in fondo con i limiti e le scelte incompiute di quella stagione di governo, facendo allo stesso tempo tesoro delle tante cose buone che quell’esperienza ci ha consegnato e che, se non ricollocate in una nuova visione del futuro di Roma, rischiano di andare smarrite.

Soprattutto non ha consentito di voltare definitivamente pagina, di guardare avanti, di confrontarsi con una città che, da allora, è ulteriormente mutata nella sua composizione economico-sociale, nella sua conformazione urbana, nelle sue aspettative, nei suoi problemi.

Oggi è urgente confrontarsi con la Roma di Alemanno, una città governata dalla destra senza una visione per il suo futuro, senza una classe dirigente all’altezza del compito.

Roma è diventata una città meno sicura, meno solidale, meno inclusiva.

Si sta perdendo il senso di appartenenza ad una comunità, la condivisione di uno spirito civico che aveva invece così fortemente caratterizzato l’esperienza del centrosinistra romano.

Sono tanti, troppi, i segnali e gli episodi di cronaca che testimoniano di un inaridimento delle relazioni sociali, il prevalere di egoismi, intolleranza, ostilità verso le differenze, verso le povertà.

La destra sta smantellando la rete di protezione e di coesione sociale, pubblica e non, che ha tenuto insieme per anni una comunità complessa e plurale come quella romana.

Roma è anche una città sempre più disordinata, senza regole, caotica e sporca.

E’ il segno di una pessima qualità del governo della macchina comunale e del sistema delle aziende municipalizzate, che sono allo sbando, senza una missione istituzionale chiara, spesso oggetto solo di un’occupazione politica sfacciata, dove viene annullata ogni logica di competenza, di merito, con episodi sconcertanti di conflitto di interessi, di cumulo di cariche, di consulenze a pioggia, di incapacità gestionale.

Roma è una città sempre meno internazionale, che vaga senza una metà chiara in cerca di una sua nuova vocazione per il futuro.

I progetti strategici su cui lavora la destra appaiono spesso operazioni mediatiche che coprono intese e compromessi di ben più corto respiro, operazioni di speculazione edilizia con cui blandire una classe dirigente dell’impresa e del commercio, a cui non si è stati in grado di offrire un progetto credibile ed organico per Roma.

Roma merita di più.

Bisogna immaginare un nuovo patto per Roma, una proposta di modernizzazione e innovazione urbana, economica, sociale e istituzionale da proporre alle forze migliori della società romana.

Noi vogliamo Roma città aperta e inclusiva e questo può accadere soltanto se ognuno si sente cittadino partecipe di una comunità e responsabile del suo funzionamento.

Chi governa una grande comunità come Roma, non può farlo al di sopra e al di fuori della comunità, ma immerso in essa, coinvolgendo ogni cittadino.

Dobbiamo tornare a rivolgere attenzione e sostegno alle famiglie, ricostruire un dialogo e un lavoro comune con le tante realtà associative laiche e cattoliche esistenti sul territorio romano, assicurando una rinnovata attenzione all’identità storica della città, al suo ruolo di capitale del Cristianesimo, alla sua crescente identità multietnica e di pluralismo religioso che la sta trasformando.

Vogliamo costruire, quindi, un patto per Roma che si fondi su:

-         un nuovo modello di crescita economica e urbana, che si fondi sullo sviluppo sostenibile e che impegni ad una progressiva riconversione del sistema produttivo romano dall’edilizia intensiva ai settori dell’innovazione tecnologica, ricucendo il tessuto urbano con grandi interventi di riqualificazione e recupero urbano

-         un nuovo assetto istituzionale, che risponda alla sfida di Roma Capitale con la scelta della costituzione dell’Area Metropolitana e con la trasformazione dei Municipi in Comuni metropolitani

-         un nuovo welfare municipale, capace di dare risposte ad una città sempre più multietnica e multiculturale, in cui sono cambiati i bisogni e le esigenze delle famiglie romane, e in cui i servizi e gli strumenti di protezione e promozione sociale vanno ripensati, aprendosi anche ad una collaborazione più strutturata tra istituzioni e forze sociali

Per fare questo, è urgente innanzitutto portare la sfida alla destra in Campidoglio.

La qualità dell’opposizione in Consiglio Comunale, nei Municipi in cui non governiamo e in genere nella città va migliorata, occorre un chiaro cambio di passo, alzando il livello dell’iniziativa politica del PD e del centrosinistra, con nettezza di posizioni e ricchezza di proposte alternative, con un dialogo aperto e costante coi cittadini romani.

E poi, all’indomani del Congresso romano del PD, va avviato un lavoro serio e strutturato per costruire una proposta politica organica per il futuro della città, da preparare con un percorso aperto e partecipato di discussione e confronto pubblico con le forze sociali ed economiche della Capitale, da concludersi con una Conferenza programmatica cittadina del PD di Roma.

Ricostruire il PD a Roma

Abbiamo bisogno di un Partito Democratico radicato nella città, popolare, presente in ogni quartiere, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università.

Negli ultimi mesi, molto è stato fatto dal nuovo Coordinatore cittadino del Partito per rilanciare sul piano politico ed organizzativo la presenza del PD a Roma.

E’ quella la strada giusta, su cui insistere con ancora maggiore impegno e coraggio.

Un partito che torni a mettersi in ascolto e al servizio dei cittadini, che si faccia strumento utile di partecipazione democratica, in grado di tenere insieme in un progetto di città i bisogni e le attese dei romani con le nostre proposte politiche e programmatiche.

Per questo è importante ridare centralità ai circoli, che rappresentano il primo punto di incontro del PD con la città e con i romani.

Va dunque ricostruita e rafforzata in modo capillare la rete dei nostri circoli presenti sul territorio e nel mondo del lavoro, dei luoghi aperti alla partecipazione non solo degli iscritti, ma dei cittadini, dove i romani possano naturalmente ritrovarsi per confrontarsi sulla politica, per dialogare con i nostri rappresentanti istituzionali e i nostri amministratori, per dare contributi di idee e di partecipazione, liberi da ogni vincolo di appartenenza o condizionamento correntizio.

Un partito che faccia del tesseramento uno strumento sano e utile al radicamento nella città, costruito con un’anagrafe romana degli iscritti trasparente e certificata, scongiurando degenerazioni e gestioni poco limpide.

Un partito che selezioni il gruppo dirigente con meccanismi di partecipazione democratica, premiando il merito, le competenze e il rinnovamento.

E’ tempo di rendere protagonisti di questa nuova stagione i tanti giovani già da tempo impegnati nei territori, nei circoli, nelle istituzioni locali.

Una nuova generazione va chiamata alle responsabilità di prima linea, sperimentandoli nella battaglia politica cittadina, premiando il lavoro e le capacità politiche e amministrative, con percorsi di crescita seri, non improvvisati, ma coraggiosi, dentro uno spirito di servizio e di impegno collettivo.

Un partito che guardi al pluralismo di genere come ad una ricchezza da valorizzare, come ad un tratto costitutivo del progetto plurale e aperto del Partito Democratico.

In questo senso, il protagonismo delle donne è la condizione essenziale per avere una società più giusta, dinamica e moderna.

Il PD, anche a Roma, deve ritrovare il coraggio di investire sulle donne come forza di cambiamento della società.

Un partito in cui esista la rigorosa applicazione dei criteri d’incompatibilità e di rispetto del numero dei mandati, per favorire l’assunzione di responsabilità più ampia possibile.

Un partito che investa sulla formazione politica e amministrativa dei suoi iscritti e del suo gruppo dirigente romano.

Un partito che sviluppi il suo lavoro non solo su base territoriale, ma anche su base tematica, rilanciando l’attività di forum tematici a livello cittadino, chiamando a raccolta le competenze e le risorse più vitali presenti al nostro interno, ma anche nella società romana.

Infine, un PD di Roma capace di ricostruire l’autorevolezza e l’unità di un gruppo dirigente cittadino, di una squadra larga, in cui ognuno nel suo ruolo si senta protagonista, nel rispetto del pluralismo politico e culturale e nella condivisione di un progetto comune per il futuro di Roma.

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Hanno sottoscritto il documento:

Paolo Acunzo

Maria Teresa Altorio

Piero Ambrosi

Bruno Astorre

Paolo Bianchini

Manuela Campanella

Lesile Capone

Claudio Carassiti

Silvia Costa

Alessandra Dardes

Giancarlo D’Alessandro

Roberto Di Giovan Paolo

Luciano Dipietrantonio

Alfredo Ferrari

Francesco Saverio Garofani

Valentina Grippo

Daniele Leodori

Aurelio Lo Fazio

Giuseppe Lobefaro

Carlo Lucherini

Chiara Mastrantonio

Fabio Melilli

Federica Mogherini

Claudio Moscardelli

Giuseppe Parroncini

Giorgio Pasetto

Daniela Pasquali

Donatina Persichetti

Enrico Petrocelli

Fausto Recchia

David Sassoli

Sergio Scalia

Daniela Valentini

Luigi Zanda

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