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Anno europeo del patrimonio culturale: primi bilanci guardando al futuro

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In Commissione cultura del Parlamento europeo si fa il punto a quasi sei mesi dall’inizio dell’iniziativa. L’obiettivo è un programma d’azione europeo che non si esaurisca con il 2018

Sono passati poco meno di sei mesi dall’inizio dell’Anno europeo del patrimonio culturale e arrivano i primi bilanci. L’occasione per fare il punto sull’iniziativa, a quasi metà strada dal traguardo, è stata la riunione della Commissione cultura del Parlamento europeo: “E’ la prima occasione per presentare una relazione su quest’Anno – sottolinea Michel Magnier, direttore Cultura e Creatività della DG Istruzione e Cultura della Commissione Ue – e posso dire che siamo in linea con gli obiettivi dell’Anno avviato lo scorso dicembre a Milano. I meccanismi di gestione e di finanziamento sono ben funzionanti”. Magnier ricorda l’impegno dei coordinatori nazionali – per l’Italia è Giuliana De Francesco – e sottolinea il carattere internazionale dell’iniziativa (“A Year of Cultural Celebrations in Europe” è il titolo di un articolo apparso qualche settimana fa sul New York Times). Un Anno europeo che supera i confini europei, quindi, e che porta con sé un messaggio preciso: “E’ importante non lasciare senza seguito questa iniziativa – dice Magnier – perché il rischio è che l’interesse cada alla fine dell’anno e che ci si limiti in seguito alla preparazione di qualche relazione. Abbiamo invece proposto un programma d’azione europeo per il patrimonio culturale in linea con l’approccio integrato sviluppato dalle nostre istituzioni”.

Non far esaurire l’energia dell’Anno con il 2018, insomma, ma andare oltre proponendo che “tutte le politiche e le azioni realizzate siano allineate per tutelare e preservare il nostro patrimonio. Il commissario Tibor Navracsics ha avuto questa idea e sarà ripresa nel nuovo programma per la cultura che la Commissione adotterà prossimamente – prosegue Magnier -. Questo avrà un impatto sulle proposte che la Commissione prepara per il prossimo periodo finanziario e speriamo di contare sul sostegno del Parlamento europeo per i programmi a medio e lungo termine, affinché l’enorme investimento di quest’anno possa portare i suoi effetti”.

OBIETTIVO OTTOMILA MANIFESTAZIONI

Con l’intervento di Catherine Magnant, coordinatrice europea dell’Anno, si passa invece ai numeri che caratterizzano l’evento: fino ad ora “a livello europeo ci sono stati circa un centinaio di eventi. Possiamo contare su circa 2300 manifestazioni che hanno il ‘marchio’ dell’Anno coinvolgendo circa un milione di cittadini”. Proiettando queste cifre su tutto il 2018 “potremmo arrivare, se teniamo questo ritmo, a più di 8000 manifestazioni entro l’anno – rileva Magnant -. A Bruxelles c’è una conferenza quasi ogni mese e altre manifestazioni sono previste a giugno quando parteciperemo per esempio all’evento organizzato dal Parlamento europeo a Strasburgo per i giovani”. Altro tassello importante è la campagna di comunicazione con “un video in 24 lingue, la lettera informativa mensile con più di 7000 abbonati, l’hasthag EuropeForCulture e il ‘marchio’ dell’Anno che, ad aprile, è stato ‘affisso’ su più di 300 iniziative”. Ci sono poi “dieci iniziative europee che rappresentano la colonna vertebrale del nostro investimento per l’Anno che si concentrano intorno a quattro pilastri: impegno, sostenibilità, protezione e innovazione”. Dalle azioni sul patrimonio alle iniziative per le scuole fino ad arrivare alla nuova agenda per la cultura che sarà adottata a fine maggio. “Stiamo costruendo quella che sarà l’eredità dell’anno, quello che resterà dopo il 2018”, conclude Magnant.

GOVERNANCE E FONDI STRUTTURALI

Uno dei punti di forza dell’Anno è stato costruire un sistema di governance. “E’ stata una gestione partecipata – sottolinea l’europarlamentare Silvia Costa –. Si è creata una governance che funziona e spero che nell’agenda e nel piano di azione, che fortemente riteniamo importante come legacy dell’Anno, ci sia anche uno spazio per il mantenimento di questa governance a vari livelli, dagli stakeholder alle DG coinvolte”. Rispetto poi al “rapporto con le altre DG nel momento in cui si stanno facendo i programmi pluriennali”, Costa chiede “se si è riusciti a fare di questa esperienza un oggetto di lavoro congiunto con gli altri programmi 2021-2027 e, in particolare, cosa c’è di nuovo sul fronte delle politiche di coesione rispetto alla presenza dell’azione sul patrimonio culturale”. Si tratta, secondo l’europarlamentare, di un “tema importantissimo: in Europa Creativa solo il 16 per cento delle azioni è andato sul patrimonio e il resto va sulle attività”. Sui fondi strutturali, quindi, c’è un dialogo per il futuro? “Tra il 2014 e 2020 sei miliardi di euro sono stati dedicati al patrimonio nei fondi strutturali europei – risponde Magnier -. Speriamo che nel prossimo periodo di programmazione finanziaria l’importo aumenti”. Per quanto riguarda la governance, “vogliamo mantenerla dopo il 2018 – afferma Magnier – perché funziona benissimo. Vogliamo continuare a lavorare con gli altri settori in modo efficace e costruttivo come abbiamo fatto dall’inizio dell’anno”.

Due gli appuntamenti importanti da mettere in agenda. Il primo è il 26 giugno al Parlamento europeo di Bruxelles con la conferenza di alto livello per l’Anno europeo del patrimonio culturale. Nel secondo semestre dell’anno, poi, la commissione Cultura del Parlamento europeo organizzerà una grande manifestazione insieme ai rappresentanti delle commissioni Cultura dei Parlamenti nazionali: due giorni a Bruxelles per fare in modo che l’iniziativa abbia un seguito.

(@AgCult)

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