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8 marzo: donne italiane e straniere, un fiore per i diritti

Il colore della mimosa che campeggiava davanti al Milite Ignoto era più luminoso perché era davvero il fiore di tutte e l’Altare della Patria è diventato più umano perché luogo dell’incontro e dell’amicizia tra storie e culture diverse. Quello di ieri non è stato un solo gesto simbolico ma l’inizio di un percorso e di un cammino di scambio e di riconoscimento tra italiane ed immigrate.

“Quanto sarei felic e di poter dire in un luogo solenne che amo l’Italia”. E’da questa affermazione che tante volte ho ascoltato dalle amiche “nuove italiane” che è nata l’idea di compiere un gesto simbolico di cittadinanza, di onore per l’Italia, di alleanza fra italiane e di immigrate. Ieri, 8 marzo, giornata di festa e di lotta delle donne, siamo andate a deporre una corona di mimosa e di alloro sull’Altare della Patria, davanti al Sacello del Milite Ignoto, simbolo della nostra Repubblica. Quaranta donne autorevoli, per ciò che fanno nella loro vita, per ciò che hanno dato al loro paese d’origine, per ciò che fanno in Italia e che insieme rappresentavano tutti i continenti del mondo, hanno accettato l’invito della Fondazione Nilde Iotti ed insieme con le volontarie della fondazione medesima, sono salite sui gradini dell’altare della Patria per deporre una corona di mimosa ed alloro. Hanno accompagnato questo gesto con pensiero e riflessioni che potrete leggere sul sito della Fondazione medesima (www.fondazionenildeiotti.it). E’ stata una grande emozione sentire la gioia delle nostre amiche perché accolte ed amate nel luogo più sacro delle nostre istituzioni . Il colore della mimosa che campeggiava davanti al Milite Ignoto era più luminoso perché era davvero il fiore di tutte e l’Altare della Patria è diventato più umano perché luogo dell’incontro e dell’amicizia tra storie e culture diverse. Quello di ieri non è stato un solo gesto simbolico ma l’inizio di un percorso e di un cammino di scambio e di riconoscimento tra italiane ed immigrate. Non basta più soltanto aiutarci a gestire la reciproca emancipazione all’interno delle nostre vite, non possiamo più essere solo le tessitrici invisibili della convivenza. Italiane e “nuove italiane” devono irrompere sulla scena pubblica e diventare le costruttrici autorevoli della nostra convivenza civile. Abbiamo una risorsa in più per fare questo che è l’alfabeto dei sentimenti. E’ un alfabeto universale che si fa capire da tutti attraverso i gesti della vita quotidiana ed è proprio nella quotidianità della vita che le donne costruiscono la mescolanza delle culture e delle civiltà.

 

Le donne solo leader di una filiera della convivenza basti pensare alle badanti, alle insegnanti, alla cura dei figli, alla capacità di costruire momenti di festa nei quartieri e nelle loro comunità attraverso le tante associazioni femminili. Quest’azione quotidiana per la convivenza deve uscire dall’invisibilità deve diventare forza politica e simbolica. Dobbiamo costruire un patto, un’alleanza, tra italiane e “nuove italiane” per un’Italia migliore. Un’alleanza attorno ad obiettivi concreti e condivisi: la dignità del lavoro, un welfare che garantisca la sicurezza a tutte le persone, una scuola inclusiva ed interculturale che non lasci indietro nessuno; una democrazia più forte che dia la possibilità per i figli di immigrati che nascono in Italia di essere riconosciuti come cittadini italiani e preveda il diritto di voto a livello locale per gli immigrati da cinque anni residenti nel nostro Paese; promuova il diritto alla libertà religiosa così come previsto dall’articolo 19 della nostra Costituzione; un patto, un’alleanza tra italiane e “nuove italiane” per costruire un’Italia più umana, per promuovere la cittadinanza europea e proseguire la battaglia per i diritti umani sul piano mondiale.

Livia Turco

Articolo pubblicato da L’Unità il 9 marzo 2012

Foto PDNetwork

 


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