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Apprendistato a 15 anni, così si penalizzano i giovani italiani

“La proposta di utilizzare lo strumento dell’apprendistato nell’ultimo anno dell’obbligo di istruzione non tiene conto di quanto si sta facendo da anni per i ragazzi dai 14-15 anni ai 18 attraverso i corsi di istruzione e formazione volti a garantire i necessari standard di conoscenze e competenze tali da poter essere configurati come assolvimento dell’obbligo di istruzione”. Questo il commento dell’europarlamentare del PD Silvia Costa, fino al luglio scorso assessore all’Istruzione, Diritto allo studio e Formazione della Regione Lazio, alla notizia del via libera della Commissione Lavoro della Camera all’emendamento al Ddl Lavoro collegato alla Finanziaria che consente di assolvere l’ultimo anno di obbligo scolastico anche in percorsi di apprendistato.

“Ad oggi – aggiunge Silvia Costa – circa 100 mila ragazzi sotto i 16 anni hanno potuto avvalersi di questi percorsi collegati anche con le imprese. Nel Lazio questa esperienza ha coinvolto quasi 10 mila ragazzi che avevano abbandonato la scuola o che erano a rischio di dispersione scolastica, che hanno potuto così ottenere o una qualifica professionale triennale o rientrare a scuola per conseguire il diploma. Questo sistema è regolato da un accordo Stato-Regioni, monitorato dall’Isfol, che ha visto, col Governo Berlusconi, diminuire fortemente i fondi statali e aumentare considerevolmente quelli regionali o europei. Viene il dubbio – dice ancora la parlamentare – che l’abbassamento dell’età dell’apprendistato a 15 anni, che contraddice la garanzia dell’obbligo di istruzione a 16 introdotta dal Governo Prodi, sia soprattutto un modo per coprire la riduzione dei fondi Ministero della Pubblica Istruzione ai percorsi triennali integrati, riducendo l’impegno dello Stato all’innalzamento dei livelli di istuzione dei ragazzi italiani in confronto ai coetanei europei rendendoli così meno competitivi sul mercato del lavoro”.

“La proposta non tiene conto del fallimento di quanto già previsto dalla legge introdotta anni fa dal Governo Berlusconi sull’apprendistato per il diritto-dovere di formazione che aveva abolito ogni vincolo di formazione esterna all’impresa contrariamente a quanto avviene in tutti i Paesi europei dove gli apprendisti frequentano comunque le scuole per un congruo numero di ore”, conclude Silvia Costa.

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