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A Venezia il cinema degli “Altri”, un’occasione per discutere sul tema del mercato della cultura

Ecco l’articolo pubblicato dall’appzine italiana “L’Indro” sulla Mostra internazionale del Cinema di Venezia ed in particolare sulla XVII Conferenza Euromediterranea sul cinema, inclusa nell’articolato programma della kermesse veneta, alla quale parteciperà tra gli altri l’europarlamentare Silvia Costa. L’articolo, firmato da Valentina Mallamaci, contiene una lunga  intervista all’eurodeputata che anticipa i temi dell’importante appuntamento in programma nella città lagunare il 9 settembre 2011 dalle 9.30 alle13.


È giunto il giorno del “grande sbarco” a Venezia: dal 31 agosto al 10 settembre il Lido ospiterà la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica giunta all’edizione numero 68. In programma le pellicole di registi internazionali del calibro di David Cronenberg, Roman Polanski, Steven Soderbergh, Tomas Alfredson ma anche di George Clooney, Al Pacino e Madonna.

Le speranze italiane sono concentrate su 3 pellicole: Terraferma di Emanuele Crialese,Quando la notte di Cristina Comencini e L’ultimo terrestre dell’esordiente Gian AlfonsoPacinotti. I film in concorso spaziano su argomenti molto diversi tra loro: dalle riletture cinematografiche di grandi testi come il Faust di Aleksandr Sokurov (tra i più accreditati per la vittoria del Leone d’Oro) e Wuthering Heights di Andrea Arnold, a pellicole che affrontano il tema delle esperienze che modificano le nostre esistenze come Shame di Steve McQueen, o che cercano di approcciarsi alla realtà e all’attualità attraverso punti di vista ’interni’ come il film d’apertura The Ides of March di George Clooney, L’ultimo terrestre di Gian AlfonsoPacinotti, e Terraferma di Emanuele Crialese.

 

La giuria, presieduta da Darren Aronofski, regista che lo scorso anno ha aperto la Mostra di Venezia con Il cigno nero, dovrà valutare le pellicole in gara per decidere a chi sarà aggiudicato il Leone d’Oro. Per il cinema italiano si auspica un risultato migliore rispetto a quello del 2010 – visto che nessun film in gara aveva ricevuto il tanto atteso premio – ma anche rispetto al Festival di Cannes, dove film come This must be the place di Paolo Sorrentino e Habemus Papam di Nanni Moretti, pur con il plauso del pubblico e dei media, sono tornati a casa a mani vuote.


Ma all’interno della manifestazione c’è anche spazio e tempo per discutere di temi più generali, che riguardano la cultura cinematografica e non, e la sua diffusione nel bacino del Mediterraneo, oggi più che mai interessato da forti ondate di cambiamento politico, sociale e culturale. Questi temi sono infatti al centro della XVII Conferenza Euromediterranea sul cinema organizzata dall’Osservatorio per la Comunicazione Culturale e Audiovisiva nel Mediterraneo e nel Mondo (OCCAM), dal Parlamento Europeo e dalla Commissione Europea in collaborazione con la Mostra del Cinema di Venezia che ospita annualmente la Conferenza. Il titolo di quest’anno è: ’Cinema, Social and New Media for a New Mediterranean Citizenship’. L’intento dell’incontro è di parlare dei meccanismi del mercato della cultura all’interno dell’area Euromediterranea, molto cambiati con l’avvento dei nuovi media, di internet e dei social network, e di trovare strategie concrete per rafforzare la circolazione dei film e il sistema di distribuzione che, secondo gli organizzatori, può influenzare non soltanto l’area del Mediterraneo ma anche il mercato mondiale. Per capire meglio di che cosa si tratta, ecco le parole di Silvia Costa, Parlamentare Europea nella Commissione Cultura ed Educazione, che parteciperà alla Conferenza.

Come è cambiato il mercato della cultura nell’area Euromediterranea, tenendo conto dell’influenza che hanno avuto internet, i nuovi media e i social network?

Io credo che negli ultimi 20-25 anni ci sia stata in Europa e in Italia, che su questo aveva delle esperienze molto interessanti ma abbastanza di nicchia, una trasformazione straordinaria dal punto di vista dell’apertura del mercato europeo alla conoscenza e ai rapporti con i paesi “terzi”, come ad esempio quelli del Maghreb. Ma penso anche alla nuova filmografia che ci ha rivelato più di quanto non ci abbiano rivelato le relazioni diplomatiche o l’informazione in generale, e cioè all’Iran, alla Cina, all’India. Io questa esperienza l’ho avuta personalmente al Festival del Cinema di Locarno, che ha avuto un ruolo di anticipatore sul tema della curiosità intellettuale verso i paesi ’terzi’, e devo dire che mi ha molto sensibilizzata su come da questi paesi possano venire forme di creatività, di linguaggio e anche di audacia sui contenuti, che spesso trattano di coraggio civile. Fino a qualche anno fa questo tipo di filmografia era relegata ai margini, o comunque ad un pubblico di nicchia, mentre oggi si è guadagnata la ’prima classe’, e si confronta con il resto della filmografia alla pari. In questo quadro di maggiore scambio paritetico, sono state protagoniste queste nuove forme di comunicazione orizzontale, e anche le nuove forme di produzione e distribuzione che saltano alcuni passaggi e alcune strettoie. Considerando poi la situazione contingente, la cosiddetta “primavera araba”, con le sue luci e le sue ombre, se non gettiamo dei ponti ora con queste nuove generazioni anche di intellettuali l’Europa rischia di perdere ancora una volta un’occasione.

A proposito di ’primavera araba’, questa fase di cambiamento politico e sociale può rappresentare un’occasione per rilanciare il mercato della cultura, anche attraverso il cinema? Può essere anche il momento per trovare le “strategie d’azione per rafforzare il senso di cittadinanza”?

Io sono sicura che la cultura, le cooproduzioni, e dei circuiti, diciamo così, euroafricani, potrebbero veramente giocare un ruolo importantissimo sul quale investire di più. Se l’Europa investisse in modo più preciso in questo ambito, assumendo la cultura come uno dei vettori fondamentali, potrebbe svolgere una doppia operazione, culturale e politica veramente importante. Un’idea che si sta sviluppando, anche con l’aiuto della Commissione Europea, è di procedere a creare delle partnership con le televisioni di questi paesi. All’interno del programma sulla mobilità europea per la formazione e per il lavoro, inoltre, l’intento è di aumentare i fondi, per ciò che riguarda Erasmus Mundus e tutti i progetti di cooperazione professionale che facilitano l’ingresso nel mondo del lavoro e gli scambi culturali. La cultura può avere veramente un ruolo di anticipatore e di facilitatore nei rapporti politici e diplomatici.

Secondo Lei, un film come quello di Emanuele Crialese, Terraferma, nel quale si affronta un tema d’attualità molto forte, come gli sbarchi di profughi a Lampedusa, può essere promotore di un messaggio di ’cittadinanza comune’?

Sono molto contenta che un regista sensibile e, secondo me, originale e ’autonomo’ come Crialese abbia voluto offrirci lo sguardo dell’Altro, proprio in un momento in cui l’Altro viene percepito come un nemico, un potenziale concorrente, o comunque qualcuno da cui guardarsi. Non abbiamo più l’empatia, non riusciamo più a metterci nei panni dell’Altro, pur essendo un Paese di emigranti. Questa dimenticanza è tragica, perciò mi fa molto piacere che un uomo del Sud abbia deciso di farsi carico di questa sofferenza umana e spero di trovare nel film che vedrò a Venezia, anche la componente di solidarietà e accoglienza che molte semplici persone hanno dimostrato.

 

L’articolo è stato pubblicato su lindro.it

 

Per saperne di più sulla XVII Conferenza Euromediterranea sul cinema consulta anche:

www.comune.venezia.it

www.europarl.it

www.occam.org

 

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