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8 marzo: Egitto, donne e uomini stuprati per fermare proteste in piazza Tahir

Sally Toma, Sarah Sirgany, Silvia Costa e Sihem BensedrineDonne violentate sistematicamente in piazza Tahrir da gruppi organizzati per terrorizzare le altre, tenendo così lontana la metà dei manifestanti potenziali. Ma anche uomini picchiati e stuprati, non in luoghi pubblici ma nelle caserme di militari e polizia, ed i cui casi sono anche più numerosi di quelli che vedono vittime le donne. È la denuncia della psichiatra e attivista egiziana, Sally Toma, giunta a Roma per testimoniare della situazione femminile nel suo Paese a due anni dalla rivoluzione, in un convegno promosso per l’8 marzo dall’eurodeputata Silvia Costa PD/S&D).

A essere prese di mira nei luoghi caldi della protesta del Cairo sono sempre attiviste e manifestanti. Ed a colpirle sono civili. “Vengono inviati gruppi estremisti – dice – che fanno capo al movimento salafita o della Fratellanza. Gruppi di cinque-sei persone che molestano non per motivi di piacere, ma per il puro gusto di fare del male”. Spesso, prosegue la psichiatra, “raccontano di essersi ritrovate con coltelli puntati sulla vagina, altre di essere state prelevate, denudate e portate in giro per la città in macchina e sottoposte al pubblico ludibrio”. Un modo, rimarca, per liberarsi di metà dei manifestanti. “Donne, impaurite da quel che accade ad altre loro amiche o sconosciute che decidono così di ritirarsi da Tahrir”.

Ma le donne di Tahrir “sono toste”, sottolinea l’attivista, che racconta di aver contribuito a coordinare marce e raduni già prima del 25 gennaio. “Noi donne rimarremo”, assicura parlando con ANSAmed.

Di tipo nuovo invece la violenza che colpisce molti attivisti egiziani maschi: prelevati a forza nelle strade, trascinati nei posti di polizia o nelle basi militari e abusati sessualmente da uomini in divisa. È anche di loro che la giovane psichiatra si occupa, ormai quasi a tempo pieno e come parte del suo impegno di militante, per aiutarli a superare il trauma.

“Mi occupo di situazioni post-traumatiche. Ho sempre lavorato con le vittime di abusi sessuali e torture”. Tanti i giovani che si rivolgono a lei, dice, per raccontare la loro storia. “Non esistono dati ufficiali”, afferma, ma le violenze sono aumentate negli ultimi due mesi. Tanti i casi che non vengono alla luce perché le vittime preferiscono non accendere i riflettori su di sè. Ma calcola che vi siano stati un migliaio di casi nell’ultimo anno.

“Durante le sedute lavoro con i miei pazienti su come canalizzare la rabbia, la tristezza o la vergogna, cercando di ridurre il desiderio di vendetta”. Per reazioni alla violenza subita, spiega, molti ci ricascano: tornano in strada, partecipano agli scontri e subiscono nuove violenze. “È accaduto a molti dei miei pazienti. Ragazzi violentati due-tre volte di seguito. Vogliamo fermare questo circolo vizioso”.

Attualmente Sally Toma è direttrice del programma di educazione del Cairo Institute of Human Rights Studies, sostenuto dal United Nations Democracy Fund. Un progetto volto a rafforzare gli attivisti, insegnare loro come agire a livello politico e che prevede training per formare gruppi di pressione, a livello locale nelle città egiziane, al di fuori del Cairo.

“La rivoluzione va portata avanti in tutto il Paese, non soltanto a Tahrir. Formiamo tanti di loro e insegnamo come denunciare abusi e violazioni, contattare ong e organizzazioni umanitarie quali Human Rights Watch o Amnesty International. Abbiamo formato una grande rete di attivisti. Piccole cellule, dove tutti si sostengono e si conoscono”.

E intanto le donne in piazza non mollano. Come dimostra anche la manifestazione di oggi per l’8 marzo al Cairo, indetta – conclude Toma – proprio contro i Fratelli musulmani.

ATS – Agenzia Telegrafica Svizzera

 

 

 

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